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IL LUPO DELLA STEPPA, di Herman Hesse

di Giuseppe Del Fiacco

“Le opere letterarie possono essere intese e fraintese in vari modi. Per lo più l'autore di un opera non è competente in qual punto termina la comprensione dei lettori e dove incomincia il malinteso.”

Inizia in questa maniera la “Nota dell'Autore” de “Il Lupo della Steppa” (1927) di Herman Hesse.
Queste parole, scritte da uno scrittore del calibro di Herman Hesse, sono parole pesanti, significative. H.H. è uno scrittore poliedrico, versatile, geniale. Nei suoi romanzi i personaggi principali ripercorrono le tappe fondamentali del pensiero dell'autore. In Hesse la filosofia, il disagio sociale, la malattia di vivere, si intrecciano e percorrono assieme i vicoli bui di una società in trasformazione, ma già troppo massificata e classista.

Già nel saggio “Artisti e Psicanalisi” (1918) l'artista è spinto verso il coraggio della solitudine, lo stesso coraggio esplicitamente profetizzato da Nietzsche. Ma Herman Hesse non è certo famoso per “Artisti e Psicanalisi”, bensì lo è per “Siddhartha” dove l'autore miscela le conoscenze personali che ha dell'Oriente con la filosofia di Schopenhauer con la “religione” buddista. Altro romanzo che merita di essere citato è “Narciso e Boccadoro”, romanzo storico, ambientato nel Tardo Medioevo dove i protagonisti stessi del romanzo analizzano la propria vita con termini della logica aristotelica.

Personalmente considero “Il Lupo della Steppa” come il più vero dei romanzi di H.H.. E' già la seconda volta che mi permetto di abbreviare Herman Hesse in H.H. e non è un caso... Il protagonista de “Il Lupo della Steppa” si chiama Harry Haller, che abbreviato viene H.H., e sinceramente non credo che un autore come Hesse si sia lasciato sfuggire un dettaglio del genere...
La frase che ho riportato all'inizio della pagina si collega strettamente a questa tematica. Hesse ambienta questo romanzo in una società contemporanea alla sua, Harry Haller è un intellettuale dissidente. Haller è il lupo della steppa, non riesce ad ambientarsi nella società in cui vive, non riesce ad amare, a stringere amicizie, a dimostrare il suo valore reale. La società lo soffoca, lo spinge a rinchiudersi in se stesso, ad errare vagabondo nelle taverne ed ad affogare le proprie inquietudini nelle taverne. H.H. vaga errabondo in una società che ha ritmi diversi dai suoi, sfugge
dalle grinfie della società borghese falsa. Haller è un personaggio positivo, che porta una briciola di speranza: “Non si è fatto ancora niente, quando si è segnato come deteriori la guerra, la tecnica, l'ebbrezza del denaro, il nazionalismo. Al posto degli idoli del tempo si deve porre una fede. Io l'ho fatto: nel Lupo della steppa sono Mozart, gli Immortali e il teatro Magico.” Qui non è Hesse che parla, ma qui parla Haller, il Lupo della Steppa non è tutto Haller, bensì è una delle personalità di Haller, è la sua personalità più vera.

Il romanzo si divide in tre parti distinte, esattamente come Haller ha tre personalità diverse. Emblematiche sono le dediche, le piccole frasi fuori dai testi: la parte centrale “Le Memorie di Harry Haller” iniziano con un avvertimento: Soltanto per Pazzi. Hesse sa bene che il suo libro non è per tutti, esattamente come il luogo in cui Haller riuscirà trovare il suo io autentico è un “Teatro Magico. Ingresso libero non a tutti... Non a tutti.” E poi ancora: “Soltanto per pazzi.” Ma è inutile stare qui a raccontare “Il Lupo della Steppa”. E' un'opera soltanto per pazzi, solo per chi si è sentito almeno una volta un solitario lupo della steppa. Il romanzo è un tentativo di superamento dell'io. L'io si comprende comprendendo di non essere un unico soggetto ma una moltitudine di soggetti diversi simbiotici, rivali tra di loro, ostili. Solo successivamente questa comprensione l'io torna ad essere un soggetto singolo. Solo sperimentando ogni sfaccettatura del proprio io nel teatro magico le varie facce dell'io si ricongiungono tra di loro. Ed è solo in questa singolarità che comprende la pluralità della personalità che H.H. arriva ad comprendere il segreto dei grandi Immortali quali sono Goethe e Mozart. Tale segreto è una sonora e fragorosa risata, e nulla più.

