Thursday, July 3, 2008

È più facile che un cammello passi…

…per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli!
È così difficile dunque, amare un individuo ricco?
Perché nella cultura protestante un “magnate” può diventare presidente della sua nazione, e addirittura “i poveri” gli danno soldi affinché non intacchi troppo le sue risorse private nella campagna elettorale, mentre in Italia viene visto come la peste più nera? Nelle mia ricerca personale ho constatato che l’individuo va visto come un soggetto multiruolo che investe la stessa qualità in contesti funzionali diversi. Per farla breve, un emerito “bioresiduo” agisce riprovevole sia da povero che da ricco. Sia da operaio che da dirigente. Sia da creativo che da mero esecutore. Sia da religioso che da agnostico, e via di seguito. E soltanto l’ubicazione etica suggerita dal retroterra ideologico che cambia! E questo lo dobbiamo alle religioni e alle successive interpretazioni esistenziali “non religiose”.
La ricchezza e i ricchi sono dei contesti venuti in essere dall’esigenza evolutiva di abbandonare la caccia, per passare all’agricoltura considerato che la crescita demografica imponeva la stanzialità, per una decente ed affidabile soddisfazione dei bisogni.
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Perché in Italia si fanno dunque sittante difficoltà per l’abbienza?
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Ebbene sappiamo che i consigli del signor Marx sono ancora stimati da almeno il tre per cento della popolazione, ma in tema domina l’interpretazione radicale della Chiesa Cattolica all’affermazione di Gesù è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli! Che Gesù dunque, promuovesse l’economia da morti di fame tanto “amata” da russi e cinesi?
La Chiesa Cattolica si è sempre appoggiata alla ricchezza, ma senza sdoganare i ricchi, sicché, finito l’impero romano, abbiamo avuto giganti nella scienza e nelle varie arti ma di rado dei veri condottieri da tempi di pace, come accaduto negli altri paesi occidentali! In Italia la politica è intesa anzitutto come mediazione di esigenze e non conduzione, lasciandovi accedere “volentieri” individui spesso completamente privi di una decente cultura e capacità, poiché al limite si riempiranno il portafoglio e non disturberanno più di tanto, mentre le persone di eccelso valore, bisognose di sfogare la loro creatività, si adoperano nella libera impresa oppure emigrano verso le nazioni più attrattive dell’occidente. E’ questo il motivo che spinge ad osteggiare Silvio Berlusconi con i mezzi più scorretti, solitamente in uso giornalistico nel cosiddetto “gossip” e nel mero scandalismo mediatico. Si vuole abbattere la figura “epica” del sognatore. Di colui che vuole cambiare le cose, contruendo una comunità di gente attiva a modo tedesco o nordico, per intenderci. Insomma, cambiare le carte in tavola per tutti coloro che reputano dignitoso guadagnare cento euro al giorno lavorando per mezzora al giorno e circostanze “sociali” analoghe.
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La Chiesa C. però si abbevera anche alla convinzione che Gesù apprezzasse più i poveri in quanto rispondevano meglio al suo messaggio!
Su di questo ho da obiettare e qualcosa va considerato anche sul contesto dell’affermazione “del Cammello”, sicchè vi propongo un mio vecchio saggio del 1997 che mi procurò parecchi rimproveri.
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Gesù era povero?
