Sonny Evangelista
CAMBOGIA. La sabbia dei fiumi locali diventa cemento per i grattacieli della città-Stato. Protestano le Ong preoccupate per l’impatto negativo sull’ambiente e sul turismo ecosostenibile.
Il rumore di sottofondo è insopportabile. Anche perché è ininterrotto: notte e giorno, turba il silenzio del fiume o sovrasta i delicati strepiti della natura. Le comunità indigene sono disperate: dalle colline della giungla spunta una flotta di imbarcazioni che, da ormai cinque mesi, dragano il fondali e prelevano sabbia. La accumulano su chiatte che fanno la spola fra l’interno della Cambogia e l’Oceano indiano. Dirette dove? Ai cantieri edili di Singapore. E così un idillio tropicale si trasforma improvvisamente in un incubo industriale.


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