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In allegato le "Considerazioni del mondo del Credito e della Finanza" sulle Elezioni Politiche 2008 stilate dall'ABI (Fonte: http://www.abi.it)
Ovviamente
l'Associazione Bancaria Italiana non poteva non farsi notare anche prima,
durante e, di conseguenza, dopo le elezioni politiche del 2008. In particolare
l'ABI, giusto per sottolineare il legame che corre fra Banche e Politica
Italiana, si permette di dare dei veri e propri suggerimenti al Governo
entrante, anche se per lei si tratta solo di "Considerazioni
del Mondo del Credito e della Finanza".
Dunque,
questo universo parallelo del Credito e della Finanza, come già accennato,
giusto per essere di aiuto al Paese, pensa bene di fare una bella lista di 11
punti, in cui consiglia il da farsi per far riemergere l'Italia all'interno
della politica internazionale e per ridurre il debito pubblico (visto che gli
Istituti di Credito sono molto ferrati circa l'argomento "debito").
L'Associazione dissemina questo testo in formato PDF di circa 7 pagine totali
delle parole "produttività" e "concorrenza", ovvero due termini molto di moda
nell'ultimo periodo. Ovvero l'ABI afferma che
"occorre, in altre parole, potenziare i motori della macchina produttiva
italiana" e per fare ciò è
necessario che "i mercati (dei beni, del lavoro, dei capitali, ecc.) [funzionino] in
maniera corretta ed efficiente".
Ovviamente
le Banche all'unisono affermano che la principale cosa da fare è una "semplificazione
normativa" (evidentemente
al Settore del Credito non basta più di saltare a piè pari alcune leggi a lui
dedicate) con tanto di rimozione di norme che attualmente creerebbero "disparità
a seconda della diversa organizzazione che un gruppo di imprese sceglie di
darsi". Cosa si intenda per
"gruppo di imprese"
non è meglio chiarito, come non si sa bene se si tratti di una sorta di monito
verso Catricalà, che spesso fa irritare gli Istituti stessi. A questo
pensierino della sera si aggiunge una splendida idea, ovvero quella di dare
"largo spazio all'autoregolamentazione": come se non bastassero tutte le libertà
che si autoconcedono le Banche. Ma si sa, quello che bisogna a tutti i costi
evitare è questa proliferazione di norme che possano ingessare la libertà di
azione del Settore del Credito.
Quello
che, però, maggiormente ci preoccupa è che in questa proposta di argomenti in
agenda, l'ABI faccia riferimento innanzitutto ad una affermazione della
previdenza completare. Non scordiamo che attualmente abbiamo già di per sé
l'INPS con una tendenza troppo affaristica (vedi il caso di Equitalia s.p.a.),
e vogliamo anche ricordare quanto già l'INPS assorba di suo una gran
percentuale del lordo di qualsiasi genere di introito del cittadino italiano.
Le Banche, fra prestiti, mutui e scoperti di conto, nonché spese su operazioni
e mantenimenti dei conti, riescono a "parassitare" un'altra bella
fetta di quel che resta del netto. È sorprendente anche solo immaginare che il
cittadino comune riesca a far ingrassare ulteriormente le pance degli Istituti
di Credito con una previdenza complementare.
Un
altro punto a dir poco inquietante di queste "Considerazioni" è
quello che riguarda il Project Financing, il quale a livello pratico è
unicamente un ottimo modo per fare indebitare comuni e pubbliche
amministrazioni. Una politica in favore di questa modalità di finanziamento
andrebbe proprio a cozzare con quanto riferito nella prima pagina delle stesse
"Considerazioni", ovvero, l'auspicare una riduzione proprio del
debito pubblico. L'ABI arriva a sostenere che un' ottima soluzione per
rilanciare il Mezzogiorno (tiene a specificare che "Il
settore bancario sta facendo la sua parte in questa zona del Paese") e incentivarne lo sviluppo, sia proprio
quella dell'utilizzo del Project Financing. Il dubbio che nasce spontaneo è che
con questa speranza dell'ABI, il Settore del Credito abbia, in realtà,
l'intenzione di addossare a tutta la cittadinanza i debiti degli Enti derivati
proprio dal Project Financing, tramite il sistema perverso della
Cartolarizzazione dei crediti.
L'ABI,
oltretutto, riesce anche a metter bocca circa la dimensione delle imprese. Nel
punto titolato "Incentivare le imprese che vogliono
crescere" ricorda quasi
certi scienziati pazzi esaltati da teorie eugenetiche: "La
competitività internazionale da un lato e le capacità di ricerca, sviluppo
e innovazione dall’altro, sono legate
anche alle dimensioni delle imprese. Il
tema della limitata dimensione media delle nostre imprese è all’ordine
del giorno". Ciò che deve far riflettere, data la
connessione fra Settore del Credito e Politica, è proprio il fatto che l'ABI
affermi che la limitata dimensione di certe imprese italiane sia un problema.
Questo può far intuire che l'impresa che non sia in grado di raggiungere una
considerevole dimensione, facilmente sarà spazzata via dalla jungla finanziaria
creata dalle Banche (cosa che, di fatto, già accade attualmente e lo attestano
tutta quella miriade di piccole imprese fallite grazie al "supporto"
delle politiche bancarie).
Per
sottolineare che i tentacoli di... questo polpo (và...) arrivano ovunque, da
ricollegare al discorso su citato della dimensione delle imprese, c'è quello
del "Turismo materia prima del Paese" in cui possiamo subodorare l'intenzione di
dedicarsi anche a questo settore in quanto "Il mercato turistico [...] al giorno d’oggi pone
nuove sfide ed una sempre più agguerrita
“concorrenza globale”, ed è per questo fondamentale poter contare su una politica di attenzione, di
spinta all’ammodernamento e di
valorizzazione del turismo, dei suoi servizi e del suo indotto.
L’indiscussa qualità del nostro
patrimonio, cioè, deve corrispondere ad altrettanta qualità dell’industria e dell’impegno pubblico in
questo importante comparto".
Il che semplicemente vuole stare a significare che, visto che imprese di
piccole dimensioni non sono in grado di poter agire in maniera efficace
all'interno di un bellicoso mercato internazionale, allora tanto vale lasciar
fare all'ABI che sicuramente è in grado di poter tener testa ad un presente ed
un futuro così tanto tumultuoso... in poche parole: gli Alberghi alle Banche.
Per
concludere "Le banche italiane confermano l’impegno
al sostegno dell’economia, delle famiglie
e delle imprese, anche in un momento di grande turbolenza finanziaria, riservando ad esse tutti i
capitali che si possono raccogliere sul mercato, con particolare attenzione
alla struttura portante della nostra
economia, rappresentata dalle PMI"... Ebbene sì, anche se non ce ne eravamo accorti, l'ABI
sostiene nientemeno che le imprese e addirittura le famiglie. Soprattutto
quelle a cui vende l'abitazione.
Francesca
Lippi
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