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Come augurio a tutti i cittadini di raggiungere al più presto un rapporto ottimale con il Settore del Credito, mi permetto di citare un intervento del Prof. EINAUDI espresso nel lontano 1930: 

Le Aziende di Credito esistenti in Italia non “paiono né troppe né poche. Sono troppe tutte quelle casse e banche – ora assai diminuite però, come si è visto, da allora -  che sono amministrate da asini, da ingordi, da dilettanti e da gente che vuol fare la banca per amor del prossimo.
Sono poche in confronto delle alcune altre migliaia di Banche che potrebbero utilmente lavorare in centri rurali, i quali ora ne sono sprovvisti, in altri centri, dove esistono solo filiali di grossi istituti affaccendate a pompar denari da rovesciare al centro e nelle stesse grandi città, dove gli istituti esistenti non abbiano saputo rispondere alle esigenze di ceti sociali pur bisognosi dell’aiuto della Banca”.

(EINAUDI, 1930)
Riportato nel Rapporto della
Commissione Economic

In questo secolo ci stiamo impattando contro le conseguenze proprio di questa fattispecie, ormai giunta al massimo della macroscopicità, fenomeno che nel 1930 sembrava cominciare a scomparire.

Federico Lippi

I suggerimenti da parte dell'ABI al Governo entrante PDF Stampa E-mail
domenica 20 aprile 2008

In allegato le "Considerazioni del mondo del Credito e della Finanza" sulle Elezioni Politiche 2008 stilate dall'ABI (Fonte: http://www.abi.it)

Ovviamente l'Associazione Bancaria Italiana non poteva non farsi notare anche prima, durante e, di conseguenza, dopo le elezioni politiche del 2008. In particolare l'ABI, giusto per sottolineare il legame che corre fra Banche e Politica Italiana, si permette di dare dei veri e propri suggerimenti al Governo entrante, anche se per lei si tratta solo di "Considerazioni del Mondo del Credito e della Finanza".

Dunque, questo universo parallelo del Credito e della Finanza, come già accennato, giusto per essere di aiuto al Paese, pensa bene di fare una bella lista di 11 punti, in cui consiglia il da farsi per far riemergere l'Italia all'interno della politica internazionale e per ridurre il debito pubblico (visto che gli Istituti di Credito sono molto ferrati circa l'argomento "debito"). L'Associazione dissemina questo testo in formato PDF di circa 7 pagine totali delle parole "produttività" e "concorrenza", ovvero due termini molto di moda nell'ultimo periodo. Ovvero l'ABI afferma che  "occorre, in altre parole,  potenziare i motori della macchina produttiva italiana" e per fare ciò è necessario che "i mercati (dei beni, del  lavoro, dei capitali, ecc.) [funzionino] in maniera corretta ed efficiente".

Ovviamente le Banche all'unisono affermano che la principale cosa da fare è una "semplificazione normativa" (evidentemente al Settore del Credito non basta più di saltare a piè pari alcune leggi a lui dedicate) con tanto di rimozione di norme che attualmente creerebbero "disparità a seconda della diversa organizzazione che un gruppo di imprese sceglie di darsi". Cosa si intenda per "gruppo di imprese" non è meglio chiarito, come non si sa bene se si tratti di una sorta di monito verso Catricalà, che spesso fa irritare gli Istituti stessi. A questo pensierino della sera si aggiunge una splendida idea, ovvero quella di dare "largo spazio all'autoregolamentazione": come se non bastassero tutte le libertà che si autoconcedono le Banche. Ma si sa, quello che bisogna a tutti i costi evitare è questa proliferazione di norme che possano ingessare la libertà di azione del Settore del Credito.

Quello che, però, maggiormente ci preoccupa è che in questa proposta di argomenti in agenda, l'ABI faccia riferimento innanzitutto ad una affermazione della previdenza completare. Non scordiamo che attualmente abbiamo già di per sé l'INPS con una tendenza troppo affaristica (vedi il caso di Equitalia s.p.a.), e vogliamo anche ricordare quanto già l'INPS assorba di suo una gran percentuale del lordo di qualsiasi genere di introito del cittadino italiano. Le Banche, fra prestiti, mutui e scoperti di conto, nonché spese su operazioni e mantenimenti dei conti, riescono a "parassitare" un'altra bella fetta di quel che resta del netto. È sorprendente anche solo immaginare che il cittadino comune riesca a far ingrassare ulteriormente le pance degli Istituti di Credito con una previdenza complementare.

