Il 2008 è l'anno dei diritti umani. Cade, per l'appunto, il sessantesimo della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e imperverseranno convegni e manifestazioni, molti saliranno sui podi per spiegarci che al mondo c'è la cattiveria e loro sono lì per combatterla. Ma fateci il piacere!
In Darfur si parla già di 400mila morti per la pulizia etnica armata dalla Cina. Pechino spiega ai monaci tibetani che possçno scegliere fra meditazione e martirio. C'è imbarazzo. Nemmeno parlarne, di stoppare il grande business olimpico e soprattutto tutti gli altri ben più consistenti. Bush, anzi, toglie la Cina dall'elenco dei paesi carogna perché, con la crisi che avanza su banche e finanziarie usa, ci mancherebbe pure che i cinesi ritirassero gli ingenti capitali investiti in questi anni proprio lì. Il Papa frena e tratta per i cattolici cinesi: Budda poi, è un concorrente. Putin aiuta gli ayatollah a farsi il nucleare, sostiene il terrorismo serbo, stermina i ceceni e quelli che denunciano la sua dittatura? Zitti! Che altrimenti ci chiude il gas!
In Iran abbiamo Eni e Fiat. Gheddafi è sempre nella Juve? La Birmania è già dimenticata. Colombia, Filippine, Kenya, Pakistan, Iraq: e chissenefrega? C'è persino chi vorrebbe mollare Kossova, Afghanistan e Libano. Gli Usa, poi, la Dichiarazione l'hanno sepolta a Falluja, Abu Graib e Guantanamo insieme a tutte le convenzioni internazionali. E anche al nostro Calipari.
I pacifisti? Stanno in pace. Insomma, la festa, ai diritti umani, la fanno tutti i giorni. L'importante è che paghiamo le bollette. E non solo a Putin.
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