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Premessa: ho scritto questo che state leggendo sul treno, utilizzando il cellulare, perché almeno avevo lo schermo illuminato.

27 Novembre 2008. Sono sul treno che doveva partire alle 17,39 da Termini e che ha fatto regolari 6 minuti di ritardo. Nel mio vagone non c’è la luce: è andata via a Ostiense mi pare. Ammetto di essermi parecchio arrabbiata all’inizio, però ora che siamo a Maccarese-Fregene e ho guardato fuori del finestrino mi è passata: ci sono volati sulla testa due aerei e da qua, al buio, li ho potuti vedere bene ed erano parecchio affascinanti. Non so perché, ma questo mi ha fatto dimenticare i famosi disservizi di Trenitalia che dal primo settembre ho occasione di toccare con mano più di prima.

Fino ad ora ho avuto a che fare con ritardi; soste; porte fuori servizio; luci che si spengono in galleria; due scioperi di cui uno non mi ha fatto andare in ufficio; un guasto sulla linea, seguito da un guasto del treno, seguito da tre soste esagerate, seguite da un guasto alle porte che ha costretto i passeggeri da Cerenova fino a Civitavecchia a lanciarsi fuori dal treno alle stazioni per non rimanere chiusi dentro, per un totale di circa 2 ore di ritardo. Stamattina, invece, ho viaggiato in un treno con un vagone a temperatura ambiente (circa 4 gradi) e ora in uno con un vagone al buio. Sostanzialmente il mio personale problema con guesto vagone senza luce era che avrei dovuto portarmi avanti un lavoro e in queste condizioni mi è ovviamente impossibile, ma devo dire che il viaggio è assai romantico e, in più grazie al cellulare, posso scrivere.

C’è da dire che Trenitalia potrebbe anche evitare di buttare i soldi in cose inutili come gli schermi LG nelle ferrovie, oppure i volantini sulla sicurezza dei treni (che sono un modo più o meno diretto di scaricare le responsabilità sui passeggeri delle magagne che combina l’Azienda) con riferimenti utopici al “godersi il viaggio”, oppure negli stipendi delle dirigenze. Piuttosto sarebbe gradito far fruttare i soldi dei nostri sempre più cari abbonamenti per fornirci treni quanto meno funzionanti.

Ora che sono arrivata a Santa Severa, visto che alla prossima fermata debbo scendere e dovrò smettere la mia relazione, voglio ringraziare l’inventore del T9 per avermi permesso di scrivere al buio abbastanza velocemente con il mio cellutare. Saluterei i miei compagni di viaggio ma non so se sto da sola o in compagnia.

Francesca Lippi

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