Un altro punto a dir poco inquietante di queste "Considerazioni" è quello che riguarda il Project Financing, il quale a livello pratico è unicamente un ottimo modo per fare indebitare comuni e pubbliche amministrazioni. Una politica in favore di questa modalità di finanziamento andrebbe proprio a cozzare con quanto riferito nella prima pagina delle stesse "Considerazioni", ovvero, l'auspicare una riduzione proprio del debito pubblico. L'ABI arriva a sostenere che un' ottima soluzione per rilanciare il Mezzogiorno (tiene a specificare che "Il settore bancario sta facendo la sua parte in questa zona del Paese") e incentivarne lo sviluppo, sia proprio quella dell'utilizzo del Project Financing. Il dubbio che nasce spontaneo è che con questa speranza dell'ABI, il Settore del Credito abbia, in realtà, l'intenzione di addossare a tutta la cittadinanza i debiti degli Enti derivati proprio dal Project Financing, tramite il sistema perverso della Cartolarizzazione dei crediti.

L'ABI, oltretutto, riesce anche a metter bocca circa la dimensione delle imprese. Nel punto titolato "Incentivare le imprese che vogliono crescere" ricorda quasi certi scienziati pazzi esaltati da teorie eugenetiche: "La competitività internazionale da un lato e le capacità di ricerca, sviluppo e  innovazione dall’altro, sono legate anche alle dimensioni delle imprese. Il  tema della limitata dimensione media delle nostre imprese è all’ordine del  giorno". Ciò che deve far riflettere, data la connessione fra Settore del Credito e Politica, è proprio il fatto che l'ABI affermi che la limitata dimensione di certe imprese italiane sia un problema. Questo può far intuire che l'impresa che non sia in grado di raggiungere una considerevole dimensione, facilmente sarà spazzata via dalla jungla finanziaria creata dalle Banche (cosa che, di fatto, già accade attualmente e lo attestano tutta quella miriade di piccole imprese fallite grazie al "supporto" delle politiche bancarie).

Per sottolineare che i tentacoli di... questo polpo (và...) arrivano ovunque, da ricollegare al discorso su citato della dimensione delle imprese, c'è quello del "Turismo materia prima del Paese" in cui possiamo subodorare l'intenzione di dedicarsi anche a questo settore in quanto "Il  mercato turistico [...] al giorno d’oggi pone nuove sfide ed una sempre  più agguerrita “concorrenza globale”, ed è per questo fondamentale poter  contare su una politica di attenzione, di spinta all’ammodernamento e di  valorizzazione del turismo, dei suoi servizi e del suo indotto. L’indiscussa  qualità del nostro patrimonio, cioè, deve corrispondere ad altrettanta qualità  dell’industria e dell’impegno pubblico in questo importante comparto". Il che semplicemente vuole stare a significare che, visto che imprese di piccole dimensioni non sono in grado di poter agire in maniera efficace all'interno di un bellicoso mercato internazionale, allora tanto vale lasciar fare all'ABI che sicuramente è in grado di poter tener testa ad un presente ed un futuro così tanto tumultuoso... in poche parole: gli Alberghi alle Banche.

Per concludere "Le banche italiane confermano l’impegno al sostegno dell’economia, delle  famiglie e delle imprese, anche in un momento di grande turbolenza  finanziaria, riservando ad esse tutti i capitali che si possono raccogliere sul mercato, con particolare attenzione alla struttura portante della nostra  economia, rappresentata dalle PMI"... Ebbene sì, anche se non ce ne eravamo accorti, l'ABI sostiene nientemeno che le imprese e addirittura le famiglie. Soprattutto quelle a cui vende l'abitazione.

Francesca Lippi

 
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