Il corteo dei sindacati di base a Roma (Credits: Claudia Daconto)

Tempo d’attesa 1 minuto. Per capire come è andato lo sciopero generale di 24 ore indetto per oggi dai sindacati di base contro il governo Monti e le politiche d’austerity imposte dall’Europa non c’è bisogno di consultare le cifre ufficiali dell’adesione. Basta lasciare piazza San Giovanni alla fine della manifestazione nazionale, scendere alla stazione della metro, e salire sul primo treno in direzione Battistini.
Sarà perché non stanno scioperando Cgil, Cisl e Uil che trattano con l’esecrato governo Monti sulla riforma del lavoro; sarà perché non c’erano i tassisti, gli autotrasportatori e tutte le altre categorie in rivolta contro le liberalizzazioni; sarà perché la copertura mediatica riservata agli irriducibili del movimento sindacale è stata praticamente nulla; sarà perché stamattina alle 9 il termometro in piazza della Repubblica segnava appena un paio di gradi sopra lo zero, fatto sta che lavoratori, cassa integrati, licenziati, disoccupati, precari, ma anche studenti, pensionati e sostenitori dei No-Tav scesi in piazza a Roma con l’Usb, i Cobas e altre cinque sigle – che parlano tuttavia di “sciopero pienamente riuscito” – non erano, almeno a occhio, più di un migliaio.
L'intervento di un sindacalista (Credits: Claudia Daconto)
“Via il governo Monti. Non paghiamo il debito” lo slogan stampato sullo striscione in testa al corteo. “Monti, questo te lo devi mettere in testa: noi non ci stiamo” quello gridato dalle casse del camion apripista. No alla mobilità selvaggia, no alla precarizzazione, no alla chiusura delle fabbriche, recitano altri cartelli. I lavoratori delle imprese di pulizia si infilano in sacchi della spazzatura per denunciare di essere trattati come “monnezza”.
Un gruppo arrivato dalla Toscana travestito da Banda Bassotti porta con sé una cassaforte e spara in aria banconote con la faccia di Mario Monti (ascolta l’audio).
Ci sono i lavoratori della Atm milanese, quelli dell’Alfa Romeo di Arese, i cassa integrati della Fiat di Mirafiori, quelli delle cooperative sociali. Tutti uniti nel denunciare la “truffa” perpetrata” dal governo tecnico a danno del popolo. “Ci avevano presentato questo esecutivo come la panacea di tutti i mali che ci avrebbe salvato dal baratro – dicono – invece ci stiamo facendo dissanguare da un ex banchiere che pensa solo agli interessi dei super ricchi e del grande capitale”. E in fondo a un volantino della Slai Cobas per il sindacato di classe si legge stampato “Si rende necessaria una lotta a tutto campo…fino ad arrivare a una vera e propria rivolta che cacci questo governo”.
Le cifre della rivolta odierna però parlano chiaro: adesione bassa. In nessun settore pare abbia superato il 50%.


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