Per quanto può sembrare assurdo questa non è una critica o un commento all'opera, ma questa è l'unico sintesi possibile, l'unica chiave di lettura di un'opera onnicomprensiva. Ne “Il Lupo della Steppa” la malattia del tempo, lo smarrimento della personalità, tocca punti di fantastica irrazionalità apparente. Ma la mia è solo una libera interpretazione, del resto “Le opere letterarie possono essere intese e fraintese in vari modi. Per lo più l'autore di un opera non è competente in qual punto termina la comprensione dei lettori e dove incomincia il malinteso.”

Posted on lunedì, dicembre 3, 2007 at 12:59AM by Registered Commenterfr in | Comments10 Comments | References3 References

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Reader Comments (10)

Herman Hesse è un grande, tanto quanto la tua recensione.

Non odiarmi se ti dico però che certi passaggi di Hesse a volte, sono veramente PALLOSI.

:)

dicembre 3, 2007 | Unregistered CommenterStefania

Tutte letture interessanti, mi sembra.

dicembre 3, 2007 | Unregistered CommenterFuoridalghetto

Penso che tu Giuseppe abbia colto un'aspetto che credo ineludibile nella poetica di Hesse. Il superamento dell'io: il gioco delle perle di vetro, Narciso e Boccadoro e of course Siddharta, raccontano tante maniere diverse per superarsi al fine di raggiungere un'armonia e una plenitudine che una vita che scorra dentro i tranquilli argini della identità unica non può soddisfare.
Il lupo della steppa non l'ho letto. Curiosamente ero stato tentato di leggerlo già qualche anno fa quando una mia amica mi paragonò al protagonista di quel libro. La cosa naturalmente mi lusingò. Volli leggerlo per vanità... Oggi, dopo la tua recensione lo leggerò per intima convinzione che sia un libro buono e utile.

dicembre 3, 2007 | Unregistered Commenterfabrizio

Io ed Hesse non ci siamo mai stati simpatici. Ma è un mio limite, me ne rendo conto. :o)

dicembre 3, 2007 | Unregistered CommenterAlessandra

Non ho mai letto nulla di Hesse. Dovrò colmare questa lacuna.

dicembre 3, 2007 | Unregistered CommenterMaria Carla

Non lo so, questo libro era stata la mia bibbia per un po' all'eta' di 16-18 anni, quando ne imparai addirittura alcune parti a memoria. Devo dire che rileggendolo a 40 anni (:-() nn mi ha dato le stesse emozioni.
ciao
cloro

dicembre 3, 2007 | Unregistered Commentercloro

Non conosco questo libro, mentre ho letto gli altri due citati, forse perché più famosi, non so.
C'è tempo per rimediare, intanto grazie per la segnalazione.
Ciao.

dicembre 4, 2007 | Unregistered CommenterAmfortas

alias Giuseppe Del Fiacco
@tutti
Ma grazie per i complimenti!
@Stefania
Dai non esageriamo, Hesse è molto più grande della mia recensione
@Fabrizio
Grazie
@tutti quelli che si sono ripromessi di leggere il libro
è il miglior complimento che mi potete fare, grazie!

dicembre 4, 2007 | Unregistered CommenterFiak

La tua analisi è bella ma difficile.

dicembre 6, 2007 | Unregistered CommenterMC :)

un libro bellissimo! consiglio a tutti di leggerlo!
oh harry..anch'io ho scambiato la terra per l'acqua?
anch'io ad un certo punto affoghero'??

settembre 10, 2008 | Unregistered Commentergiorgia

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