giovedì febbraio 23rd 2012

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Pareggio di bilancio in Costituzione: la Camera approva

camera

Chapeau, tanto di cappello. Così, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda si è rivolto all’aula della Camera, dopo l’approvazione  quasi unanime (464 sì su 475) della riforma dell’articolo 81 che introdurrà la regola aurea del pareggio di bilancio nella nostra carta fondamentale al termine di un iter che  prevede ora il passaggio del disegno di legge in seconda lettura a Palazzo Madama. Rispetto al testo presentato dall’ex governo Berlusconi vengono aumentati i margini di ricorso  all’indebitamento per lo Stato,  purché non oltre il 3 per cento in rapporto al prodotto interno lordo nominale e purché sia previsto il relativo piano di rientro, da completare, salvo eventi straordinari che richiedono un passaggio parlamentare,  entro i tre anni successivi. Tutti i gruppi hanno sottolineato questo passaggio con un fragoroso applauso, segno di un nuovo clima parlamentare.

Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo, al fine di garantire la corretta disciplina di bilancio e attuare i principi previsti dall’ordinamento dell’Unione europea relativamente al raggiungimento e al mantenimento dell’equilibrio economico. I saldi complessivi di bilancio sono definiti dal Governo e non possono essere oggetto di modifiche parlamentari.

Enti e amministrazioni locali devono conformarsi a questa regola aurea. Ci sono  eccezioni  purché – si legge nel testo licenziato oggi – siano approvate “con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, per fare fronte a calamità naturali o a situazioni economiche e sociali straordinarie, comunque privilegiando le esigenze di intervento in conto capitale“.

È chiaro che si tratta, per ora, di un passaggio simbolico che però sottolinea le mutate condizioni politiche rispetto al passato. Per modificare la Carta, secondo il procedimento di revisione costituzionale previsto nell’articolo 138,  il Parlamento si deve infatti esprimere con due votazioni (due per il Senato e due per la Camera in maniera incrociata), la seconda delle quali richiede la maggioranza assoluta o la maggioranza dei 2/3 dei componenti.  L’iter è ancora lungo, insomma, ma con una maggioranza così larga tutto è possibile, anche in un anno e mezzo, anche quello che non era riuscito al governo precedente.

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