E l’anello scivolò via…segno Divino?

Per continuare con le sferzate di innovazione Benedetto XVI questa mattina ha scelto di celebrare la messa nella Cappella Sistina tornando all’antico, cioè volgendo le spalle ai fedeli dall’altare posto sotto l’affresco michelangiolesco, anche se ha seguito il messale di Paolo VI e la messa è stata officiata in italiano.
Ha fatto dunque un mix tra ”pre” e ”post” Concilio Vaticano II, volendo probabilmente dare ad intendere la continuità tra la visione precedente e quella attuale della liturgia.
A spiegare la natura del rito odierno era stato lo stesso Ufficio liturgico del Papa con una nota specifica: ”Si è ritenuto di celebrare all’altare antico per non alterare la bellezza e l’armonia di questo gioiello architettonico, preservando la sua struttura dal punto di vista celebrativo e usando una possibilità contemplata dalla normativa liturgica”.
Del resto non è mistero l’avversione di Benedetto XVI verso “l’eccessiva modernizzazione” del rito della messa, come ad esempio, gli atteggiamenti “disinvolti” di alcuni sacerdoti o i canti troppo “movimentati”, che dovrebbero essere sostituiti, secondo lui, con canti gregoriani o più “tranquilli”, evitando l’uso di strumenti rumorosi, battute di mani, eccetera. Non è mistero nemmeno il suo parere favorevole al ritorno della messa in latino, che sicuramente contribuirebbe a rendere vuote le chiese più di quanto già lo siano.
La seconda novità di oggi è che il Pontefice ha ribadito la sua convinzione che le porte del paradiso si apriranno esclusivamente per i battezzati, dichiarazione che si discosta dalle posizioni per lo meno possibiliste di Paolo VI o Giovanni Paolo II.
La mia impressione è che con questo Pontificato si stiano facendo molti passi indietro, e a proposito di passi indietro, è successo un fatto curioso: durante la celebrazione Benedetto XVI ha perso sul tappeto vicino all’altare l’anello del Pescatore che porta sempre al dito e che è uno dei segni della dignità pontificia . Al piccolo incidente sarebbe seguito un momento di imbarazzo quindi il cerimoniere pontificio, mons. Guido Marini, sarebbe tornato indietro a raccoglierlo per poi riconsegnarlo a Ratzinger…Un segno Divino?
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16 Responses to “E l’anello scivolò via…segno Divino?”








Gennaio 13th, 2008 at 11:09 pm
Assolutamente no ! A) segno che l’anello era largo; B) segno che il dito era sottile; C)segno che l’anello era un poco largo ed il dito un poco sottile, somma di concause; D) segno che si era lavato le mani col sapone senza sciacquarle ed asciugarle bene, E) l’ha fatto cadere apposta per vedere se qualcuno che lo trovava lo restituiva oppure no; F) ma non hai niente di meglio da fare che guardare il Papa che dice messa e poi criticarlo in tutti i modi ?
Come dice Begnigni:” si fa per scherzare, ovviamente.”
Ciao Bruno.
Gennaio 13th, 2008 at 11:13 pm
Non avevo pensato a tutte queste possibili cause…
sarò prevenuta? 

Ciao carissimo
Gennaio 14th, 2008 at 12:06 am
quanto vorrei essere alla frocessione, cavoli!!!
In ogni caso: esser battezzati mi confermate che è condizione necessaria ma non sufficiente per varcare le porte celesti??
Gennaio 14th, 2008 at 6:52 am
Ovviamente ho pensato le tue stesse cose, e anche peggio. Ritengo infatti, a differenza tua, che Benedetto NON intendesse affatto marcare una “continuità” fra Vaticano I e II - che già sarebbe, comunque, un segno di regresso - ma stia perseguendo con tenacia e determinazione uno smantellamento dello stesso. Certo, non “può” permettersi di farlo tutto e subito, ma il proposito è quello.
Post scriptum. Ieri ricorreva il decimo anno del dialogo tra omosessualità e religioni. Se non ne sai niente, vieni a trovarmi e scoprirai tante cose interessanti. Visto però che non mi hai linkato forse su di me hai cambiato idea, come del resto da tempo sospettavo.