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Era veramente povero? Si dice: i poveri sono più vicini al cuore di Gesù che era povero. Gesù povero è più vicino ai poveri. Cer­ca Gesù negli occhi dei poveri e affamati. Insomma o si muore di fa­me o si va all’inferno! Ma Gesù era veramente povero? Vediamo. A trent’anni lascia la sua famiglia che povera non è. Non si sa se senza un sesterzo e neanche un bastone con fagotto in spalla. Si intuisce dal seguito che tra Gesù e i suoi non c’è comprensione. Gesù era “figlio di Dio” per chi ci credeva. Per gli altri, di padre ignoto! Si possono ben immaginare le difficoltà della sua famiglia! Le chiac­chiere in giro! È probabile che il distacco non sia stato baci e abbracci, dato che la prima volta che li reincontra, li critica severamente con po­che parole e volge altrove. Il relatore, d’altra parte, preferisce glissare sulle sue relazioni parentali per non togliere concentrazione sul suo messaggio. Purtroppo il distacco affettivo e di vedute tra Gesù e i suoi familiari riflette la sua relazione con la società (attraverso sua madre vi erano parenti altolocati, ricchi e influenti) e, con l’abbandono del tetto familiare, il distacco da questa. Preludio all’epilogo della crocefissione. Al tema! Gesù era povero? La condizione di Gesù può essere associata alla povertà come la intendiamo noi? Io credo di no e moti­vo! Gesù mostrava un’intellettualità brillante e controllata. Nel parlare non spendeva una parola più del necessario. Il suo equilibrio interiore sembra perfetto. Solo in due occasioni sfoga dell’emotività: contro i mercanti nel tempio e sulla croce prima di spirare. Nel racconto biblico non v’è traccia di vita esa­gitata ma un oculato e costante uso di sapienza e potenza interiore. Al­la gente del tempo si presenta come un genio amorevo­le di fronte ad analfabeti e rari eruditi. Sa cogliere con precisione la natura dei timori della gente e risolverli. Anche chi può avere dubbi sulla sua pretesa messianicità rimane affascinato dalla sua personalità senza pecche. Ed uno così sarebbe morto di fame? O che nessuno gli lavasse i panni? Se Gesù ebbe una vita difficile non è dovuto alla man­canza di conforti materiali, ma alla sua difficile meta: la salvezza del popolo d’Israele prima e dell’intero pianeta dopo. Non è felice? Ma non perché senza beni al seguito! Non ha un sasso dove posare il capo! Sa di non potersi permettere neanche un momento di sconforto perché nessuno è disposto ad accettarlo serenamente nel suo focolare. E Lui saggiamente non lo chiede. Sa che il taglio col suo passato non annulla il disorientamento, i pettegolezzi e quindi la diffidenza della gente! Anche se fa miracoli veri rimane difficile discernere il valore di questi da quelli dei ciarlatani. Solo chi ha esperienza diretta di questi e degli altri può. Considerare che non tutti potevano avere contatti diretti con Gesù. La maggior parte dei simpatizzanti si nutrivano di resoconti di seconda, terza o quarta mano, pettegolezzi e dicerie. Insomma Ge­sù non è povero! Per la tecnica della mobilità del tempo chiunque vo­lesse fare una campagna a tale livello non si sarebbe portato asino e carretto (suoi). O vestiti di buona fattura! Mentre si parla esce qualche scemo che dice: “tu parli bene ma che bel mantello che hai! Me lo dai?" Insomma, una mente così brillante avreb­be lasciato al caso i dettagli della sua missione? Non lo credo neanche un po’! Gesù non era povero! La vera povertà riguarda la sfera com­plessiva della persona. E non è certamente il caso di Gesù! Se riguarda solo l’economia, meglio parlare di disponibilità del momento. E ciò ché Gesù abbisognava nella circostanza l’aveva già in sé. Certo, morì disperato sulla croce e viene facile associare la sua immagine agli sconfitti della vita. O i poveri perché si muoveva per la Galilea incon­trando soprattutto loro. Ma la sua essenza globale è veramente associabile alla povertà, la sconfitta e il dolore? Gesù è brillante, fa i mira­coli, moltiplica i pesci e i