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Home arrow Rubriche arrow Fatti e Poesia arrow Fatti e Poesia n. 28/2007
Fatti e Poesia n. 28/2007 PDF Stampa E-mail
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Ultimo aggiornamento ( sabato 18 agosto 2007 )
 

Scritto da Reno Bromuro, 18-08-2007 15:58

Pagina vista : 828    

Favoriti : 13

Pubblicato in : Rubriche culturali, Fatti e Poesia a cura di Reno Bromuro


Fatti e Poesia a cura di Reno Bromuro Fatti e Poesia, settimanale di scienze umane anno V n. 0754 del 20-26 agosto 2007 dell'Associazione Internazionale Artisti «Poesia della Vita» (non profit). Repertorio n. 3426 – Raccolta n. 1270 del 29/10/1984. Presidente Reno Bromuro.





• PROMEMORIA


Il 31 ottobre si chiudono le iscrizioni per partecipare al “MASTER DEATH STUDIES & THE END OF LIFE” diretto dalla Prof. Ines Testoni della Facoltà di Scienze della Formazione, dell’Università di Padova. Non aspettate l’ultimo giorno il corso è a numero chiuso: non più di 25 iscritti.


ATTUALITÀ


TERREMOTO IN PERÙ

Da Lima corrispondenza di Inés de la Puente (alias SKORPIONA)

Ciao cari amici! Vivo con gli occhi ben aperti... Non posso dormire, perché tutta la vita ho avuto un terrore panico dei terremoti. Ho vissuto i terremoti degli anni 1966, 1970 e 1974, ma questo lo considero forte molti di più di come lo commentano gli specialisti; contenta che le onde del movimento tellurico sono state lunghe (ondulatorie) e non tagli (sussultorie), perché altrimenti il danno sarebbe stato maggiore! Hanno informato anche che si è sentito in tutto il territorio peruviano, in maggiore o minore intensità, perfino in posti dove non c’è stato mai nessun movimento tellurico negli ultimi cinquanta anni.


L'epicentro del primo terremoto di 7,5 gradi nella scala di Ritcher è stato localizzato nel mare di Pisco, che ritrova a 250 km. al sud di Lima - Dipartimento di Ica, ed il secondo è stato di 7,7 gradi nella città di Cañete, anche al sud del paese, a soli 160 km. da Lima, e con una durata approssimativamente di due minuti! Ci sono state già più di cento repliche io ne ho sentito solo due per fortuna. In questi momenti sto ascoltando la TV e stanno paragonando questo terremoto con quello che ci fu nel 1940, io non ero ancora nata e non lo vissi grazie a Dio, ma so dai miei genitori che fu Spaventoso!


Nel Dipartimento di Lima, capitale, fino al momento non si sa di maggiori danni materiali né perdite umane, ma in questo momento si parla di un migliaio di feriti e di circa quattrocento morti. Ma nel Dipartimento di Ica i danni materiali e perdite umane sono considerabili. Il numero di vittime va in salita, in questo momento più di 400, ed i feriti superano le mille persone. Gli ospedali sono collassati, così come il servizio di illuminazione elettrica, come è accaduto in molti distretti di Lima. Di uguale forma, è illcollasso del servizio telefonico: telefonia fissa e cellulare, cosa che ha causato maggiore disperazione.


Nel mio distretto San Isidoro il terremoto è stato avvertito molto forte; la mia casa sbatteva verso tutti lati, sembrava che stesse galleggiando in mezzo all'oceano. Realmente pensai che andava a succedere un Cataclisma! Che questa era la Fine Del Mondo! Immaginate come l'avranno sentito nel Dipartimento di Ica! La mia camera da letto si rovesciava, si muoveva per tutti lati, fino a farmi barcollare quando camminavo. Finalmente riuscii, con mio  padre, a raggiungere il giardino, dove si trovavano già due dei miei figli ed il fidanzato di mia figlia.


Tirate voi la somma di ciò che è stato il prolungamento di questo terribile terremoto, che vedendo che non si fermava, sono andata alla mia camera da letto per cercare un cappotto per mio padre e seguivo... ritornai alla sua camera da letto per prendere la sua sciarpa e il berretto di lana e seguivo... non sapendo come fermare il la terra che tremava!

Adesso tenterò di dormire un poco ma siate certi lo farò con un occhio solo, perché l'altro rimarrà in allerta!

