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Una volta mi sono ritrovata impegnata in una discussione con un mio conoscente sulla questione Tibet. Questo coetaneo mi diceva che la Cina, con la sua conquista, aveva liberato il Tibet dalla corvè e dal servilismo cui era costretto lo Stato in questione per colpa del Dalai Lama e dei Monaci tutti. Questa è una cosa che non mi è nuova, so che è stato anche scritto un testo molto interessante al riguardo, sulle pratiche medioevali del Tibet. Io non sto discutendo su questo.

Successivamente mi ritrovo a navigare fra una lettera ad un Direttore di un quotidiano italiano e… un link personale di un signore, un fotografo (che devo dire sembrava molto bravo nel suo mestiere), che mostrava un viaggio dello stesso da Pechino al Tibet, il tutto in chiare sequenze fotografiche. Ovviamente le immagini partivano dalla stazione ferroviaria, la quale si presentava bellissima, modernissima e pulitissima, con divieti e polizia a controllare ed a mantenere l’ordine. Molte stazioni italiane se le sognano condizioni igieniche di quella portata. Poi: il treno, il quale prima è fotografato da fuori, modernissimo, pulitissimo, ovviamente senza graffiti (anche il treno senza graffiti per gli italiani è un po’ come veder scendere la Madonna giù dal Cielo). Il treno all’interno è attrezzato come un 747 per VIP, con moquette, tendine, toelette pulite come il bagno di casa propria, hostess e chi più ne ha più ne metta. Tutto è bellissimo e ricchissimo e sprigiona profumo di denaro e progresso da ogni poro e da ogni vite.

Ovviamente il tour fotografico mostra la forte “escursione di civiltà” fra la Cina industrializzata e il Tibet caratterizzato da lande desolate e spennacchiate, fino ad arrivare ad una popolazione sporca e povera, ma sorridente non si sa di cosa.

I commenti a questo tour fotografico erano tutti sul tenore del: “senza la Cina sarebbero ancora degli sporchi selvaggi. Grazie alla Cina si civilizzeranno”.

Io penso che la colpa del mio modo di vedere le cose sia dei miei docenti di Antropologia Culturale e di Etnologia… Io non penso che sia giusto e corretto forzare delle popolazione ad evolversi nel modo che meglio aggrada qualcun altro. Soprattutto se quel qualcun altro è fermo al 1700, ma con la tecnologia del 2008. La Cina sembra un paese davvero in via di sviluppo. Ma lo sviluppo è solo economico. Siamo ancora di fronte a divieti di ingressi nei locali nei confronti delle popolazioni Mongole e (cosa che fa quasi ridere dopo tante battaglie strillate che evidentemente non sono servite a nulla) alle persone di colore. La Cina toglie la corvè al Tibet e impone l’apartheid per le Olimpiadi, a cui invece dovrebbero partecipare tutti. La colpa dei “negri” per i cinesi, pare che sia quella di spacciare droga. Mi domando se ci si basi su una qualche statistica ufficiale oppure su una banale teoria Galtoniana: una volta le persone di colore erano ritenute poco intelligenti ma tremendamente portate per gli sport… ora pare che abbiano anche una genetica predisposizione per lo spaccio di stupefacenti.

Vorrei risentirli gli esaltatori della Cina, quando questa si mostra per l’ennesima volta per quello che è: un paese culturalmente e civilmente arretrato. Neppure l’attuale Governo italiano è riuscito a partorire una simile idea per i Rom… Io consiglierei di ispirarsi alla Cina. Mi piacerebbe di rincontrare quei ragazzi che distribuivano quei famosi volantini su un meeting riguardante la potenza economica Cinese, da cui l’Occidente doveva prendere spunto. In particolar modo, notai che assieme ai volantini veniva distribuito un certo giornale, che non citerò, per evitare accuse di… “pubblicità occulta”. Sarebbe bello vedere che cosa se ne pensa del progresso che prolifera sulle libertà delle persone e sui diritti umani.

E poi, sarà bello vedere che cosa succederà quando un sacco di persone giunte da vari paesi (pensiamo non solo agli Africani, ma anche agli Afro-Americani) come turisti per le Olimpiadi, troveranno fuori dei locali il cartello con su scritto: “Vietato l’ingresso ai cani, ai Mongoli ed ai Neri”. Penso che nessuno ne parlerà, perché la Cina è vicina, e tutti “le vogliono bene”.

Francesca Lippi

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