La mia salute è la malattia del mondo.
di Fabrizio Rusconi
L’acqua costa in media trenta centesimi al litro, l’uomo è fatto per il 70% d’acqua. Domanda, quanto vale un uomo per quelli della Rocchetta-Uliveto l’acqua della salute. Sarà pure salute, e infatti quando si brinda cioè si beve, ‘salute’ è la prima cosa che ci si augura, ma possiamo stare bene noi se il resto del pianeta soffre? Cioè mettiamo pure che l’acqua rocchetta-uliveto (uso questo marchio come cavia) possa garantirci salute e longevità, ebbene quanto ne approfitteremmo, ormai centenarii, con un mondo intasato dalla plastica verdina delle bottiglie che proprio noi, assieme a tutti i vari centenarii rocchettisti abbiamo contribuito a diffondere? La mia centenaria salute non vale niente se devo barcollare stancamente tra cumuli di ex-bottiglie stando attento a non scivolarci. Saranno in molti magari ad augurarsi qualche anno in meno di vita ma almeno in un mondo pulito.
Proviamo con l’acquedotto, per un mondo senza bottiglie.
Una soluzione all’accumulo mondiale di bottiglie di plastica vi sarebbe ma è talmente semplice che nessuno la trova: è l’acqua dell’acquedotto, quella che ti arriva a casa senza plastica aggiuntiva, e che solitamente usi per cuocere la pasta e per lavare frutta e verdura ma che per qualche strano meccanismo mentale o subliminare cortocircuito non ti azzardi a bere tu, figuriamoci a farla bere ai tuoi bambini. L’acqua dell’acquedotto è buona almeno quanto quella di fonte –e spesso di più- e non lascia tracce del suo passaggio su questa terra. Ma c’è un inconveniente: nessuno la pubblicizza perché –almeno per ora- i costi soverchierebbero i ricavi. E così come per quegli eventi, spesso tragici, che esistono soltanto passando dal telegiornale, l’acqua d’acquedotto non esiste realmente perché non ha passaggi commerciali in tv. Capita allora che la gente comune –quella stessa che compra l’acqua in bottiglia- non percepisca l’acqua d’acquedotto come un prodotto surrogabile alla sua fidata bottiglia di plastica –confezione da sei con altra plastica d’involto-, ma come qualcosa d’altro, di non ben precisato e a volte sospetto (inquietante mistero ipogetico).
“Pensate l’acqua”.
Oggi, se si tentasse un test del tipo: pensate l’acqua, credo che nove pensieri su dieci avrebbero eseguito una sineddoche da manuale, laddove il contenente sostituirebbe il contenuto: l’acqua metamorfizzandosi in una bottiglia di plastica verdina. Una volta un mio amico mi fece pensare a quale assurdità sia un pezzo di carne sanguinolenta avvolta in un vassoio con pellicola trasparente. Certo farebbe un certo effetto vedere nella stessa forma un pezzo di mano umana, o solo un dito, o un orecchio. Ma anche l’assurdità diventa abitudine. Nessuno ci fa più caso. È così anche per l’acqua minerale e a pensarci intensamente se ne può cogliere la residua assurdità. “Cosa ci fa dell’acqua dentro la plastica e con un pezzo di carta (cartiglio) appiccicato sopra?” si domanderebbe un ipotetico viaggiatore del tempo venuto da un passato nemmeno troppo remoto. Invece la pubblicità, suo mandante la società dei consumi, ha sostituito il surreale alla realtà, il referente al segno (direbbe un semiologo). Il risultato è che non si capisce più niente. Così, in questa babele di linguaggi, ciò che è natura si distanzia sempre di più con tutti i problemi che tale lontananza comporta. Disturbi di frequenza pilotati ad arte; influssi subliminari; lavacri mentali da instupidimento coatto.
Primo esempio di stupidismo indotto.