Inés de la Puente (SKORPIONA)

PARLIAMONE


TERZA GIORNATA DI LAVORI (Divisa in due parti)

All’apertura dei lavori della terza giornata iniziai: Ieri ci lasciammo con il credo della “Poesia della Vita”: “Amiamo talmente la poesia da non permettere esibizioni troppo maldestre”. Su questo credo immagino siamo tutti d’accordo, ma non so quanto lo saremo su quello che oggi aggiungerò: dobbiamo essere e rimanere coerenti col “Credo” espresso ieri, non sentirsi estranei alla dissoluzione sociale in atto, né lasciarci prendere dal pensiero che, forse, anche la “Poesia della Vita” incontrando periodi di crisi si convinca di vivere il “suo periodo di transizione, o di crisi” ché, in questo caso, andrebbe incontro a forme con­cettuali non adeguate a rispondere alle esigenze espressive che ci siamo proposti.


La società imma­gina, ma non sa esprimere; il Poeta non si deve servire di un linguaggio non comprensibile a tutti, poiché le idee che elaborerebbe non avrebbero corso. Allora sì, sarebbe la crisi in senso generale: la Babilo­nia della espressione. Invece dobbiamo essere coerenti e pensare scientemente alla affermazione di Friedrich Wilhelm Nietzsche: “il Poeta è uomo superiore perciò è chiamato a cantare l’avvenire in modo che con il suo dire guidi il popolo, ecco anche il motivo per cui Francesco De Sanctis affermò che deve essere immediato e sintetico come il popolo”;non deve creare incomprensione tra lui e il popolo in modo da consentire la comprensione fra gli individui e il suo canto; deve tener presente l’evoluzione della società tecnologica, facendo sì, che l’individuo affronti il processo di adattamento alla nuova realtà, ad una con­tinua trasformazione, con serenità.


L’evoluzione della tecnica, non deve essere accettata come una “maledizione”, non deve ribaltare sui mezzi impropri, o sui sussidi laici o religiosi; in altre parole non deve ten­dere a dissacrare la natura che le nuove scoperte potrebbero portarlo a configurare la scienza come sopraffazione e sopruso. La “Poesia della Vita” deve abilitare il Poeta a svolgere una funzione dialettica all'interno della realtà, realizzando il recupero e assicurare l'armonia uomo-natura.


La nostra storia, iniziata ieri, deve presentare continuamente il sommario delle gesta individuali e collettive intese a non legittimare l'ansia di dominio, il potere dissacratore in virtù delle energie che sorgono, aiutando l’uomo affinché vengano convogliate per il raggiungimento di fini che, nell'ambito della natura, non erano programmati in modo imprevedibile o per lunghe scansioni di tempo.


Le scoperte scientifiche esistente fra l'uomo, il suo habitat e il suo comportamento verso le condizioni naturali, il Poeta della “Poesia della Vita” non le deve cantare come trasformazione di un fatto di costume, perché Egli rappresenta le tappe fondamentali del pensiero umano e al tempo stesso le premesse di adesione all'ambiente nel quale si rispecchiano le idee e le concezioni, perché il suo canto deve servire come incontro tra uomo e uomo, con sincerità poetica.


Il Poeta della “Poesia della Vita” non si deve mai ergere a psicoanalista né deve fungere da cireneo di turno e addossarsi la colpa di una eventuale delusione sgradevole di quei “padri” che non avranno saputo capire ed educare i figli. Come ha affermato ieri Marcello Eydalin: Non siamo quelli che pregano che la gru cada in testa all’operaio, perché così potremo cantare la sua morte. Diffidiamo dal dolore per corrispondenza e perciò scongiuriamo i nostri collaboratori di non mandarci poemi sul Vietnam e sul Cile. Quindi, per uscire dalla grigia atmosfera di amarezza basta considerare le ardite tesi innovatrici esposte da un sociologo desideroso di applicare la psico­analisi ai fenomeni sociali.


Noi non canteremo mai l'istinto fondamentale della sessualità, come fa Freud, o della elementare volontà dell'Ego, come fa Adler, o al principio generale della psiche collettiva, che, secondo Jung, abbraccia tutto, ottenendo il medesimo risultato: l’affratellamento collettivo come figli dello stesso Padre. Né abbiamo intenzione di commiserare i seguaci di Freud, di Jung e di Ad1er che da più di mezzo secolo polemizzano tra di loro, credendo di essere diversi, oppure faremmo il verso al gruppo del ’63, con le loro strampalate innovazioni, né agli ermetici che hanno volutamente dimenticare Poeti come Cardarelli, o la classicità di Quasimodo, oppure l’elevazione sociale della gente italica di Gatto o il canto provocatore di Pasolini. Dobbiamo, attraverso la poesia, riuscire a capire “uno psichismo collettivo, influenzato dalla sessualità, permeato dal­l'istinto di morte, secondo l'analisi freudiana” affinché “La Poesia della Vita” comprenda la fede del sociologo, del psicanalista e dell’uomo comune ed affermi la propria nella indi­struttibilità della Poesia quale necessità del vivere umano. Spiegando che psicoanalisi non è il pensiero equiparato ai contenitori in plastica per la loro indistruttibilità affinché il Poeta non incappi nei tempi iniqui per l'intelligenza umana.