pani, parla di giustizia e amore assoluto. Fa intravedere un tipo di società dove è giusto che si abbia a sufficienza. Dove si lavora e si guadagna asservendo l’insieme. Non dice che è bello essere poveri e affamati così il paradiso è assicurato, ma che i ric­chi avranno grandi difficoltà sulla via del paradiso. Questo, però, è an­che astio dovuto al fatto che Gesù viene rifiutato dalla società ricca a causa della chiusura dei farisei nei suoi confronti. Perché dovrebbe de­dicarsi ai poveri dopo aver frequentato il tempio regolarmente nella sua infanzia e adolescenza? Perché lì vi erano solo “sassi”! Sassi che sapevano della leggenda della nascita, stella cometa, re magi, persecuzioni e tutto il resto, ma l’attaccamento alla posizione e i privilegi conseguenti, era più forte. Sicché il seme caduto su questi sassi non germogliò. “Sepol­cri imbiancati” li chiamava! Sicuramente in “ringraziamento” della vi­ta che gli avevano “regalato” nella giovinezza. Sicché il “povero” Gesù, stanco dei consigli dei familiari: sì realista! Smetti di sognare! Tro­vati un lavoro! E una moglie! Hai trent’anni cosa pensa la gente di te? E di noi? ..se ne dovette andare sbattendo la porta, in quanto la sua missione era prioritaria. Sì! “Sepolcri im­biancati” chiama i Farisei che dopo anni di dialogo gli tolgono fino all’ultimo “sasso” dove posare il capo: la loro casta, la società ricca e attiva, cui erano collegati, il popolo, disorientato dalle dicerie e la sua famiglia relegata nell’imbarazzo sociale dalla peculiarità di un figlio “mitico”, ma inaspettatamente finito nel dimenticatoio sociale. Non ri­mangono che i poveri e gli emarginati! (La gente costretta a vivere sulla strada, che la si incontra senza essere costretti a bussare alla porta...) Nonostante, Gesù non è associabile alla po­vertà! L’evoluzione tecnica, che ha permesso ricchezza è grandi oriz­zonti, la dobbiamo alla “mente” pulita e logica di Gesù. Ha per­messo la visione di una società giusta e il desiderio di realizzarla sviluppandone i mezzi. Gesù non può essere contro la vita moderna nella sua globalità, come la ricchezza o il lusso, finanche gli eccessi di con­sumo. Se nessuno acquistasse auto e vestiti, anche inopinatamente co­stosi, non ci sarebbero operai e specialisti che li costruiscono ne il trai­nante meccanismo del perfezionamento, così importante per il benes­sere generale. Dunque, sarebbe impossibile avere sviluppo se nessuno deve o è in grado di finanziario acquistandone i prodotti. E Lui non ci ha chiesto di giudicare! Perché dovremmo giudicare noi decidendo chi è più vicino al Suo cuore? Vedendolo negli occhi degli sfortunati, che lo sono quasi sempre a causa della mancanza di una tradizione che né i loro padri né loro hanno costruito, si condanna Gesù ad una seconda croce: quella dell’associazione perpetua alla sconfitta. Certamente i poveri sono tanti e vi va tutta la nostra sensibilità e comprensio­ne (anche perché sono povero anch’io…) ma per favore riportiamo Gesù nella vita che Lui ha tracciato attraverso il do­no della sua intellettualità altrimenti e come giocare con carte fasulle. Ciò che oggi accade può paragonarsi al Re che chiede al figlio di co­struirgli un regno meraviglioso per poi, finito il compito, vederselo scacciato in terra straniera dai propri privilegiati sudditi. Una beffa ter­ribile! Le chiese cristiane riportino Gesù tra i fortunati (ma non per venderglielo) e vedranno che non si riuscirà più a celebrare messe in chiesa ma lo si dovrà negli spazi aperti e ovunque ci si raduni. A proposito per­ché non celebrare la messa negli stadi o automotodromi prima delle competizioni? Sarebbe di appropriato auspicio e non vi sarebbe il problema di “raccogliere” i fedeli.. ne che se ne vadano..
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A Gesù piace­rebbe sicuramente.. essere visto anche negli occhi di un campione di formula uno!
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Non si può sempre perdere!

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