C’è in giro un jingle delirante per un altrettanto delirante rappresentazione della vita. Narrazione e musichetta servono a fare vendere un’acqua minerale. La realtà che questo spot contrabbanda dovrebbe lasciare un’impressione di pulizia e di leggerezza, quasi di gioco brioso in chi la guarda. Ma in quello spot la parte marcia è lasciata volutamente nell’ombra. Nessuno ci dice dei milioni di bottiglie usate lasciate in giro, molte delle quali come in una regressione della materia bruta, tornante all’alveo animarum da cui sortirono ancora indivise, prima di individuarsi (imbottigliarsi), finiscono per popolare i nostri corsi d’acqua, e galleggiano, natano, si raggruppano laddove la corrente le ha sospinte.
Secondo esempio di stupidismo indotto.
In questo spot c’è un calciatore famoso e conosciuto più e meglio di Garibaldi. Sponsorizza un’acqua minerale, accanto a sé ha una ragazza acqua e sapone (perché è incredibile quante cose si possono fare con l’acqua). Ma la vera protagonista dello spot vuole essere l’acqua minerale, in una specie di corsa al protagonismo, e se vogliamo di parodia del protagonismo. Evidentemente l’intento del pubblicitario è retoricamente ironico: ironica la disposizione delle figure, il taglio della scena, finanche il rècit: la suora mentecatta che ripete a pappagallo una stessa frase-slogan. Ciò che è ironico fino a un certo punto è che le nostre teste internamente sono davvero quella pappa, che dentro di noi, nella sala dei comandi, c’è un cortocircuito devastante, che dentro vi scorazzano i relitti di una ecolalia pubblicitaria che ha scelto l’ironia per lusingarci, come un virus che si traveste con erotica malizia. Ma entra per far danni; entra per distruggere ogni forma di pensiero. È un eccidio nella nostra testa, una strage di pensieri vivi, chiari e distinti, un razzismo all’incontrario (ma poi c’è un recto e un verso nell’odio?). Ridiamo o almeno sorridiamo della gag; ci piace la maniera autorevole ed elegante con cui il calciatore ha zittito la suora, ma in fondo non l’ha zittita: il suo gesto ha scaricato tutta la virulenza dalla ebete loquela alla silenziosa ma perdurante presenza del suo correlato oggettuale, l’acqua minerale appunto, che si allea col calciatore e da lui assume i suoi tratti, le sue proprietà. E così in noi si fondono, l’anima – la voce- e il corpo –l’oggetto. Indivisibile unità che da ora ci portiamo dentro come un alieno, e con esso in corpo andiamo per strada, con esso in corpo entriamo in un supermercato. Ed è lì che l’alieno ci sfonda la testa per uscirne.
Dall’acqua in principium all’acqua in terminus.
L’acqua è fatta d’acqua, formula chimica H2O, poi arriva qualcuno e la imbottiglia. L’acqua imbottigliata viaggia su gomma o su rotaia e arriva ai grandi centri di stoccaggio. Qui viene immagazzinata e successivamente distribuita rigorosamente su gomma –per ragioni di efficienza e di comodità- raggiunge i negozi e i centri commerciali che la vendono al dettaglio. Lì veniamo a passaggiare noi coi nostri alieni dentro. Quindi l’acquistiamo e la portiamo a casa (facendo una dannata fatica perché l’acqua pesa, ogni litro un faticato chilo, e costa in proporzione alla nostra fatica). Infine finisce sulle nostre tavole ed è muta testimone dei vari discorsi italiani che si fanno a tavola. Quindi finisce plastica tra la plastica.
Una famiglia modello.
Conosco una famiglia modello. Questa famiglia ha deciso di smetterla, di liberarsi da un vizio dannoso e costoso: quello di portarsi bottiglie di plastica a casa. Informata della bontà dell’acqua del rubinetto, questa famiglia ha pensato bene di sostituire tutte le bottiglie di plastica da qui all’eternità con due Ur-bottiglie di vetro. Sono solide bottiglie di buon vetro, di quelle di una volta, bombate e scanalate, con un tappo a scatto. Questo accorgimento ha fatto risparmiare alla famiglia, considerando una media di una bottiglia al giorno, trecentosessantacinque bottiglie di plastica all’anno. trecentosessantacinque bottiglie che stipate l’una sull’altra occuperebbero credo una decina di metri cubi di spazio. Bene questi metri cubi oggi sono liberi dalla plastica ed è bastato un po’ di buon senso.
