Breve disserzione sulla musica popolare del Gargano
Purtà la serenata alla zita (alla fidanzata), era in passato un avvenimento rituale così importante da richiedere cantatori e suonatori specializzati. Il committente doveva accordarsi qualche giorno prima con i musicanti per garantirsi quelli più bravi, e così fare una buona impressione alla donna amata. Spesso però la serenata [...] doveva soddisfare un bisogno immediato ed urgente, cosicché accadeva che gli esecutori venissero svegliati nel cuore della notte per aiutare qualche amico o conoscente a cantare la propria dichiarazione d'amore. Di notte, quindi, l'innamorato, i musicanti e gli amici, si recavano nei pressi dell'abitazione della zita e lì restavano fino a tarda ora, se nel frattempo non erano stati richiesti da un altro committente.[...] Le serenate potevano essere di due tipi: d'amore, in cui l'innamorato (aiutato da altri cantori), esibendosi sotto la finestra della donna amata, esprimeva l'affetto nei suoi riguardi; di sdegno quando, offeso dal cattivo comportamento della zita, le dichiarava apertamente il proprio disprezzo. Queste serenate cosiddette di scontre, che arrecavano offesa alla donna amata, erano piuttosto pericolose per tutta la compagnia, poiché la famiglia della parte lesa rispondeva spesso con atti di violenza all'insulto subito.
Salvatore Villani - Libretto del Cd La Serenata a San Giovanni Rotondo
Musicalmente la tarantella del gargano in confronto ai nostri corregionali salentini, appare ripetitiva e sicuramente più melodica ma, un orecchio attento riuscirebbe a carpire le differenze tra le diverse esecuzioni vocali dei vari cantori che si alternano a cantare i tipici sonetti.
Nel libro di Noviello (Andrea Sacco suona e canta), il vecchio cantore, Andrea Sacco, suoleva ripetere al giovane Noviello che "così come canti, così deve suonare la chitarra". Ed è questa simbiosi tra la voce del cantore e la chitarra battente che l'accompagna (accordata a seconda della voce del cantore) a rendere sempre diversa e particolare ogni esecuzione... La mia ignoranza in campo musicale non mi permette di parlarvi delle tecniche usate, infatti non voglio soffermarmi a parlare di queste, ma della straordinaria bellezza dei sonetti garganici in generale e carpinesi in particolare. Sonetti, fortemente poetici che riescono a far coabitare in perfetta simbiosi la semplicità della cultura contadina e una ricercatezza poco comune ai testi delle altre tarantelle tramandate oralmente. Faccio parlare queste perle, proponendovi alcuni di essi.
Nel libro di Noviello (Andrea Sacco suona e canta), il vecchio cantore, Andrea Sacco, suoleva ripetere al giovane Noviello che "così come canti, così deve suonare la chitarra". Ed è questa simbiosi tra la voce del cantore e la chitarra battente che l'accompagna (accordata a seconda della voce del cantore) a rendere sempre diversa e particolare ogni esecuzione... La mia ignoranza in campo musicale non mi permette di parlarvi delle tecniche usate, infatti non voglio soffermarmi a parlare di queste, ma della straordinaria bellezza dei sonetti garganici in generale e carpinesi in particolare. Sonetti, fortemente poetici che riescono a far coabitare in perfetta simbiosi la semplicità della cultura contadina e una ricercatezza poco comune ai testi delle altre tarantelle tramandate oralmente. Faccio parlare queste perle, proponendovi alcuni di essi.

Il sonetto più famoso è sicuramente "come deja fà pi amà sta donna", ripresa negli anni '60 dalla Nuova Compagnia del Canto Popolare e impropriamente conosciuta ai più come tarantella del gargano:
Come deja fà pi amà sta donna
di rosi deja fà nu bellu ciardini
doni di p'intorni le hanno a murari
di preta preziosa e ori fini
mezzo ce la cava na brava funtana
e aja fa corri l'acqua sorgentiva
'ncoppo ce 'aja metti n'auciello a cantari
cantava e ripusava bella diceva
e pe te so' divintato n'auciello
cantava li bellizzi di questa donna
volella' ci voglio bene e non lo sa
si bene non ci voleva a cantà non ci veneva
bene ce aje voluto a cantà ce sò venuto
Traduzione
Come devo fare per amare questa donna
di rose farò un bel giardino
tutto intorno lo murerò
con pietre preziose e oro fino
in mezzo scaverò una fontana
e farò scorrere l'acqua sorgentiva
soprà glielo metterò un uccello a cantare
cantava e riposave e bella diceva
per te sono diventato un uccello
cantava le bellezze di questa donna
volella' ti voglio bene e non lo sai
se bene non ti volevo a cantar non ci venivo
bene ti ho voluto a cantar ci son venuto
Diventano maggiormente straordinari, secondo me, questi sonetti se si pensa che sono stati fatti da contadini semi analfabeti...