Gennaio 14th, 2008 at 7:19 am
@ moltitudini:
ci sono una sfilza di condizioni…
a presto
@ daniela: ho voluto dargli il beneficio del dubbio

PS Ti sbagli daniela…ti ho linkato ieri quando sono venuta a commentare, dai un’occhiata nella pagina link…ce ne sono molti, ma sotto al tuo vecchio blog è presente anche quello nuovo.
Purtroppo è un periodo intenso di impegni per me e non sto commentando molto in giro, ma apprezzo sempre molto le tue opinioni.
Un bacione
Gennaio 14th, 2008 at 8:42 am
Credo che questo papa sia uno dei peggiori..nel mio cuore c’è ancora Karol che ha lottato fino alla morte per portare il seme della parola di Dio e ha cercato in tutti i modi disponibili di avvicinare tutte le religioni del mondo (cosa che nessuno mai ha fatto)..Karol faceva tutto con molta naturalezza mentre benedetto mi sembra macchinoso e molto rigido…per non parlare delle stronzate che dice (tornare a dire la messa in latino,strumenti “rumorosi” in chiesa,il fastidio di battere le mani in chiesa mentre si canta,ecc.)…poi sono sicuro che non arriverà mai neanche a fare l’1% di quello che ha fatto il GRANDE KAROL..non voglio offendere questo papa ma non credo sia all’altezza di stare li dov’è.
Gennaio 14th, 2008 at 10:21 am
e il caro ratzi è in contraddizione con sè stesso
mi spiego. tempo fà ha dichiarato, accogliendo una tesi diffusa tra noi teologi oramai da anni e x cui ci siamo battuti strenuamente, che i bambini non battezzati non andavano nel limbo, che secondo la vecchia teologia medievale è il posto in cui andavano i giusti e gli innocenti non battezzati quindi che non facevano parte x un motivo o x un altro della comunità cattolica. ora mi dovrebbe spiegare, da eminente e fine teologo quale lui è sempre stato, dove caspiterina vanno. da teologa, e da madre di due gemelli mai purtroppo nati, mi piacerebbe proprio saperlo….
scusa se complico le cose ma questa secolare questione del limbo, x professione e in quanto madre, m’ha sempre fatto girare gli attributi
Gennaio 14th, 2008 at 10:59 am
@ Andrea: Karol è rimasto nel cuore di tutti…anche se qualche errorino l’ha commesso anche lui…
Ciao e grazie per il tuo contributo
@ Artemisia65: io non sono teologa ma le contraddizioni di Benedetto XVI le ho notate anch’io…
Poni un bel quesito, a cui davvero non so rispondere…comunque, per quanto può valere la mia opinione, le porte del Paradiso dovrebbero essere aperte a tutti gli uomini buoni ed onesti, che hanno vissuto una vita nel rispetto degli altri e aiutando con i propri mezzi i bisognosi, e a maggior ragione ai bambini che non hanno nessuna colpa (se non il peccato originale). Del resto, se vengono assolti i peccati peggiori dimostrando il proprio pentimento, per quale ragione chi non ha avuto modo di peccare dovrebbe essere condannato all’inferno?
I tuoi bimbi saranno sicuramente due splendidi angioletti!
A presto
Gennaio 14th, 2008 at 4:06 pm
Prevedo che con queste iniziative il Papa otterrà SICURAMENTE il risultato di avvicinare di più la gente alla chiesa…sì sì!
Gennaio 14th, 2008 at 5:19 pm
sì sì


PS ho dato un’occhiata veloce a quel sito che mi hai indicato, mi sembra una bella cosa…da approfondire sicuramente, magari mi mettete in prova…
Gennaio 15th, 2008 at 12:05 pm
A me questo Papa piace molto.
Gennaio 15th, 2008 at 5:54 pm
quello del segno divino è un ipotesi che non mi era passata per la mente, altra ipotesi è che luomo sia talmente viscido….
Gennaio 15th, 2008 at 6:33 pm
la messa in latino… le spalle alla gente… parlare di sobrietà con pesanti paramenti in oro da decine di migliaia di euro…
sono cattolica, praticante… e vi assicuro che non è facile non vergognarsi della parte più istituzionale della Chiesa!!
