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Oggetto: La privatizzazione dell'acqua potabile del rubineto di casa
Inviato: Mer Mar 26, 2008 12:36 am (GMT 11)
Ad Aprilia la società Acqualatina Spa nel 2005 ha aumentato le bollette dell'acqua fino al 330%. E 6mila famiglie hanno indirizzato i soldi solo al Comune, non riconoscendo il contratto. A Nola, in Campania con una delibera comunale, votata da 21 consiglieri su 21, amministratori e cittadini hanno respinto la concessione alla Gori, società che gestisce l'acqua dell'Ato 3, la stessa che a Casamarciano, pochi chilometri più in là, ha chiesto ad una vecchina, con la pensione minima, 600 euro per non lasciarle a secco i rubinetti. Ancora. Alcuni movimenti in Toscana, si stanno bàttendo contro la legge regionale che vuole consegnare nelle mani dei privati, riducendo la quota pubblica al 40%, le sorgenti e i contatori di Firenze e dei comuni del Valdarno. Perché l'acqua, una volta fonte di vita, oggi è puro business che, solo in Italia, muove un giro d'affari di 2.530 milioni di euro l'anno. Così, con l'oro blu, aziende e multinazionali fanno affari d'oro. A scapito dei cittadini che, per gli stessi servizi, pagano molti euro in più.
Ma cosa è successo ai vecchi acquedotti pubblici? A cambiare le regole dell'acqua ci ha pensato nel 1994 la legge Galli, che ha di fatto trasformato il bene primario in fonte di lucro. Prima, c'erano interi paesi dove mai nessun abitante aveva visto una bolletta con i consumi dell'acqua, poi ci sarebbero stati gli Ato, ovvero degli organismi, espressione delle amministrazioni locali, che si occupano delle risorse idriche per il territorio di competenza. A loro tocca fissare le tariffe, decidere gli investimenti necessari, affidare la gestione tramite gare pubbliche o ricorrere ai privati. Ad oggi dei 92 Ato italiani, 67 hanno già effettuato l'affidamento.
Il 60% degli ambiti insediati ha optato per la concessione diretta a società a capitale pubblico, soprattutto nel nord dove 68 gestori 44 sono pubblici. I privati, invece, tramite le società miste-pubbliche, controllano l'acqua di Lazio, Toscana e Emilia, dove si arriva a sfiorare il 70%. E il costo in bolletta? «Sulle tariffe è una giungla. Si va dai 50 centesimi al metro cubo fino ad oltre i 2 euro - spiega Riccardo Petrella, membro del Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche - Ci sono prezzi diversi anche in una stessa Ato. E, negli affidamenti, si è arrivati a sdoppiare le Ato quando non si raggiungeva un accordo». E sul fronte gestione del servizio? È un'indagine di Mediobanca a fornire la risposta.
Dopo aver esaminato, nel triennio 2003-05, 37 società tra cui anche i grandi colossi, alla fine la più performante risulta essere la Cap gestione, società lombarda a capitale pubblico, con il maggior numero di investimenti (quasi 35 euro su ogni 100 fatturato), le tariffe più basse (0,66) e il miglior rapporto tra addetti e produttività. Senza contare che in bolletta, oltre ai consumi, gli italiani pagano anche una quota fissa destinata ai depuratori. Giusto. Peccato che in 1 caso su 3, non ve ne sia traccia o che non funzionino. E i consumi, nel 2020, costeranno tre volte di più.
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Oggetto: La privatizzazione dell'acqua potabile del rubineto di casa
Inviato: Mer Mar 26, 2008 12:36 am (GMT 11)
Ad Aprilia la società Acqualatina Spa nel 2005 ha aumentato le bollette dell'acqua fino al 330%. E 6mila famiglie hanno indirizzato i soldi solo al Comune, non riconoscendo il contratto. A Nola, in Campania con una delibera comunale, votata da 21 consiglieri su 21, amministratori e cittadini hanno respinto la concessione alla Gori, società che gestisce l'acqua dell'Ato 3, la stessa che a Casamarciano, pochi chilometri più in là, ha chiesto ad una vecchina, con la pensione minima, 600 euro per non lasciarle a secco i rubinetti. Ancora. Alcuni movimenti in Toscana, si stanno bàttendo contro la legge regionale che vuole consegnare nelle mani dei privati, riducendo la quota pubblica al 40%, le sorgenti e i contatori di Firenze e dei comuni del Valdarno. Perché l'acqua, una volta fonte di vita, oggi è puro business che, solo in Italia, muove un giro d'affari di 2.530 milioni di euro l'anno. Così, con l'oro blu, aziende e multinazionali fanno affari d'oro. A scapito dei cittadini che, per gli stessi servizi, pagano molti euro in più.
Ma cosa è successo ai vecchi acquedotti pubblici? A cambiare le regole dell'acqua ci ha pensato nel 1994 la legge Galli, che ha di fatto trasformato il bene primario in fonte di lucro. Prima, c'erano interi paesi dove mai nessun abitante aveva visto una bolletta con i consumi dell'acqua, poi ci sarebbero stati gli Ato, ovvero degli organismi, espressione delle amministrazioni locali, che si occupano delle risorse idriche per il territorio di competenza. A loro tocca fissare le tariffe, decidere gli investimenti necessari, affidare la gestione tramite gare pubbliche o ricorrere ai privati. Ad oggi dei 92 Ato italiani, 67 hanno già effettuato l'affidamento.
Il 60% degli ambiti insediati ha optato per la concessione diretta a società a capitale pubblico, soprattutto nel nord dove 68 gestori 44 sono pubblici. I privati, invece, tramite le società miste-pubbliche, controllano l'acqua di Lazio, Toscana e Emilia, dove si arriva a sfiorare il 70%. E il costo in bolletta? «Sulle tariffe è una giungla. Si va dai 50 centesimi al metro cubo fino ad oltre i 2 euro - spiega Riccardo Petrella, membro del Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche - Ci sono prezzi diversi anche in una stessa Ato. E, negli affidamenti, si è arrivati a sdoppiare le Ato quando non si raggiungeva un accordo». E sul fronte gestione del servizio? È un'indagine di Mediobanca a fornire la risposta.
Dopo aver esaminato, nel triennio 2003-05, 37 società tra cui anche i grandi colossi, alla fine la più performante risulta essere la Cap gestione, società lombarda a capitale pubblico, con il maggior numero di investimenti (quasi 35 euro su ogni 100 fatturato), le tariffe più basse (0,66) e il miglior rapporto tra addetti e produttività. Senza contare che in bolletta, oltre ai consumi, gli italiani pagano anche una quota fissa destinata ai depuratori. Giusto. Peccato che in 1 caso su 3, non ve ne sia traccia o che non funzionino. E i consumi, nel 2020, costeranno tre volte di più.
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