di Paolo Bullo
Ho sempre pensato che siano i libri a scegliere noi e non viceversa. Questa regola vale per i libri importanti, quelli che ti segnano e poi t’accompagnano per tutta la vita.
Pochi mesi prima del crollo del muro personale di cui ho parlato la volta scorsa, ho letto l’opera omnia di Sigmund Freud.
Un caso? Può essere, certo.
Mentre mi stavo leccando le ferite dopo la guerra con la depressione, mi sono avvicinato, timorosamente, a Thomas Mann e “La Montagna Incantata”.
Il volume m’era stato regalato, in un’edizione oggi introvabile, dalla mia amica più cara, qualche anno prima, forse addirittura una decina. Io ed il romanzo ci guardavamo in cagnesco, sospettosi ed allarmati, dalle nostre rispettive trincee: entrambi non sapevamo che saremmo diventati amici per la vita.
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Ho sempre pensato che siano i libri a scegliere noi e non viceversa. Questa regola vale per i libri importanti, quelli che ti segnano e poi t’accompagnano per tutta la vita.
Pochi mesi prima del crollo del muro personale di cui ho parlato la volta scorsa, ho letto l’opera omnia di Sigmund Freud.
Un caso? Può essere, certo.
Mentre mi stavo leccando le ferite dopo la guerra con la depressione, mi sono avvicinato, timorosamente, a Thomas Mann e “La Montagna Incantata”.
Il volume m’era stato regalato, in un’edizione oggi introvabile, dalla mia amica più cara, qualche anno prima, forse addirittura una decina. Io ed il romanzo ci guardavamo in cagnesco, sospettosi ed allarmati, dalle nostre rispettive trincee: entrambi non sapevamo che saremmo diventati amici per la vita.
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