My little Blog in the Big World
“Ah bene, non potevo chiedere di meglio; dannazione!” Quel giorno, svegliarmi circondato da chiazze scure di vomito, non mi fu particolarmente gradito. Potevo ancora intravedere sul marmo del pavimento, quei tocchetti di carne che fino ad ieri reputavo deliziosi. Sia chiaro eh, mi sono divertito tantissimo in quel bizzarro locale messicano, ma forse, avrei dovuto smette di bere dopo il dodicesimo cicchetto di tequila, sale, e limone.
Ricordo appena invece, quella ragazza – bionda, alta non più di mia sorella quindi all’incirca un metro e 70, e….beh, questo è tutto, non riesco a ricordare altro di lei. Eppure, avevo l’impressione di averci già avuto a che fare altre volte.
I freddi giorni di novembre, caratterizzati dalla solita routine tra lavoro, il bar di Carlo e la mia lurida casa, trascorrevano; uno dopo l’altro, senza che mai nulla di particolare caratterizzasse le mie giornate.
“Hey Scott, sono felice di stare qua in questo posti qua con te Scott…” dissi ubriaco a Scott dall’alto del mio sgabello. Tra una risata ed un’altra, sapete com’è quando ci si ubriaca, un martini ed un negroni, ecco che quel giorno, la monotonia delle mie giornate stava per essere spezzata. La vedevo appena, proprio dietro Scott, con quei suoi capelli brizzolati, fisico snello e quella maglietta aderente che ne risaltava le forme; era la donna dell’altra volta. “Scott scott, girati, c’è la donna, la donna” – urlavo per la felicità facendo ondeggiare il mio bicchiere da una parte all’altra – “Allora adesso mi credi ? Te l’ho detto che non era una bugia, Scott”.
Quella volta mi sentii particolarmente strano, quando una manata aperta a cinque dita raggiunse in pieno il mio volto. “T’ho detto di non dirmi più cazzate!”, esclamo con rabbia Scott, che girandosi, non vide altro che il solito gruppo di ubriaconi accasciati lungo tutto il bancone del locale.
Eppure, a me sembrava vera, era li, e sono quasi sicuro adesso che ho cambiato vita e ricordo meglio, che mi parlò anche.
Dovete sapere che eventi simili si ripeterono per giorni e giorni, e io diventai quasi lo zimbello del locale. Carlo, il proprietario del locale, quasi non mi voleva più tra i piedi. Diceva che portavo zizzania nel suo locale. Io, non sapevo nemmeno cosa volesse dire. Avevo solo voglia di bere, di riempire quello spazio vuoto che la mia vita lasciava, qua e la, per il mero senso di inutilità che mi pervadeva. E bevevo. Quella donna, la vidi più volte, ma non riuscii mai a capire chi fosse.
Ero arrivato a pensare che non esistesse, che l’avessi creata io e che io solo potessi vederla. Me lo dicevano tutti, nessuno sembrava vederla. Avrò forse cercato di sentirmi meno solo, forse avrò cercato qualcuno con cui poter parlare dei miei problemi senza trovarlo, che complice il mio tasso alcolico ormai sempre al di sopra, me lo sono immaginato. Non so, fatto sta che un giorno, dopo essere stato anche licenziato, con il muto della casa da pagare, i miei debiti al bar, la mia depressione e il fisico ormai prosciugato della sua giovinezza dal troppo bere, decisi di farla finita.
Fu una scelta tanto drastica quanto istintiva.
Mi avvicinai al margine del ponte che percorrevo sempre per recarmi in città; senza esitazione scavalcai la quasi inesistente barriera di protezione e mi lanciai nel vuoto, come per raggiungere qualcuno o qualcosa, o forse, cercando di scappare me stesso. Cadendo, l’aria si faceva sempre più veloce, sembrava tagliarmi la faccia, e a stento riuscii a tenere gli occhi aperti. Feci solo in tempo a vederla per l’ultima volta, la donna, era li con una mano posata sulla griglia della protezione, e con l’altra a palmo aperto facendomi l’ultimo saluto…addio.
Tuttora, non sono riuscito ancora a capire se fosse tutto frutto della mia fantasia oppure no, o peggio, se quella figura potesse rappresentare la mia vita che si stava sciupando, allontanando da me, ed io, sempre ubriaco ma inconsciamente cosciente, lo sapevo e non ho fatto nulla per migliorarla….
11 Commenti per "La vera storia di un immaginario ubriacone"
Racconto poco dettagliato e troppo “veloce”… però la morale c’è
… Chi l’ha scritto?
Ciao Nicola, l’ho scritto io oggi in ufficio, aprofittando di un “buco”. Per quello è un po veloce. Mi sarebbe piaciuto rispettare la scaletta creata, ma non avrei fatto in tempo a finire
non è detto che bisogna scrivere tutto in una giornata eh
ho dei racconti di 3 anni fa che ancora finisco :look: … e mai finirò penso …
Bella storia..purtoppo quando ci sono problemi vari, quando nn si è forti per affrontarli ci si butta nell’alcol.. unica soluzione per nn pensarci.. Si sta bene in quel momento, ci si dimentica di tutto.. pero purtroppo quando la sbornia ti passa tutto ritorna alla realta. Quindi è inutile bere ed è meglio cercare di risolvere i problemi in altri modi..
Un saggio barista diceva: “Se avete intenzione di affogare i vostri problemi nell’alcool, tenete presente che alcuni problemi sanno nuotare benissimo”
giusto… ma c’è chi pensa che i problemi si affogano e muoiono..
irish sono con te….!!!!purtroppo molti scelgono la strada che sembra piu facile …cioè non pensare ….credo che soprattutto all vostra età è normale fare così…fino a che non ci si accorge poi che si fa del male a se stessi e ad altre persone..e forse….solo dopo che si sono fatti molto male…o che si vedono chiuse delle porte per sempre se ne accorgono….quando magari è troppo tardi….
prima o poi si arriva a capire che non è quello il modo e che i veri amici non sono quelli che ti “accompagnano”al bar quando sei giù o che sei stai facendo una cazzata ti danno una pacca sulla spalla…o che ti accompagnano a fare una vacanza…sono quelli che quado stai giù ti prendono e ti dicono che cazzo hai ?che stai facendo?che cercano i ìn tutti modi di farti riprendere e riflettere soprattutto…poi per carità ognuno libero di fare quello che vuole…scusate ma non ho otuto evitare il commento.
Oh Vale, ma quali scuse. Gli interventi dei lettori sono sempre ben accetti, anzi, li apprezzo molto perchè oltre che integrare un argomento li considero come una spintarella per andare avanti, un voto positivo insomma
Grande vale.. Hai ragione! Gli amici sono quelli che quando ti vedono cosi, invece di approfittare della situazione, TI PRENDONO E TI PORTANO A CASA.. ti fanno riflettere e ti portano al sicuro.. (si sa che in quelle situazioni sei facile per tutti ).. E come hai detto tu, l’amico è soprattutto quello che sa dirti BASTA, STAI SBAGLIANDO e nn quello che ti incoraggia a fare cose sbagliate
Motivo per cui le ragazze dovrebbero stare attente a non alzare il gomito
Vado ad incollarmi alla televisione!
Comunicazione: è iniziato voyager
noi il gomito lo alziamo solo per picchiare
o per mandare a ‘f……chi, invece che fermarsi a riflettere continua a fare di tutto per non pensare…..sbaglire è umano , perseverare è diabolico
e non si fa…nonono
Lascia un commento