Mi sovviene l’ipotesi di Jung che afferma: “l'opera letteraria, lungi dall'essere il frutto di una libera ispirazione, scaturisce dall'incontro del pensiero intimo dello scrittore con il mito più proprio a esprimerlo: una necessità interiore determinerebbe la scelta dei miti. E’ la forma del mito, che gli consente di esprimere il suo mondo coscienziale più liberamente che sotto ogni altra forma espressiva, in quanto rende metaforico l'insieme e consente al presente di caricarsi di significati”.


Il Poeta della “Poesia della Vita” deve agire in un clima diverso, con stile e toni diversi, deve dare il nuovo corso alla storia d'un mito, un'esplorazione fantastica e libera basata sul vero significato della Vita dalla nascita alla morte. E’ in questo modo che acquisisce e divulga il nuovo anelito verso un senso di libertà, l'attesa d'una parola nuova, rivoluzionaria, in un continuo rinnovarsi della Parola e riprende la sostanza dei fatti storici, raccogliendo le memorie del passato, per cantare l'immagine del nostro tempo.


Il verso di una sincera essenzialità deve servire a rivelare il pensiero al limite di una tensione drammatica, senza concedere al verisimile tutto il motivo interiorizzante, anche laddove sembra assumere i toni del dibattito filologico, “pur dando alla innovazione individuale e all'originalità dell'espres­sione artistica la parte che spetta loro, difendendo la validità delle «leggi» linguistiche e metriche; la forza delle tradizioni e istituzioni culturali dentro le quali l'estetica crociana in uno stato di assoluta libertà creativa: l'artista fa valere la propria individualità”.


Sappiamo che Benedetto Croce, nelle successive rielaborazioni della sua estetica, si preoccupò di attenuarne l'iniziale ispirazione antistorica, senza mai superarla del tutto. Ed è in questa perdurante astoricità della dot­trina crociana dell'arte la realtà  banale e sofistica, che fu propria di tutto il neo-idealismo italiano, la totale incomprensione che Croce assume di fronte all’Arte.

(3 continua 1° parte)

Bibliografia

U. Spirito: Filosofia e psicoanalisi; F. Antonimi: Psicoanalisi e filo­sofia. Risposta a Ugo Spirito; L. Stasolla: Pedagogia e psicoanalisi; E. Garroni: Psicoanalisi e linguaggio; L. Eletti; Psicoanalisi e società; L. Demarchi: Psicoanalisi e politica.


LA POESIA DELLA SETTIMANA


CUORE GITANO

di Ynés de la Puente Spiers (Skorpiona)

 

Ynés de la Puente Spiers è il vero nome di «Skorpiona» scrittrice peruviana nata a Lima, che obbedisce al suo segno zodiacale, che è lo Scorpione; di questo segno ha fatto il suo pseudónimo scelto d’accordo con il suo senso particolare e capriccioso d’essere.


Uno dei suoi tanti hobbies é scrivere i propri atteggiamenti, importanti per l’ispirazione dei suoi scritti. Ha avuto sempre la spinta a scrivere, perché le sembra affascinante poter modellare sopra un foglio di carta il proprio sentire.


Quando ha udito arrivare il momento di far conoscere al mondo la sua maniera di pensare e di vedere la vita, si è decisa a scrivere, ed ha saputo di avere una buona immaginazione che arriva al lettore con facilità, senza necessità di usare parole ricercate, o  metafore, che spesso non sono comprese.


«Cuore gitano» anche se tradotta in modo molto approssimativo, si capisce bene; nella sua semplicità viene alla luce un forte ardore verso la «conoscenza», come Ulisse; e come Dante verso la «speranza» che solo il miracolo della poesia sa trasmettere.