Il sonetto che preferisco è sicuramente Nacchete bella mia che domane parte, con cui aprii questo mio spazio web.
Necchete bella mije che domane parteOggi si parlerbbe di mail e non di lettere.
e la partenza miie è di certe
mo pije lu core e lo faccie n'duje parte
une te lu lascie a te e 'n'avete me lu porte
se non have lettere da quiste parte
piange bella mije che jie songhe morte
Traduzione
Avvicinati bella mia che domani parto
e la partenza mia è certa
prendo il cuore e ne faccio due parti
una la lascio a te e l'altra me la porto
se non arrivano lettere da queste parti
piangi bella mi a che io sono morto

Ma le serenate non sono solo d'amore, ma sono anche di scontro. Nel seguente sonetto le grazie della ragazza vengono paragonate ad agrumi, uno dei frutti più preziosi del nord del Gargano.
Faccia de limungelle ngiallanute
te va vantanne che non m'ha velute
inta li toi giardine ci songhe state
pizze pe pizze l'hai camminate
la megghjie purtagalle me l'hai mangnate
lu megghjie limmuncelle me l'hai capate
all'uteme ce stave na rosa e l'ei durate
chi vo trascì che trasche je songhe sciute
Traduzione
Faccio di limocello ingiallito
ti vanti che non mi hai voluto
dentro il tuo giardino ci sono stato
pezzo per pezzo l'ho camminato
l'arancia migliore l'ho mangiata
il limone migliore ho scelto
all'ultimo ci stava una rosa e l'ho odorata
chi vuole entrare che entri io sono uscito
Usai questo sonetto per iniziare il capitolo sull'Oasi agrumaria del Gargano della mia tesi di laurea sui prodotti tipici del Parco Nazionale del Gargano.

Ma le serenate del Gargano non sono solo di Carpino. Anche San Giovanni Rotondo ha un ottimo repertorio. Eccovene una:
Iangelu, dallu cièle vuja calate
vestute de vellute e de bruccate,
li chjàve de 'stu core vùja li tenìte,
quànne vulìte l'aprìte e lu serràte.
Lu mèdeche m'ha mìsse a bòne partìte
che l'àdda fà uarì quìste ferìte.
Traduzione
Angelo del cielo voi scendete
vestito di velluto e di bruccate*
le chiavi di questo cuore voi tenete
quando volete lo aprite e lo chiudete
il medico mi ha dato buone notizie
che fara guarire queste ferite
Chedo scusa per la traduzione, ma non ho la più pallida idea cosa voglia dire bruccate, per essendo espressione del mio dialetto.

