Agente assicurativo per una nota compagnia assicurativa (2^a parte)
PARMA, 15/11/2007
Un po' come i film, anche i colloqui hanno un seguito e un po' come i film anche il seguito dei colloqui non è la stessa cosa del primo.
Uno perché prima mi aveva colloquiato una signora bionda e adesso un signore brizzolato, due perché la signora bionda mi aveva detto tutto e questo ha solo ribadito quello che mi ha detto lei e tre perché nel primo colloquio sono andato lì senza certezze e adesso almeno una mezza certezza ce l'avevo.
La mezza certezza l'ho avuta il giorno prima, quando una signorina di una nota agenzia di lavoro che inizia per A e finisce con ECCO mi aveva comunicato che il colloquio con l'azienda seria, fatto l'otto novembre a Piacenza era andato bene e che mi prendevano a fare il corso. Ora, prima di iniziare, premetto che fare il corso non è sinonimo di essere preso, prima di prendermi devo passarlo con successo e quindi non voglio sentire auguri da nessuno, previa eliminazione del link, visto che dopo questo post mi dedicherò ad aggiornare il blogroll.
Quindi con questa certezza del corso, che farò sicuramente, a meno che non mi chiami la Wayne Corporation, potevo anche non presentarmi a questo colloquio, ma mia madre mi ha fatto serio e quando prendo un impegno lo mantengo, poi, siccome ho avuto già brutte esperienze con le agenzia di lavoro (non questa, che reputo la più seria in circolazione), ho deciso che era meglio andare e lasciarmi questa porta aperta.
L'appuntamento era alle 10, ora che, vista la mia lentezza mattutina, mi ha fatto svegliare alle otto, la sera prima ero tornato a casa molto tardi, complice un giretto a Bergamo ad accompagnare il mio coinquilino che andava lì per lavoro e una capatina a Melegnano dove ho assaggiato il panino di "unto", panino che per altezza non ha nulla da invidiare al pirellone.
Arrivo alle dieci in agenzia, molto assonnato. La tipina alla reception mi fa mettere seduto in un angusto angolo in compagnia con una stampante/fotocopiatrice, dopo un quarto d'ora arriva la tipa del colloquio di prima che mi informa che questa volta devo passare dal grande capo, assicurato seduto. Passano altri dieci minuti in cui io, per ingannare l'attesa, leggo tutto ciò che c'è da leggere, tra cui anche i volantini pubblicitari della società assicurativa che promettono una carriera brillante e ben retribuita nel campo assicurativo (chissà perché pubblicizzano la loro offerta di lavoro? Sarà che in questa agenzia non vuole lavorarci nessuno?) e dopo un po' arriva il grande capo.
Ci accomodiamo nel suo ufficio e il grande capo comincia a ribadirmi tutto ciò che nel colloquio precedente mi aveva detto la bionda, ma al contrario di lei, lui aveva una certa flemma, parlava lento e ogni due o tre frasi cominciava a divagare. Tempo due minuti, il sonno cominciava a prendere il sopravvento. Per ingannare morfeo decido di concentrarmi su altro. Il computer, strano della mia stessa marca (probabilmente la più diffusa tra i portatili); i suoi polsini... Come diamine fa a non farseli uscire tutti dalla giacca? A me hanno vita propria; la barba: non ci siamo rasati bene; l'ingarbugliamento dei fili dietro il computer: chissà qual'è quello collegato ad internet.
Per mia fortuna finisce quasi subito e mi chiede se avevo dubbi. Rispondo subito di no per tornare al più presto letto. Ma lui non molla la presa e mi ripete più volte che se voglio cominciare questo lavoro devo essere convinto, perché loro voglio determinazione. A quel punto non ce la faccio più a concentrarmi sul tipo di fogli usano e qual'è il filo che collega il computer alla stampante e gli rispondo che ho un'altra offerta e che devo soppesarle prima di decidere. Così, solo per potermi tenere aperta questa porta. Ci congediamo carico le mie palle ed esco, assonnatissimo...
A pomeriggio aspetto la conferma, della telefonata del giorno prima. Che secondo accordi, presi con l'azienda e non con l'agenzia doveva venire quel giorno tra le 15 e le 17, via mail... Non ricevo un cazzo. Il giorno dopo, sono subito pronto ad andate in Agenzia e distruggere l'ufficio. Ma il mio coinquilino mi fa ragionare e decido di chiamare prima. "Pronto sono Lupo Sordo, sto venendo lì con una spranga"... La signorina si scusa e dopo pochi minuti ricevo la mail di conferma della partecipazione al corso. Ripeto non c'è niente di sicuro, ma è un primissimo passo verso un lavoro molto interessante e vantaggioso in un'azienda che mi è parsa seria.