References (4)
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Reader Comments (9)
Trovo che sia un articolo molto interessante. Come non darti ragione?
Ma ho due cose.
Primo: non in tutte le regione l'acqua del rubinetto è affidabile. Personalmente noto le differenze.
Secondo: Se succede qualcosa al acqua del acquedoto, chi mi tutela? (ho sentito la storia di Milano dove hanno fatto entrare dei metalli tossici fino al acquedoto). Quelli della bottiglia posso querelare....
Propongo un sistema che esiste per esempio in Germania:
si paga un tot sulle bottiglie, tipo 30 centessimi quando se le compra. dunque dieci bottiglie tre euro. Questi tre euro vengono rimborsati quando quelle dieci bottiglie vuote vengono riportate li dove se le ha comprate. Le bottiglie vengono pulite, trattate, e riutilizzate. Funziona solo se tutti lo fanno, ma siccome tante bottiglie a 30 cent fanno tanti soldi, funziona.
Funzionerebbe in Italia?
Sebbene il problema dello smaltimento dei rifiuti sia reale e incombente, come la mettiamo con chi, come me, preferisce l'acqua frizzante? Quella, dall'acquedotto non sgorga, e sarà anche questione di abitudine, ma l'acqua liscia sembra non dissetarmi. Appoggio la proposta di Lune: il riciclaggio dei vuoti sarebbe sicuramente una valida alternativa all'acqua del rubinetto (che per esempio, dove vivo io, è molto "dura" e favorisce la formazione di calcoli renali). Non so se funzionerebbe in Italia, ma quando ero piccola, ricordo molto bene le bottiglie di vetro "vuoto a rendere". Perché ora non dovrebbe più essere così?
E' la soluzione della famiglia modello: lui beve solo acqua non gasata, loro bevano acqua frizzante ma con la magica polverina brizzo brizzo. come una volta in tutte le sane famiglie italiane. Era allora sofisticato progresso.
Ehm...la polverina dopo un po' diventa sfrizzo sfrizzo...l'acqua diventa salata e...vabbè, la smetto di rompere! :-)
Tristemente, per questioni anagrafiche, ricordo che anni fa esisteva la cosidetta cauzione.
Quando si comprava l'acqua in bottiglia di vetro, si anticipava il costo dei contenitori.
Se compravi 3 bottiglie e ne riportavi indietro 2, pagavi la differenza: la plastica ad uso alimentare ha distrutto questa pratica virtuosa ma sconveniente dal punto di vista commerciale.
Ciao Fabrizio, e grazie anche a te per l'opportunità che mi hai dato.
Per l'acqua vale lo stesso discorso che ormai si può applicare un pò a tutto. Se io vado a comprare un giornale, trovo inserti, volantini, pubblicità, allegati, ecc. che per lo più diventano subito spazzatura appena usciti dall'edicola. Se compro del prosciutto al supermercato, una volta consumato butto via l'invlucro di plastica. Se compro un utensile dal ferramenta esso è avvolto in una confezione di plastica che finisce nella spazzatura.
Secondo me, si dovrebbe fare in modo di comprare solo il necessario e di non comprare la spazzatura, soprattutto se la spazzatura è la plastica che inquina e che si smaltisce difficilmente.
Ormai l'uomo industrializzato convive con la plastica credendo che essa è la soluzione più comoda per il suo stile di vita moderno, in realtà per perseguire lo scopo della comodità, distrugge pian piano sè stesso e l'ambiente...
Perhè non si sacrifica un pò di comodità in favore dell'ambiente? Re-introduciamo il vuoto a rendere, il riuso, ecc.
Salvatore non condivido pienamente. Voglio dire.... ci sono delle spazzatura evitabili e quelle non evitabili. Le bottiglie d'acqua usa-e-getta si può evitare.
:)
Sotto questo aspetto sono a posto con la coscienza.Bevo l´acqua del rubinetto, anche se preferisco la birra: Ma anche quella in bottiglie a rendere e della marca più vicino a casa mia. Un ecologista involontario, insomma
pensa un po cosa riusciresti a fare se fosti ecologista volontario!