Monte Sant'Angelo per secoli è stato il paese guida del promontorio con la sua grotta di San Michele, meta di pellegrini da tutti il mondo, e quindi non poteva non mancare a questa mia mini carrellata.
Tu nun lu pinse
quante te voghje bene tu nen lu pinse
se li suspire mije fossere fuche
tutta lu munne ce saria bruscéte
Traduzione
Tu non lo immagnini
quanto ti voglio bene tu non lo immagini
se i miei sospiri fossero fuoco
tutto il mondo si sarebbe bruciato
Anche altri paesi hanno questa tradizione, ma elencarli tutti sarebbe un'impresa che lascio agli etnomusicologi... Ogni paese ha migliaia di sonetti e ogni vecchio cantore li interpetra con il suo stile, molti sono andati persi nel corso degli anni, ma fortunatamente l'isolamento del Gargano ha permesso di mantenerne intatti un bel po'.
Naturalmente in un post, con tutti i suoi limiti, non posso raccontarvi l'intero repertorio fatto anche di tarantelle da ballare, di canti di processioni, di ninna nanne. Non posso farvi sentire le antiche registrazioni con i fruscii e con i cantori che in dialetto chiedono, all'entonomusicologo del momento, se possono iniziare a cantare. Non vi posso far sentire la forza dei vecchi cantori e suonatori, la maggiorparte purtroppo morti. Quindi accontentavi di questa mini disserzione, così solo per farvi conoscere una delle mie più grandi passioni...
Naturalmente in un post, con tutti i suoi limiti, non posso raccontarvi l'intero repertorio fatto anche di tarantelle da ballare, di canti di processioni, di ninna nanne. Non posso farvi sentire le antiche registrazioni con i fruscii e con i cantori che in dialetto chiedono, all'entonomusicologo del momento, se possono iniziare a cantare. Non vi posso far sentire la forza dei vecchi cantori e suonatori, la maggiorparte purtroppo morti. Quindi accontentavi di questa mini disserzione, così solo per farvi conoscere una delle mie più grandi passioni...
Nonostante, molti giovani nel Gargano cantano la musica contadina, questa inevitabilmente nella sua tecnica originale è destinata a scomparire, perché i cantori erano contadini immersi nella loro cultura, accompagnata dalle stagioni e fatta da riti ben precisi. I ragazzi che portano in giro per il mondo questa straoridanaria espressione della cultura contadina assieme ai due ultimi vecchi di Carpino (Antonio Maccarrone e Antonio Piccininno), non sono contadini e hanno accesso a molte più informazioni e più tipi di musiche dei loro nonni, questo fa sì che tra lo stile dei vecchi cantori e quello dei gruppi di riproposta nasca un divario di stile e modo di cantare.
Attualmente nel Gargano ci sono gruppi di riproposta molto validi, uno su tutti i Tarantula Garganica, ma la straordinaria voce dei vecchi cantori e la loro tecnica rimane sempre più ineguagliabile come dimostrano le antiche registrazioni e gli spettacoli che vedono protagonisti i veri custodi di questa arte.
La musica contadina è morta, perché sono morti i riti che l'accompagnano. Non si porta più la serenata alla giovane zitella e non si canta più nei campi. I festival di musica popolare, sebbene quasi tutti di grande qualità, come ad esempio la notte della taranta o il Carpino Folk Festival, non potranno mai prendere il posto dei riti di aggregazione contadina e quello che ne può uscire fuori come innovazione seppur musicalmente molto valida, secondo me, snatura il vero spirito della musica popolare: la ritualità all'interno di una ristretta società.
*[Bruccate sta sicuramente per broccato, ricamo tipico del Settecento. In pratica si sfilava un tessuto di canapa secondo la trama orizzontale e successivamente si riprendevano con l'ago coppie di fili creando accuratissimi disegni. Il tessuto così ottenuto si applicava poi su un tessuto più fine [spesso di tonalità diversa] creando un rilievo. Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena ne aveva gli armadi pieni! ;)]
Commento di missi
Attualmente nel Gargano ci sono gruppi di riproposta molto validi, uno su tutti i Tarantula Garganica, ma la straordinaria voce dei vecchi cantori e la loro tecnica rimane sempre più ineguagliabile come dimostrano le antiche registrazioni e gli spettacoli che vedono protagonisti i veri custodi di questa arte.
La musica contadina è morta, perché sono morti i riti che l'accompagnano. Non si porta più la serenata alla giovane zitella e non si canta più nei campi. I festival di musica popolare, sebbene quasi tutti di grande qualità, come ad esempio la notte della taranta o il Carpino Folk Festival, non potranno mai prendere il posto dei riti di aggregazione contadina e quello che ne può uscire fuori come innovazione seppur musicalmente molto valida, secondo me, snatura il vero spirito della musica popolare: la ritualità all'interno di una ristretta società.
*[Bruccate sta sicuramente per broccato, ricamo tipico del Settecento. In pratica si sfilava un tessuto di canapa secondo la trama orizzontale e successivamente si riprendevano con l'ago coppie di fili creando accuratissimi disegni. Il tessuto così ottenuto si applicava poi su un tessuto più fine [spesso di tonalità diversa] creando un rilievo. Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena ne aveva gli armadi pieni! ;)]
Commento di missi