Il suo cuore si lascia trasportare dal vento, dove la spiaggia e fatta di rena rossiccia, che  stride sotto i piedi. E’ snervante pensare che il proprio cuore continua a cercare l’amore e la pace, come un marinaio. Allora allunga il passo che aumenta lo stridore della sabbia e a testa bassa come Ulisse va cercando… mentre nella mente risuonano i versi del Sommo: «nati non foste a viver come bruti/ ma per seguire virtude e conoscenza».


Improvvisamente rimane ferma: sul viso marcata quell’espressione immobile, impassibile, come se nulla la interessasse. E’ dritta sotto il sole come una colonna. Eppure chi la vede invidia quel corpo statuario. Si accoccola e giocando con la sabbia rossiccia, facendola scorrere tra le dita, cerca tra i granelli quel «cuore che non ha padrone». La sabbia scorre tra le dita e il suo cuore solitario insegue, dietro i granelli che scivolano, come la farina dal mulino nel sacco, quel punto fatale, «perché così lo vuole il tempo».


Posa lo sguardo sul mare che dondola tra i colori che vanno dall’azzurro intenso come il cielo al grigioverde della flora che traspare dalla lucentezza dell’acqua, che ondeggia il percorso; ha  come la sensazione che una polvere sottile gli scenda nei polmoni. Guarda in lontananza, il cielo si sta popolando di grosse nubi tondeggianti sulla linea dell’orizzonte. Questo le riporta alla mente il motivo del suo stare immobile sulla spiaggia deserta a sognare, che tra un’onda e l’altra, giunga finalmente la realizzazione dei suoi sogni. Ne distingue finanche le forme (ombre che si rincorrono sulle onde calme), solo allora ha come la sensazione d’una visione quasi dolorosa, e tuttavia così cara al suo cuore.


Un cuore gitano è un cuore che non ha radici, nemmeno nella sua terra: Ynés sottolinea così quel suo sentirsi «figlia del vento». Il vento, un padre affascinante che porta in sè l'eco di luoghi lontani e sconosciuti, con un’incantevole mescolanza d’immagini e, al tempo stesso, riaffermano l'origine culturale dell'Autrice.


Così come il suo segno zodiacale le suggerisce, emana respiri d’acqua per spegnere il fuoco che brucia dentro, senza pietà.


Skorpiona qui celebra l’amore quanto ne possa esprimere la personalità di una donna dei giorni nostri, che sa quello che vuole e non accetta mezzi termini, una donna che pur correndo con il tempo, vuole  che chi ama assapori in modo naturalmente umano e libero da costrizioni la catena che svincola il sentimento dai legami impalpabili in cui grandi poeti lo hanno voluto per riportarlo sulla terra.


CUORE GITANO

di Ynés de la Puente Spiers (Skorpiona)


 

Ho un cuore gitano 
che è libero come il vento, 
come un marinaio continua a cercare  
un cuore di porto in porto 
che non ha ancora padrone,  
che faccia realtà il suo sonno 
che il cuore solitario insegue 
perché così lo vuole il tempo. 
 
Non sa quello che è amare, 
né sa per amore piangere, 
solamente sa sognare, 
con quel cuore che qualche giorno, 
in un porto molto lontano, 
forse pronto troverà. 
 
Che ho un cuore di pietra, 
normalmente dicono così... 
che nascosto nel suo guscio sta, 
normalmente ascolto anche... 
non capiscono che desidero solo evitare, 
che qualcuno lo possa

senza ragione danneggiare. 
 
E così col correre del tempo credo già, 
che quel cuore alla mia vita,  
forse mai arriverà, 
tuttavia non smetto di sognare, 
che la vita forse possa regalare, 
quel cuore che, 
in qualche angolo del mondo, 
forse nascosto esisterà.


*****


CORAZÓN GITANO

Tengo un corazón gitano/ que es libre como el viento,/como marino va buscando/ un corazón en cada puerto.//Como dueño aún no tiene/que haga realidad su sueño,/ este corazón tan solo sigue/ porque así lo quiere el tiempo.//No conoce lo que es amar... /tampoco por amor llorar.../sólo sueña con ese corazón/ que en un puerto muy lejano, /tal vez pronto encontrará.//Que es mi corazón de piedra,/la gente suele decir... /que está oculto bajo una coraza,/suelo también escuchar.../no entienden que evitar deseo,/que lo puedan sin razón dañar.//Presumo al correr el tempo/que ese amor nunca llegará,/mas aún no dejo de soñar/ que la vida me quiera regalar,/aquel corazón que escondido/en un rincón del mundo.../ quizás solitario existirá.»


*******

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