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Oggetto: Fini, se il Pdl perde le elezioni il giorno dopo mi dimetto
Inviato: Lun Mar 24, 2008 11:14 pm (GMT 11)
«Se perdo le elezioni il giorno dopo mi dimetto». Un annuncio che in qualunque altro Paese non avrebbe fatto tanto scalpore ma nella Penisola ha scosso, più che le coscienze, le poltrone dei politici aennini. Parole forti, visto che a pronunciarle è stato il numero due del centrodestra. Dopo l'esternazione, Fini ha precisato: «Però è un'ipotesi di scuola. Gli iscritti al partito di cui sono il presidente - riferisce - decideranno in autunno se dare vita al Pdl. Ma ciò avverrà solo se anche Forza Italia e le altre forze politiche avranno valori, programmi e regole condivise». E, dopo essersi battuto il petto, subito l'ariete rialza la testa: «Sono convinto che gli italiani ragioneranno e in cabina esprimeranno un voto con l'obiettivo di dare al Paese un governo stabile». Non si perde in chiacchiere ma va dritto al punto. Sono tre, secondo Gianfranco Fini, gli argomenti che possono convincere un elettore a votare per il Partito della Libertà e li elenca in videochat con il Corriere.it.
Il delfino di Almirante inizia con un bagno d'umiltà e assicura: «Se andremo al governo, non faremo gli errori del passato». Ad una domanda insidiosa posta da un lettore, il politico con malizia risponde: «Le chiedo se nel 2006 stava meglio. Dal 2006 al 2008 ha governato il centrosinistra». Si faccia una domanda, si dia una risposta, insomma. «Un altro argomento - ha aggiunto Fini - è che stavolta ci siamo uniti davvero e avremo un'azione più coesa». Poi sfodera il terzo punto: «Mettete ci alla prova. Se oggi Veltroni quando parla di ciò che farà dimentica sempre Prodi, vuole dire che anche lui ha un certo imbarazzo per come hanno governato in questi due anni». L'ultimo affondo del presidente di Alleanza Nazionale è indirizzato però, all'ex compagno di partito, anzi camerata, Storace. «Gli elettori di destra sono intelligenti quanto gli altri elettori e sanno che la destra non è un simboletto ma significa amore di patria, orgoglio di essere italiano, lavorare per la sicurezza, la legalità e il merito. Se poi qualcuno ha una concezione dell'identità come museo, rispetto ma non condivido».
Non si fa attendere la replica del battagliero presidente de La Destra: «Fini dichiara che l'identità non è un simbolo. Infatti: alle bandiere lui preferisce le banderuole».
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Oggetto: Fini, se il Pdl perde le elezioni il giorno dopo mi dimetto
Inviato: Lun Mar 24, 2008 11:14 pm (GMT 11)
«Se perdo le elezioni il giorno dopo mi dimetto». Un annuncio che in qualunque altro Paese non avrebbe fatto tanto scalpore ma nella Penisola ha scosso, più che le coscienze, le poltrone dei politici aennini. Parole forti, visto che a pronunciarle è stato il numero due del centrodestra. Dopo l'esternazione, Fini ha precisato: «Però è un'ipotesi di scuola. Gli iscritti al partito di cui sono il presidente - riferisce - decideranno in autunno se dare vita al Pdl. Ma ciò avverrà solo se anche Forza Italia e le altre forze politiche avranno valori, programmi e regole condivise». E, dopo essersi battuto il petto, subito l'ariete rialza la testa: «Sono convinto che gli italiani ragioneranno e in cabina esprimeranno un voto con l'obiettivo di dare al Paese un governo stabile». Non si perde in chiacchiere ma va dritto al punto. Sono tre, secondo Gianfranco Fini, gli argomenti che possono convincere un elettore a votare per il Partito della Libertà e li elenca in videochat con il Corriere.it.
Il delfino di Almirante inizia con un bagno d'umiltà e assicura: «Se andremo al governo, non faremo gli errori del passato». Ad una domanda insidiosa posta da un lettore, il politico con malizia risponde: «Le chiedo se nel 2006 stava meglio. Dal 2006 al 2008 ha governato il centrosinistra». Si faccia una domanda, si dia una risposta, insomma. «Un altro argomento - ha aggiunto Fini - è che stavolta ci siamo uniti davvero e avremo un'azione più coesa». Poi sfodera il terzo punto: «Mettete ci alla prova. Se oggi Veltroni quando parla di ciò che farà dimentica sempre Prodi, vuole dire che anche lui ha un certo imbarazzo per come hanno governato in questi due anni». L'ultimo affondo del presidente di Alleanza Nazionale è indirizzato però, all'ex compagno di partito, anzi camerata, Storace. «Gli elettori di destra sono intelligenti quanto gli altri elettori e sanno che la destra non è un simboletto ma significa amore di patria, orgoglio di essere italiano, lavorare per la sicurezza, la legalità e il merito. Se poi qualcuno ha una concezione dell'identità come museo, rispetto ma non condivido».
Non si fa attendere la replica del battagliero presidente de La Destra: «Fini dichiara che l'identità non è un simbolo. Infatti: alle bandiere lui preferisce le banderuole».
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