Il 22 luglio il senato ha approvato in maniera definitiva, con 171 voti a favore, 128 contrari e 6 astenuti, il lodo Alfano con il quale le quattro
cariche più importanti dello stato (Presidente della Repubblica, i Presidenti delle due Camere e il Presidente del Consiglio) non possono essere
processati a mandato in corso nemmeno su fatti precedenti alla data di insediamento della loro carica.
Il provvedimento è stato accolto con
sdegno da parte di tutte le opposizioni, parlamentari e non, per una legge che è specifica per salvare quattro persone, e probabilmente una in
particolare, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato nel processo Mills per corruzione. All’inizio la maggioranza aveva provato
a mascherare la legge ad personam con un decreto, il blocca processi, che sospendesse appunto 100.000 processi, tra cui quello di Berlusconi.
Ma questa norma venne cancellata e venne fatto sì che si procedesse per il lodo Alfano.
Eppure Berlusconi aveva già ricevuto un no del genere: il 13 gennaio 2004 fu bocciato dalla corte costituzionale il lodo Schifani,
antenato del lodo Alfano, che prevedeva la sospensione dei processi a carico delle 5 cariche più alte dello stato ( in aggiunta c’era il
presidente della corte costituzionale), il quale tra l’altro aveva permesso allo stesso Berlusconi nel 2003 di sospendere il così detto
processo SME.
Sono circa tre mesi che il governo si è insediato, e già iniziano a farsi largo leggi ad personam, anche se sarebbe più opportuno occuparsi di
problemi che affliggono i cittadini medi, a partire dai salari e dal costo della vita al posto di tutelare gli interessi di una casta di politici
che sta facendo sempre più il comodo proprio.