
31/8/2010 – Dopo l’attentato dinamitardo al Procuratore Generale di Reggio Calabria Di Landro l’attenzione degli osservatori più attenti del fenomeno ‘ndrangheta in Calabria si è spostata, giustamente, sul versante dei “Santuari” intoccabili (nella foto un santuario vero, seppur caro alla ‘ndrangheta, quello della Madonna di Polsi), cioè la politica e i poteri forti. Si, perchè mentre le ultime grandi operazioni contro la ‘ndrangheta in Lombardia non hanno mancato di coinvolgere, seppur parzialmente, gli ambienti della politica e della pubblica amministrazione, in Calabria ed in particolare a Reggio questo non è accaduto. La stessa maxi-operazione “Il Crimine” in Calabria ha si colpito numerosi esponenti delle cosche, compreso il presunto “capocrimine” Domenico Oppedisano, sul cui reale peso comunque molti nutrono ancora dubbi, ma ha ignorato proprio l’area di contatto con la politica. Che l’attentato di Reggio sia un segnale in questa direzione? Un avvertimento ai magistrati più coraggiosi a lasciar perdere il filone politico-ndranghetista? Sono sempre più voci, anche autorevoli, a pensarlo. Per farvi un’idea vi consiglio la lettura dei post del mese di agosto sul blog “Guardie e Ladri” di Roberto Galullo, giornalista d’inchiesta del Sole 24 Ore da sempre attento osservatore dei fatti di ‘ndrangheta.


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