Lo dico con rispetto e nessun senso ironico…Speriamo che riesca lui ad andarci in paradiso, perchè il vangelo lo conosce bene alla lettera…e spesso lo tradisce nel suo senso più intimo…
Se Dio fosse così calcolatore e burocrata… come ce lo mostra il nostro Pastore… più attento all’architettura di una chiesa che a guaradare negli occhi le persone… forse all’inferno ci finiremmo tutti… per fortuna che il Dio che conosco è diverso… e non si veste di oro… guarda dentro e non l’apparenza!
ale
Gennaio 15th, 2008 at 7:01 pm
Il Papa ha annullato la visita alla Sapienza. Andrò controcorrente, ma lo considero un brutto segnale e, per la libertà di coscienza e di pensiero, una vittoria di Pirro.
Questo è quanto scrivevo ieri, in un altro forum:
Per contestare seriamente qualcuno il primo dovere è
quello di essere documentati. Tutti sanno quanta poca simpatia nutro per papa Ratzinger, che considero oscurantista al massimo grado, e - meno curiosamente di quanto sembri - uomo di ben scarsa fede.
E’ un reazionario che ripudia il Vaticano II (la Messa di ieri alla Cappella Sistina, con le spalle ai fedeli, era un segnale gravissimo, ed è sintomatico che i grandi media se ne siano curati ben poco). Per non parlare della magra di fronte a Veltroni, che i suoi fedelissimi sono stati costretti a riparare alla meno peggio.
Resto però convinta che, anche chi lo contrasta, non conosca affatto né la sua formazione culturale e spirituale, né i suoi discorsi e scritti.
Come l’assurda accusa di essere stato hitleriano: ma aveva 12 anni, ma per favore… anche mio padre (nato nel ‘34), figlio di
antifascisti (mio nonno perse il lavoro perché non aveva mai voluto prendere la tessera del partito e finì anche in galera), quando però era a scuola, veniva costretto a presenziare alle parate con l’uniforme di figlio della
lupa. Gliela prestavano i maestri. Pasolini e Scalfari, sul cui antifascismo credo nessuno abbia dubbi, avevano in ogni caso un’unica formazione culturale e sociale: mica c’era libertà, allora. Scalfari fu cacciato dai Guf a 19 anni e di Pasolini sappiamo tutto, ma un certo percorso, è stato per loro obbligato.
Ora: la citazione contestata a Ratzinger apparteneva in verità al filosofo (laico) Feyerabend e andava letta in un ben più ampio discorso. Sempre per onestà occorre ricordare che Galileo fu riabilitato definitivamente nel
1992 (la Chiesa si muove con la lentezza d’un pachiderma, ma ciò non si può certo attribuire al solo Ratzinger), il discorso del futuro Benedetto è del 1990 e quest’ultimo figurava nella commissione che diede il disco verde all’”assoluzione” del grande scienziato.
Che poi Ratzinger sia, in genere, contro la laicità della scienza è vero, ma non c’entra col caso in questione. Inoltre non si può affermare che con la cultura non c’entri niente. Ripeto, sarà pure antipatico, misogino, omofobo, sacrale e anticonciliare, ma mica è un cretino, e la “contestazione” che stanno inscenando rischia di portare, paradossalmente, nuova acqua al mulino dei reazionari.
Ecco, comunque, il testo completo della prolusione ratzingeriana del 15 marzo 1990.
La crisi della fede nella scienza (tratto da “Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità
nell’Europa dei rivolgimenti”, Paoline, Roma 1992, p.76-79).
“Nell’ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall’uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile.
Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.
Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne -già nel secolo successivo- elevato a mito dell’illuminismo. Galileo appare come vittima di quell’oscurantismo medievale che permane nella Chiesa.
Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l’Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l’avversario della libertà e della conoscenza. Dall’altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell’uomo dalle catene dell’ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia
dell’oscuro Medioevo (1).
Secondo Bloch, il sistema eliocentrico -così come quello geocentrico- si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l’affermazione dell’esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività. Egli scrive testualmente: «Dal momento che, con l’abolizione del presupposto di uno spazio vuoto e immobile, non si produce più alcun movimento verso di esso, ma soltanto un movimento relativo dei corpi tra loro, e poiché la misurazione di tale moto dipende dalla scelta del corpo assunto come punto di riferimento, così qualora la complessità dei calcoli risultanti non rendesse impraticabile l’ipotesi? adesso come allora si potrebbe supporre la terra fissa e il sole mobile»
(2).
Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell’accaduto.
Il vantaggio del sistema eliocentrico rispetto a quello geocentrico non consiste perciò in una maggior corrispondenza alla verità oggettiva, ma soltanto nel fatto che ci offre una maggiore facilità di calcolo. Fin qui, Bloch espone solo una concezione moderna della
scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae: «Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo» (3).
Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive:
«La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana.
La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione» (4).
Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica. Con mia grande
sorpresa, in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta
che Galileo aprì il vaso di Pandora?».
Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste
affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande.
[…]
Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che
evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica”.
(1) Cfr. W. Brandmüller, Galilei und die Kirche oder das Recht auf Irrtum, Regensburg 1982. (2) E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p. 920; Cfr F. Hartl, Der Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche
der Dialektik durch E. Bloch und F. v. Baader,
Frankfurt/Main 1979, p. 110. (3) E. Bloch, Das Prinzip
Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p. 920s.; F. Hartl, Der
Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche der Dialektik
durch E. Bloch und F. v. Baader, Frankfurt/Main 1979, p.
111. (4) P. Feyerabend, Wider den Methodenzwang,
FrankfurtM/Main 1976, 1983, p. 206.
Gennaio 16th, 2008 at 9:38 am
Il segno di Giona
Chi è posto in alto, come sul “moggio”, di evangelica memoria, diffonde la sua “luce”, ma anche le sue “ombre”. Menomale! Perché altrimenti una senza l’altra, considerando anche l’inverso, abbaglierebbe od oscurerebbe ogni cosa nel loro raggio.
Ecco una metafora della presenza del Cristo in tutte le manifestazioni umane, per quel molto, poco e niente. È la presenza del figlio di Dio e dell’Uomo, ovvero del cielo e della terra, della luce e delle tenebre.
E come risultante è l’umanità della penombra più o meno accentuata che trova la sua identità nel culto della Madonna essenza di luce riflessa. La consapevolezza della vita nell’umanità è dunque in stretta relazione con questa essenza divina, la Madonna, il luogo dei “segni”, appunto. Segni della “luce” ma anche delle “tenebre” che non è tanto difficile distinguere poiché i primi non hanno bisogno di “moggio” mentre i secondi sì.
Per esempio, venendo all’anello di papa Benedetto XVI finito sul tappeto vicino all’altare, può stimarsi quale segno della “luce”, poiché non è intervenuto alcun volere terreno, in particolare del suo possessore. Ma per questo fatto, essendo derivato da cause e concause terrene, e per prima la legge dei gravi, si potrebbe argomentare che l’Uomo (e non il “figlio”, da immaginare come fratello minore del Cristo) ha inciso con la sua “ombra” per predisporre a “posteriore” fatti da venire attraverso il segno in questione.
Così come viene detto, ma con severità, da Gesù a chi gli chiedeva un segno. Ed egli così rispose loro (Mt 16, 2-4): «Quando si fa sera, voi dite: “Tempo buono perché il cielo è rosso”; e al mattino: “ oggi temporale, perché il cielo è rosso cupo”: sapete dunque giudicare l’aspetto del cielo, e non riuscite a capire i segni dei tempi? Una generazione malvagia e adultera, ricerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona».
Dunque il segno dell’anello della dignità papale nel caso in discussione, potrebbe paragonarsi al “segno di Giona” che per tre giorni e tre notti visse nel ventre di una “balena”.
Oggi a poca distanza dal fatto “curioso” della “caduta” di questo cerchietto d’oro, riscontriamo i gravi fatti dell’Università della Sapienza che hanno indotto il Papa a rinunciare alla sua visita qui predisposta per questi giorni. Senza contare tutto il parapiglia politico e sociale che ne sta derivando.
Gaetano Barbella
Gennaio 16th, 2008 at 10:21 pm
@ Fantasy: A me per niente, questione di gusti!
@ ammiragliok: effettivamente un po’ viscido mi sembra…
@ daniela tuscano: anche a me non è piaciuto ciò che è successo, ritengo che sia sempre meglio discutere sulle cose, piuttosto che impedire a chicchessia di parlare ed esprimere le proprie opinioni, per quanto siano distanti dalle nostre.
Grazie per il tuo prezioso contributo
@ Gaetano Barbella: interessante interpretazione, grazie anche a te! A presto