Un po' come i film, anche i colloqui hanno un seguito e un po' come i film anche il seguito dei colloqui non è la stessa cosa del primo.
Uno perché prima mi aveva colloquiato una signora bionda e adesso un signore brizzolato, due perché la signora bionda mi aveva detto tutto e questo ha solo ribadito quello che mi ha detto lei e tre perché nel primo colloquio sono andato lì senza certezze e adesso almeno una mezza certezza ce l'avevo.
La mezza certezza l'ho avuta il giorno prima, quando una signorina di una nota agenzia di lavoro che inizia per A e finisce con ECCO mi aveva comunicato che il colloquio con l'azienda seria, fatto l'otto novembre a Piacenza era andato bene e che mi prendevano a fare il corso. Ora, prima di iniziare, premetto che fare il corso non è sinonimo di essere preso, prima di prendermi devo passarlo con successo e quindi non voglio sentire auguri da nessuno, previa eliminazione del link, visto che dopo questo post mi dedicherò ad aggiornare il blogroll.
Quindi con questa certezza del corso, che farò sicuramente, a meno che non mi chiami la Wayne Corporation, potevo anche non presentarmi a questo colloquio, ma mia madre mi ha fatto serio e quando prendo un impegno lo mantengo, poi, siccome ho avuto già brutte esperienze con le agenzia di lavoro (non questa, che reputo la più seria in circolazione), ho deciso che era meglio andare e lasciarmi questa porta aperta.
L'appuntamento era alle 10, ora che, vista la mia lentezza mattutina, mi ha fatto svegliare alle otto, la sera prima ero tornato a casa molto tardi, complice un giretto a Bergamo ad accompagnare il mio coinquilino che andava lì per lavoro e una capatina a Melegnano dove ho assaggiato il panino di "unto", panino che per altezza non ha nulla da invidiare al pirellone.
Arrivo alle dieci in agenzia, molto assonnato. La tipina alla reception mi fa mettere seduto in un angusto angolo in compagnia con una stampante/fotocopiatrice, dopo un quarto d'ora arriva la tipa del colloquio di prima che mi informa che questa volta devo passare dal grande capo, assicurato seduto. Passano altri dieci minuti in cui io, per ingannare l'attesa, leggo tutto ciò che c'è da leggere, tra cui anche i volantini pubblicitari della società assicurativa che promettono una carriera brillante e ben retribuita nel campo assicurativo (chissà perché pubblicizzano la loro offerta di lavoro? Sarà che in questa agenzia non vuole lavorarci nessuno?) e dopo un po' arriva il grande capo.
Ci accomodiamo nel suo ufficio e il grande capo comincia a ribadirmi tutto ciò che nel colloquio precedente mi aveva detto la bionda, ma al contrario di lei, lui aveva una certa flemma, parlava lento e ogni due o tre frasi cominciava a divagare. Tempo due minuti, il sonno cominciava a prendere il sopravvento. Per ingannare morfeo decido di concentrarmi su altro. Il computer, strano della mia stessa marca (probabilmente la più diffusa tra i portatili); i suoi polsini... Come diamine fa a non farseli uscire tutti dalla giacca? A me hanno vita propria; la barba: non ci siamo rasati bene; l'ingarbugliamento dei fili dietro il computer: chissà qual'è quello collegato ad internet.
Per mia fortuna finisce quasi subito e mi chiede se avevo dubbi. Rispondo subito di no per tornare al più presto letto. Ma lui non molla la presa e mi ripete più volte che se voglio cominciare questo lavoro devo essere convinto, perché loro voglio determinazione. A quel punto non ce la faccio più a concentrarmi sul tipo di fogli usano e qual'è il filo che collega il computer alla stampante e gli rispondo che ho un'altra offerta e che devo soppesarle prima di decidere. Così, solo per potermi tenere aperta questa porta. Ci congediamo carico le mie palle ed esco, assonnatissimo...
A pomeriggio aspetto la conferma, della telefonata del giorno prima. Che secondo accordi, presi con l'azienda e non con l'agenzia doveva venire quel giorno tra le 15 e le 17, via mail... Non ricevo un cazzo. Il giorno dopo, sono subito pronto ad andate in Agenzia e distruggere l'ufficio. Ma il mio coinquilino mi fa ragionare e decido di chiamare prima. "Pronto sono Lupo Sordo, sto venendo lì con una spranga"... La signorina si scusa e dopo pochi minuti ricevo la mail di conferma della partecipazione al corso. Ripeto non c'è niente di sicuro, ma è un primissimo passo verso un lavoro molto interessante e vantaggioso in un'azienda che mi è parsa seria.



