di Maria Carla Ferreri
"Il giorno seguente non morì nessuno". Con queste parole inizia e finisce uno dei più stupefacenti libri che abbia letto negli ultimi anni, "Le intermittenze della morte" di Josè Saramago. A dispetto del titolo la storia è tutt'altro che cupa, pur non mancando in essa elementi di drammaticità comunque sempre smussati da un linguaggio vivace, ironico e mai superficiale.
In un non indentificato Paese (una monarchia parlamentare?) del mondo, dal primo gennaio dell'anno nuovo, la gente smette di morire. Dopo un periodo di entusiasmo, cominciano i problemi. Perché è solo il momento della morte che rimane sospeso, ma non cessano le malattie, le persone continuano a invecchiare, i corpi a deteriorarsi a rimanere in bilico in un'eterna agonia che non trova mai la liberazione finale. Così nel giro di pochi mesi gli ospedali, gli ospizi, i cronicari, si riempiono di relitti umani, suscitando preoccupazione e sconcerto nella classe politica, nelle amministrazioni pubbliche e private. Le agenzie di pompe funebri sono sull'orlo del fallimento e prendono a organizzare funerali per gli animali. La chiesa cattolica non può più predicare la Vita eterna dell'anima, perché anche i corpi sono diventati eterni. L'assenza della morte diventa presto più insopportabile della sua presenza. E la "morte" va rigorosamente scritto con la "m" minuscola, perché non esiste una sola morte, ma centinaia di morti, ognuna con un territorio ben preciso su cui agire e avere autorità.
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"Il giorno seguente non morì nessuno". Con queste parole inizia e finisce uno dei più stupefacenti libri che abbia letto negli ultimi anni, "Le intermittenze della morte" di Josè Saramago. A dispetto del titolo la storia è tutt'altro che cupa, pur non mancando in essa elementi di drammaticità comunque sempre smussati da un linguaggio vivace, ironico e mai superficiale.
In un non indentificato Paese (una monarchia parlamentare?) del mondo, dal primo gennaio dell'anno nuovo, la gente smette di morire. Dopo un periodo di entusiasmo, cominciano i problemi. Perché è solo il momento della morte che rimane sospeso, ma non cessano le malattie, le persone continuano a invecchiare, i corpi a deteriorarsi a rimanere in bilico in un'eterna agonia che non trova mai la liberazione finale. Così nel giro di pochi mesi gli ospedali, gli ospizi, i cronicari, si riempiono di relitti umani, suscitando preoccupazione e sconcerto nella classe politica, nelle amministrazioni pubbliche e private. Le agenzie di pompe funebri sono sull'orlo del fallimento e prendono a organizzare funerali per gli animali. La chiesa cattolica non può più predicare la Vita eterna dell'anima, perché anche i corpi sono diventati eterni. L'assenza della morte diventa presto più insopportabile della sua presenza. E la "morte" va rigorosamente scritto con la "m" minuscola, perché non esiste una sola morte, ma centinaia di morti, ognuna con un territorio ben preciso su cui agire e avere autorità.
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