E' giusto rifiutarsi di applicare una legge dello stato per "obiezione di coscienza" ?
A volte sono utili alcune considerazioni su leggi, che la mentalità comune pensa oramai definitivamente acquisite ma che mai dovremmo, al contrario, dare per definitive e scontate. Credo che tutti assieme dovremmo sempre vigilare sull'applicazione di queste leggi , sulla loro applicazione come sul loro rispetto.
Mi riferisco in particolare alla legge 194 sull'interruzione della gravidanza.
E' legge dello stato anche se da più parti se ne chiede la revisione.
I cattolici ne chiedono sostanziali modifiche restrittive, sopratutto per quanto attiene la parte che consente l'aborto se il feto risulta affetto da malformazioni ; i sostenitori della stessa, al contrario, la considerano una buona legge, rispettosa della donna, del valore della maternità e del valore della vita umana sin dal suo inizio.
Proprio questi ultimi evidenziano alcune storture che di fatto ne pregiudicano e ne ostacolano l'applicazione.
Ma mi chiedo, non è forse compito dello stato rimuovere tutte quelle motivazioni che pregiudicano l'applicazione , il rispetto, o il semplice ricorso ai benefici, delle sue stesse leggi ? Oppure lo Stato, approvata una legge, se ne deve rimanere in disparte, lavandosene le mani e concludendo che in fin dei conti lui il suo dovere lo ha fatto ?
Io non credo debba, nè possa, essere così.
Allora come non accorgersi che oramai più del 60% dei ginecologi che lavorano nel settore pubblico è obiettore di coscienza ?
La legge infatti prevede l'"obiezione di coscienza" per i medici e il personale ausiliario , esonerandoli in pratica da tutte le procedure.
Non è un caso che oramai molte donne denuncino le gravi inadempienze che hanno dovuto registrare per poter interrompere la gravidanza, iter burocratici estremamente lunghi, interlocutori non sempre disponibili, in pratica un vero calvario, non solo morale.
Si assiste a donne che devono emigrare da una regione all'altra o che si trovano costrette a fare ricorso alle cure di cliniche private, sempre disponibili.
In alcuni casi, sopratutto tra gli immigrati, si registra l'aumento vertiginoso del ricorso all'aborto clandestino, proprio quel tragico fenomeno che si voleva del tutto estirpare.
Personalmente mi chiedo se sia corretto che una legge dello stato possa prevederne la sua stessa non applicazione, sia pure nel caso "di obiezione di coscienza".
Potremmo avere ad esempio e per assurdo, se lo stesso principio dovesse essere esteso ad altre categorie, carabinieri che non erogano multe ai cittadini meno abbienti per motivi di "coscienza", giudici che non applicano le leggi per motivi di "obiezione di coscienza", militari che non combattono per motivi di "coscienza".
A meno che non sia lo stesso Stato che considera alcune sue leggi, talmente pessime da prevederne il non rispetto per questioni morali e per casi di "obiezione di coscienza".
Naturalmente non voglio dire che su questa materia non vi possano essere obiezioni di sorta. Basta vedere le reazioni di tutti i cattolici di fronte alla legge per averne una chiara idea.
Va rispettaato il pensiero dei cattolici sulla questione, ma devono essere rispettate anche le leggi dello stato ed i cittadini che ne chiedono l'applicazione.
Nessuno ha nulla da dire sul fatto, del tutto personale, che un cittadino possa decidere di non abortire mai e quindi non faccia ricorso alla legge in "caso di coscienza"; le scelte individuali, che non arrecano danno agli altri, sono sempre da rispettare sul piano personale e privato.
Quello che contesto e che mi pare di troppo è che vi siano categorie che possano di fatto impedire l'applicazione di una legge dello stato, sopratutto quando questi poi lavorano proprio in strutture pubbliche, alle strette dipendenze di quello stato di cui si rifiutano (in alcuni casi solo per comodità) di applicarne le leggi.
Basterebbe una clausola, e cioè che non debbano essere assunti in strutture pubbliche i ginecologi o i dipendenti che si rifiutino di applicare la legge 194, sarebbero salvi i cittadini, sarebbe salva la legge, sarebbero anche salve le loro coscienze.





























3 commenti:
Condivido in pieno la tua analisi.
Io credo che una legge dello Stato vada sempre rispettata, perchè altrimenti ognuno potrebbe scegliere quali leggi rispettare e quali no e saremmo all'anarchia.
Penso anche che il cittadino possa avere il diritto di esercitare l'obiezione di coscienza, assumendo, però, su di sè le conseguenze del suo gesto.
Così come gli obiettori al servizio di leva dovevano fare un altro servizio utile alla collettività, mi sembra condivisibile che un ginecologo obiettore non possa lavorare per lo Stato che ha promulgato una legge che lui si rifiuta di applicare.
Non sto qui a ricordare quanti medici si dichiarano obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche mentre poi non lo siano in quelle private...
Una legge ispirata a principi religiosi costringerebbe anche me a seguire principi in cui non mi riconosco.
Al contrario, una legge laica non obbligherebbe nessuno a mettere in atto comportamenti contrari alla propria coscienza
Ciao, il problama è questo: l'aborto è o non è un omicidio. La legge dice che è crimine depenalizzato, quindi chi lo commette non viene messo in galera. Ma mai nessuna legge e di nessuno stato può imporre ad un qualsiasi individio di uccidere deliberatamente e senza alcun motivo un innoccente. Se cerchi nella rete troverai adirittura i video degli aborti e le foto de bambini abortiti in tutto identici ad un normale bimbo nato vivo. Se vuoi leggi il mio post mi interessa un tuo punto di vista
"Non sto qui a ricordare quanti medici si dichiarano obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche mentre poi non lo siano in quelle private..."...condivido in pieno...a me piacerebbe soltanto sapere quanti di quel 60% obbiettori di coscienze "davanti", non lo siano poi "sottobanco", sono ben noti i casi di striscia la notizia o di molti altri programmi tv o giornali...
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