Il caso che vede implicato il social network Facebook, per quanto concerne lo sfruttamento dei dati degli utenti, è sempre un tema caldo. Periodicamente, spuntano fuori prese di posizione da parte di esponenti del colosso di Palo Alto, che tentano di spiegare come non vi siano fini di marketing dietro un approccio che spesso e volentieri solleva perplessità, non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra gli stessi utenti.
L’ultimo ad esporsi, in ordine di tempo, è stato Arturo Bejar, Facebook Engineering Director, che, al quotidiano americano Today, ha spiegato il suo punto di vista: “Ufficialmente sono utili in termini di sicurezza dell’intero network, consentendo di identificare i falsi account da quelli veri, quindi è un bene per l’utente che ci siano tali guardiani a caccia di profili fittizi che spesso nascondono tentativi di phishing e di iniezione di virus nel sistema. Servono inoltre ad implementare le funzionalità del network e le sue proprietà di usabilità. Da escludere invece ogni ipotesi di utilizzo a fini di marketing e di profilazione pubblicitaria alle spalle di utenti ignari”.
Insomma, la difesa di Facebook è sempre più decisa, con il tema privacy che non sembra minare la serenità del brand.


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