Tra le classiche ciclistiche più importanti di inizio stagione, gli appassionati nostrani del pedale non possono che pensare alla Milano-Sanremo, meglio nota come la “classicissima di primavera” visto che si disputa, a partire dal 1937, il sabato più vicino al 19 marzo (allora festa di S.Giuseppe).
I PROTAGONISTI:
Nata nel 1907 su iniziativa del giornalista Tullio Morgagni de la Gazzetta dello Sport con la benedizione del direttore di allora Eugenio Costamagna, la Sanremo era stata pensata l’anno precedente come corsa riservata esclusivamente alle automobili. Visto il clamoroso fiasco dell’iniziativa però il futuro organizzatore del Giro d’Italia, Armando Cougnet, organizzò stavolta un percorso ciclistico di 281 km che fu inaugurato la mattina del 14 aprile 1907. Tra i 33 partecipanti che presero il via dall’Osteria della Conca Fallata di Milano, si impose il francese Lucien Mazen conosciuto come le Petit Breton (vista la sua bassa statura). Dopo la prima vittoria italiana grazie a Luigi Ganna nel 1909, la Sanremo entrò nella leggenda l’anno successivo grazie al clima particolarmente rigido che si abbattè sui 63 corridori iscritti. Basti pensare che il vincitore, il francese Cristophe fu costretto a chiedere rifugio in un casolare per la neve. Dopo essersi rifocillato riprese la bici e giunse a destinazione seguitò solo da altri 6 impavidi come lui. Dopo lo stop del 1916 a causa del primo conflitto mondiale ebbe inizio l’era di Costante Girardengo. “L’omino di Novi” vinse ben 6 volte la classica di primavera piazzandosi sul podio ininterrottamente dal 1917 al 1926. Fino al 1950 fu un arco di tempo glorioso per i colori italiani: basti pensare che nella città dei fiori transitarono per primi sempre nostri connazionali a parte il 1934 quando ad imporsi fu il belga Demuysere. Nel 1935, in una giornata da lupi, fece il suo esordio il celebre “Ginettaccio” Bartali il quale andò in fuga staccando i favoriti Olmo e Guerra sul capo Berta, non molto lontano dalla conclusione. Il direttore della Gazzetta di allora, Emilio Colombo, pur di non oscurare i campioni del regime fascista di allora, raggiunse in auto il ciclista toscano e con il pretesto di intervistarlo gli fece perdere volutamente la concentrazione e all’arrivo Bartali fu soltanto 4°. Ma l’appuntamento con la vittoria fu solo rimandato di un paio d’anni visto che nel 1939 fu proprio lo scalatore toscano a trionfare a Sanremo per la prima delle sue quattro affermazioni in carriera. Nel 1946 toccò a un altro protagonista di quegli anni: “il campionissimo Fausto Coppi” trionfare con le braccia al cielo, come fece nel 1948 e 1949.


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