Per la prima volta dal suo insediamento, nel 1975, Juan Carlos ha visitato Ceuta e Melilla, le due città marocchine di fronte alla Spagna, che da secoli fanno parte del territorio spagnolo.

La sua recente visita ha dimostrato che le enclave spagnole, considerate di fatto l’ultima colonia europea in Africa, sono ancora una ferita aperta, che potenzialmente potrebbe compromettere i “buoni“ rapporti tra Madrid e Rabat. Mentre durante la passerella del re a Ceuta le autorità locali facevano sfilare migliaia di persone festanti, che sventolavano bandierine spagnole, ai posti di blocco, blindatissimi, che dividono il territorio dal resto del Marocco, migliaia di marocchini manifestavano tutta la loro indignazione per quello che il governo di Rabat ha definito “un segno di affronto”, e “un gesto provocatorio”. Il primo ministro Abbas El Fassi, davanti al parlamento ha affermato che il Marocco «continuerà a mobilitare tutti i suoi mezzi per recuperare» Ceuta, Mellila e le isole vicine sotto l’occupazione spagnola. Così tanto rumore che Juan Carlos non se l’è proprio sentita: oltre ad accorciare la sua permanenza, ha deciso di passare a Malaga, invece che a Ceuta, la notte tra le visite alle due città.Lunedì, contemporaneamente alla visita del re, a Ceuta, al grido di “Liberiamo Ceuta e Melilla”, erano in 5000. Martedì una manifestazione simile, con almeno 6000 persone, si è tenuta tra Nador e Melilla. Nel corteo anche parlamentari marocchini e molti rappresentanti della società civile.
Ceuta e Melilla, rispettivamente 74.000 e 68.000 abitanti, si trovano nella costa settentrionale del Marocco ma appartengono alla Spagna, Ceuta dal 1668, Melilla addirittura dal 1497. Ma il confine tra il maghreb e quelle che vengono definite le “enclave” della Spagna è blindato: nonostante l’opposizione del Marocco,
la Comunità Europea ha investito 30 milioni di euro per costruire una doppia barriera metallica alta da 4 a 6 metri e lunga 9,7km intorno a Ceuta e 8,2km a Melilla, e proteggersi così dalle “invasioni” di migranti. Filo spinato, posti di vigilanza alternati e camminamenti per il passaggio di veicoli, e attorno una rete di sensori elettronici, acustici e visivi: Bruxelles non ha badato a spese per difendere la sua fortezza.
Proprio attorno alle due città spagnole si concentra la pressione di migliaia di migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana, che sognando l’Europa si avventurano in pericolosi viaggi attraverso il deserto. Le forze di sicurezza marocchine e spagnole usano la mano pesante contro chiunque tenti di passare la barriera illegalmente, tanto che nel settembre 2005, a fronte di un tentativo massiccio di migrazione verso l’Europa, almeno in 15 morirono sotto i colpi di arma da fuoco della polizia, centinaia i feriti.
La Spagna difende la sua occupazione a spada tratta: ormai le due città sono di fatto “spagnole”, essendo occupate da oltre 3 secoli. Madrid accusa inoltre il Marocco di usarle come merce di scambio. L’accanimento spagnolo si spiega anche nel fatto che le due città siano “porti franchi”. Ceuta e Melilla come il Sahara occidentale? Ad irritare Rabat anche la data scelta per la visita reale: il 6 novembre è il giorno della ‘marcia verde’ sul Sahara, quando il regno marocchino, nel 1975, tentò di mascherare con un insediamento di coloni l’invasione nel Sahara Occidentale, appena abbandonato dalla Spagna. Da oltre 30 anni il Sahara Occidentale è di fatto una colonia del Marocco, che nega al popolo saharawi il referendum che ne decreterebbe l’autonomia. Quest’anno, dopo anni di dialogo sordo tra i due paesi (per la chiusura di Rabat), e le denunce di Ong di violenze e soprusi a danno dei saharawi, l’Onu ha cercato di far ripartire le trattative, imponendo ad entrambe le parti la presentazione di un progetto. Un’iniziativa che ha avuto poco successo: il Marocco, che gode del pieno sostegno francese, continua ad essere sordo alla richiesta di referendum e concede le libertà con il contagocce. Nonostante la ventata di ottimismo per la ripresa dei colloqui, la situazione è di nuovo in stallo. Proprio questa settimana, a distanza di pochi giorni dalla visita a Ceuta e Melilla dei reali spagnoli, il giudice Baltasar Garzon ha annunciato l’apertura di un fascicolo contro alti dignitari marocchini degli anni 70, 80 e 90, accusati del genocidio di centinaia di saharawi. Fonti: Nigrizia
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