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Nell'Ottobre
2007 Mario Draghi aveva detto, durante una lezione a Torino, che "Occorre
che il reddito torni a crescere in modo stabile". È evidente che in quel
momento si stesse riferendo alla sua situazione reddituale, decisamente
scarsina... Il "povero"
Draghi, infatti dichiara unicamente un imponibile da fabbricati di 162 euro, di cui,
ovviamente, ha pagato delle tasse proporzionate di 24 euro (io lo avrei
esentato...).
Si
è fatto tanto rumore in riferimento alle entrate dei singoli cittadini con il
discorso della pubblicazione dei redditi online, si è urlato allo scandalo
perché alcuni personaggi di spicco dichiaravano tanti soldi, eppure questa
notizia che il Governatore della Banca di Italia dichiari così poco non sembra
interessare più di tanto: il tutto tende a rimanere in sordina, ne parla L'Espresso,
ne parla Dagospia, ne parliamo noi di ADUSBEF (ma questo non dovrebbe
sorprendere).
Come
è normale che sia, ci si aspettavano delle precisazioni, delle smentite: si
parla tanto di trasparenza, l'ABI è in prima fila per riempirsi la bocca di
questa parola, sia con il Governo (uscente, o entrante ha poca importanza) che
con i suoi utenti, per poi scadere, in un modo o nell'altro sempre nei soliti
sotterfugi o bisbigli. Stamattina, sul sito di Bankitalia, la notizia più
recente è datata 13 maggio 2008 e di smentite al riguardo non se ne parla e,
ovviamente, non se ne parlerà.
La
trasparenza e la regolarità vengono intese dagli Istituti di Credito a senso
unico. È l'utente che deve dimostrarsi trasparente. Banche e Fisco sono
d'accordo su questo: che l'utente e contribuente dichiari tutto (come è giusto)
e che paghi (soprattutto).
Si
parla di evasione delle aziende private in Italia: gli imprenditori italiani
fanno varie creste per il Fisco, che in un modo o nell'altro, deve punire
preventivamente le suddette imprese. Anche le Banche sono aziende private, non
scordiamocelo. Eppure non ricevono lo stesso trattamento delle altre. Vengono
concessi sgravi e sconti e, soprattutto, varie libertà di azione o non azione
che ad altri soggetti non possono e non devono essere garantiti.
Perché?
Qui si riaffaccia lo spettro di concezioni che vedono proprio l'arrivo di
Draghi a Bankitalia come il sintomo di una vendita dell'Italia alle Banche, e
con queste, alle Banche straniere, proprio per le relazioni e gli incarichi con
la famosa Goldman Sachs che viene nuovamente e a ragione citata dall'Espresso.
Le privatizzazioni in Italia possono essere fatte risalire a questa
"vendita presunta" (diciamo così) del nostro Paese al resto del
mondo. Già la decisione di mettere Draghi sul piedistallo della Banca di Italia
sarebbe stata prodromo di una spartizione internazionale del Bel Paese, in
quanto la scelta era fra:
"
Mario Draghi (Banca Mondiale, gruppo
Bilderberg, vice presidente della Goldman Sachs), Mario Monti
(Bilderberg, appena "assunto" dalla Goldman Sachs), Tommaso Padoa Schioppa (Aspen Institute, Commissione Trilaterale,
Bilderberg), Domenico Siniscalco (RIIA,
Royal Institute for International Affairs, il governo invisibile
britannico), Vittorio Grilli (Aspen Institute), Lamberto Dini
(ex vice presidente della BIS, la Banca per i Regolamenti Internazionali, Cavaliere
di Gran Croce, Fondo Monetario Internazionale)"
Per
citare http://www.disinformazione.it/
Quindi,
ci sarebbe da vedere dietro il lassismo nei confronti degli istituti di credito
e la durezza nei confronti degli utenti, solo una transazione già avvenuta
addirittura nell'ormai lontano 1992. Le Banche sono e rimangono dei soggetti
privilegiati e diventa difficile evidenziare all'opinione pubblica le
differenze di trattamento che avvengono fra questi erogatori di servizi e i
loro clienti, finché non si rimane ingabbiati nei contorti meccanismi che
questi Istituti mettono in atto. E quindi si capirebbero i "consigli"
dell'ABI ai Governi, si capirebbe che le Banche dicano senza mezzi termini che
non accetteranno mai di pagare delle tasse in più (proviamoci noi privati
cittadini ad azzardarci a rifiutare di pagare una qualsiasi tassa: ci
ritroveremo pignoramenti, fermi amministrativi o peggio ipoteche sulla casa).
Si capirebbe che, se un cittadino dichiarasse troppo poco si ritroverebbe degli
accertamenti da parte del fisco, mentre Draghi, che dichiara un imponibile di
soli 162 euro, non è neppure tenuto a precisare alcunché nonostante ricopra una
importante carica a livello nazionale.
Fanta-politica?
Fanta-economia? Chi può rispondere?
Francesca Lippi
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