L’assassino libero per l’indulto. Poi si scopre che non è vero, come molte altre volte...
Per tentare di superare demagogie, insufficienze e banalità (ma anche difese assenti) di questi giorni volentieri ri-pubblico un articolo di Valter Vecellio editato su Notizie Radicali di oggi.
"C’è qualcosa di torbido che si sta agitando in questi giorni. Ascoltate i notiziari televisivi, o leggete le cronache sui giornali. L’immagine che viene proiettata è di un paese dove non si fa altro che sbudellare il prossimo: madri che massacrano figli, ragazzi che uccidono i nonni, mariti che sgozzano le mogli e viceversa. E poi le rapine, i furti, gli scippi: immancabilmente risultato dell’indulto. Si prenda “la Repubblica” del 5 settembre scorso, il caso dei due custodi di Gorgo al Monticano, vicino Treviso massacrati da due albanesi e un romeno. Delitti atroci, i due poveretti sono stati torturati da questi tre criminali sotto cocaina, e poi uccisi. Leggiamo il titolo dato alla cronaca dell’inviato Emilio Randacio: “Massacro in villa, tre arresti, uno era fuori per l’indulto”.
Non è una forzatura. Randacio scrive: “Naim Stafa, 33 anni, albanese, con precedenti per rapine, droga, armi, lo hanno bloccato mentre scendeva da un pullman a San Donà di Piave. Il suo complice, il presunto “capo”, Artur Lleshi, coetaneo e connazionale di Naim, con una condanna alle spalle a dieci anni per tentato omicidio, uscito da un carcere campano nel 2006 grazie all’indulto...”. Eccolo là. Colpa, questi delitti, di chi li ha messi fuori. Ancora una volta.
Come “la Repubblica” un po’ tutti i giornali...
Calma, ragazzi. L’indulto non c’entra. Almeno non c’entra in questo caso. “L’indulto votato dai due terzi del Parlamento non ha niente a che vedere con la morte dei due coniugi di Gorgo al Monticano, barbaramente assassinati lo scorso 21 agosto, da due albanesi”, si legge in un comunicato diffuso dal ministero della Giustizia, e che non ha avuto alcuna eco (naturale, non è la prima volta che accade).
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha fatto le sue verifiche: Naim Stafa non ha beneficiato in alcun modo del provvedimento di clemenza. L’altro, accusato di violenza sessuale ha ottenuto l’indulto dopo aver già espiato tutta la pena a cui era stato condannato per quel reato, e una volta uscito è stato consegnato all’ufficio immigrazione di Palermo per l’espulsione verso l’Albania. Pertanto, prosegue il comunicato, “nella vicenda di Gorgo sta succedendo quanto avvenne in occasione del delitto di Erba: la caccia alle streghe degli indultati sembra ripetersi ogni qualvolta un grave ed efferato fatto di cronaca accade. Le strumentalizzazioni mediatiche di una legge voluta dalla maggioranza qualificata del Parlamento non servono né alla sicurezza dei cittadini né al buon funzionamento della giustizia”.
Già. Ma vogliamo vederli i risultati dell’indulto? Risulta che su 26.570 detenuti scarcerati, circa il 17 per cento è tornato in cella per aver commesso reati. Sono tornati a delinquere circa 4mila persone: una percentuale bassa, se paragonato al 60-68 per cento di coloro che, scarcerati per aver saldato il loro debito con la giustizia finiscono di nuovo in carcere.
Già, ma chi le racconta, chi le scrive, chi le fa conoscere queste cose? Piuttosto, si strilla: “Era fuori per l’indulto”. E chissenefrega, se poi non è vero. Bisognerà occuparsene, compagni."