giovedì febbraio 23rd 2012

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La forza di Don Luigi Verzè? La preghiera e la medicina – l’INTERVISTA

Don Luigi Verzé (Credits: Imagoeconomica)

Don Luigi Verzé (Credits: Imagoeconomica)

“Tra vent’anni resterà la sua opera, il suo ospedale, indelebile. E lui sopravvive e sopravviverà proprio in questo”. Giorgio Gandola è una delle persone che meglio ha conosciuto Don Luigi Verzè. È stato lui infatti a scrivere Pelle per Pelle, la biografia del fondatore del San Raffaele. E in quest’intervista racconta il sacerdote-medico scomparso oggi.

LEGGI L’INTERVISTA A DON VERZÈ PER PANORAMA NEL SUO 90° COMPLEANNO

“Era un uomo straordinario – dice a Panorama.it di ritorno dalla camera ardente – nel senso etimologico del termine, perché era proprio fuori dall’ordinario. Al punto che spesso era difficile comprenderlo anche per chi gli stava vicino. Resta, anzi, resterà per sempre la sua opera, quella visione che ha sempre guidato la sua esistenza. Lui 40 anni fa, quando gli ospedali italiani erano dei lazzaretti, ha introdotto il concetto di “guarire in modo umano”. E questo ha fatto del San Raffaele un simbolo unico non solo in Italia ma anche nel mondo. All’estero è visto come un obiettivo da raggiungere”.

Il 2011 però è stato un anno difficile, per l’inchiesta ed i problemi di bilancio della società. Come ha vissuto questo periodo?

Di questo Don Luigi non voleva parlare, ma era evidente che ha vissuto l’ultimo periodo con grande amarezza; anzi, è stato travolto dall’inchiesta, dalla caccia al colpevole, dall’aver sbattutto in faccia alla gente i problemi del suo ospedale in modo tale da cercare di macchiare l’immagine e la storia del suo lavoro. Inutile dire che gli eccessi c’erano, ma questo non deve far dimenticare tutto quello che Don Luigi ha fatto. E poi, su tutto, lo ha sconvolto il suicidio di Mario Cal. Sono certo che quel giorno sia cominciata la sua fine.

Perché?

Perché Don Luigi sapeva di essere malato e vicino alla morte da mesi. Gli erano rimasti due sogni. Uno, appunto, era quello di vedere Mario Cal prendere il suo posto alla guida del San Raffaele.

E l’altro?

Era riuscire a sconfiggere il cancro. Sarebbe stata la certifcazione ultima ed indiscutibile del suo essere medico.

Ecco, molti non riescono ad identificare Don Verzè come un prete…

Era una cosa sulla quale scherzava lui stesso. Diceva che non voleva sacerdoti nel consiglio di amministrazione dell’istituto perchè bastava già lui. Ma era, eccome, un prete. Era molto religioso. Aveva un grande rispetto verso i simboli del Cristianesimo: Dio, Gesù, la Madonna. Il suo rapporto con la Chiesa intesa com istituzione era invece più conflittuale e questo ha dato adito a qualche malinteso di troppo. Soprattutto era molto legato a Papa Giovanni Paolo I. Basta ricordare cosa fece a Gerusalemme durante una visita diversi anni fa: scoprì che il tempio stava per crollare. Così, per salvarlo, riuscì a mettere d’accordo i rappresentanti delle tre religioni monoteiste (cattolici, ebrei e musulmani) per la sistemazione della struttura. Fu una cosa davvero straodinaria, ma anche molto costosa.

Qual era il suo rapporto con il denaro?

Non ci badava tanto. E quando gli si faceva notare che una cosa fosse troppo costosa lui alzava il dito verso il cielo e diceva: il Presidente è Lui, non dovete chiedere a me.

Torniamo al Don Verzè sacerdote. Cos’era per lui la preghiera?

Era un aiuto, un modo per parlare con Dio e guardarsi dentro. Spesso, al termine di una giornata difficile, andava nella cappella dell’Ospedale a pregare e ne usciva corroborato, rasserenato, rinforzato.

Possiamo dire oggi, giorno della sua morte, che Don Verzè comunque ha “vinto”?

Don Luigi non ragionava sulle cose con la logica del vincere o perdere. Lo faceva solo quando giocava a briscola, e vinceva spessissimo. Però se pensiamo a tutte le centinaia di migliaia di persone che lui ha guarito nel suo ospedale, se pensiamo alla gioia che ha portato in tutte queste famiglie, se pensiamo e guardiamo la struttura, l’opera, il San Raffaele che proseguirà il suo cammino lungo la via disegnata da lui, beh, allora possiamo tranquillamente dire che Don Luigi ha vinto la sua battaglia.

Diceva sempre: ho avuto due fortune. Essere sacerdote, perchè posso aiutare la gente con la preghiera, ed essere medico, perché posso aiutare gli altri con la medicina.

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