giovedì maggio 17th 2012

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La libertà di manifestare con violenza il dissenso

E’ triste constatare come il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero sia rimasto ormai una formula meramente scritta su un pezzo di carta (la Costituzione repubblicana). Tre giorni fa, il 30 agosto, il senatore del PDL Marcello Dell’Utri si trovava a Como in qualità di ospite della rassegna “Parolario” per commentare i diari di Mussolini, ma l’evento in questione non ha potuto nemmeno prendere avvio a causa dell’opposizione di un gruppo di manifestanti che, recando in mano le agende rosse di Paolo Borsellino, hanno bloccato di fatto l’incontro costringendo il senatore del PDL all’abbandono del palco.

L’episodio è solo uno dei tanti che purtroppo funestano il nostro Paese. Basterebbe navigare su youtube per rendersi conto che quanto ho appena affermato corrisponde al vero. Finché si tratta di un gruppo di persone che, pur organizzate, non siano rappresentanti di alcuna istituzione, la questione risulta gravissima (solo) sotto un profilo morale e tutt’al più giuridico. Se, invece, il leader di uno dei più consistenti partiti del panorama politico italiano – e quindi figura di spicco che, per il ruolo che riveste, sarebbe chiamata a dare l’esempio - rivendica pubblicamente l’azione dei dissidenti, invitando davanti alle telecamere i telespettatori «a zittire quelli come Dell’Utri in tutte le piazze d’Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera», la vicenda assume carattere politico e suona come un attentato istituzionalizzato al principio stesso della libertà d’espressione.

Ovviamente la “colpa” di dell’Utri è presto detta: essere stato condannato (in secondo grado) per “concorso esterno in associazione mafiosa” nonché – si può azzardare? – essere uno dei principali amici dell’attuale Capo del Governo. Secondo il leader dell’IDV questi “peccati” sono sufficienti per negare ad un essere umano il diritto di parola, specie se si tratta di eventi culturali. Non importa che Dell’Utri sia a capo di fondazioni culturali e che, nonostante le condanne per mafia, profonda il suo impegno a favore della cultura. L’importante, nella concezione politica del leader dell’IDV, è distruggere l’onorabilità dell’avversario, a scapito anche dei più elementari diritti proclamati in quel pezzo di carta che è la Costituzione.

Spiace accertare la conferma della pressoché assente concezione di democrazia, di rispetto e di libertà nel leader dell’IDV. Per fortuna che costui proviene dalla Magistratura, cioè da quel corpo che più di ogni altro dovrebbe annoverare al proprio interno persone in grado di insegnare qualcosa sulla Costituzione, sui diritti dell’uomo, sulle garanzie per il rispetto degli stessi. La gravità della vicenda consiste precisamente nel legame ormai inscindibile fra organizzazione del dissenso politico a livello di società (in)civile e giustificazione dello stesso a livello politico. Il nulla-osta concesso dal leader dell’IDV rappresenta un pericolosissimo incentivo a commettere azioni simili in altri contesti, legittimandole.

Ormai quello alla libera manifestazione del proprio pensiero è diventato un diritto a targhe alterne: sopprimibile se si tratta di colpire l’avversario politico, invocabile per se stessi qualora si tratti di manifestare anche con la violenza il proprio dissenso.

Alberto Gasparetto

FONTE: Come2discuss