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Premessa:
si è soliti tassare i ceti che possano essere considerati minori, così che
restino sempre alla base della nuova piramide che caratterizza le società
attuali, e questo in tutto il Mondo. Se ci aggiungiamo che in Italia questa
abitudine è esponenziale, la frittata è
fatta: come la metti, la metti male.
Allora:
sentiamo Tremonti che afferma che vadano tassati Banche e Petrolieri. Se ci
pensiamo bene questa cosa andava fatta da parecchio tempo. È pur vero, però,
quello che dice Bersani al riguardo: se si tassano Banche e Petrolieri, le
prime alzeranno i tassi e i secondi aumenteranno i prezzi della benzina. E
d'altro canto questi due soggetti già piagnucolano sulle tasse troppo alte...
Fanno specie, ma si lagnano lo stesso. Si è arrivati a un punto, qua in Italia,
dopo decenni di proteste e di bandiere sventolate che le povere Banche e i
teneri Petrolieri non possano essere troppo tassati! Quel che dice Bersani è
semplicemente sintomo del fatto che il Paese è in mano (oppure in ostaggio)
innanzitutto agli Istituti di Credito. Questi Signori che tanto vengono
coccolati, pare che possano fare il bello e il cattivo tempo e se osservassimo
i comportamenti dei nostri politicanti vedremo in effetti che ne sono il
riflesso: manovre soft nei loro confronti, oppure addirittura assenti. In tutto questo, ovviamente, ci perdono gli
Utenti e, sopra ogni cosa, ci perdono quegli che, assuefatti da anni e anni di
sopraffazioni silenziose, ritengono normale questo costume.
Quello
che viene da domandarsi è questo: se ipoteticamente ad un incremento della
tassazione nei confronti di Banche e Petrolieri, questi aumentassero tassi e
prezzi, dove sarebbe il loro tornaconto? Mi spiego meglio: nell'Economia
Politica ci sta una regoletta semplice semplice la quale dice solo che, quando
la domanda diminuisce generalmente si abbassano i prezzi per far si di
recuperare porzioni di mercato. Non ho mai capito come mai questa regola non venisse
applicata in Italia e come mai, soprattutto, Banche e Petrolieri non ne
conoscano l'esistenza, nonostante sia così elementare da sembrare scontata.
Perché,
nella fattispecie, le Banche trovano tanto vantaggioso fare accendere mutui e
prestiti anche a Utenti che non sono evidentemente in grado di sostenere certe
spese? Perché si spinge verso un così forte indebitamento? Perché le Banche
trovano tanto vantaggioso aumentare i tassi per poi fare in modo che le persone
non siano più in grado di pagare i mutui? Direte voi: semplicemente per
prendere gli immobili, in quanto così facendo, visto che le prime rate servono
per pagare gli interessi e, man mano, le successive servono a pagare
effettivamente l'immobile, gli Istituiti di Credito, con il loro agire "si
fanno comprare le case" letteralmente dagli stessi Clienti, per poi
svendere questi immobili. Quindi, per dirla in soldoni, incassano sia dalle
rate del mutuo, che dalla svendita della casa.
Allora
sembra automaticamente che le Banche siano i soggetti più furbi che sempre ci
guadagnano. Eppure a pensarci bene, potrebbero non esserlo così tanto: mi
domando se questi Istituti Bancari conoscano il virus dell'Ebola, il quale è
talmente tanto virulento e violento da uccidere nel giro di poche ore l'organismo
ospite, causando la sua stessa fine e, di conseguenza, la sua non
proliferazione (per fortuna); il virus dell'Ebola, però, non è dotato di un
cervello pensante che,teoricamente, i Signori Banchieri invece dovrebbero
possedere.
A
cosa serve, dunque, portare a un così forte e rapido impoverimento dei propri
Clienti? Una volta che la massima parte della Cittadinanza e quindi Utenza, non
sarà in grado di tener fede al debito e che un'altra parte della Cittadinanza e
Utenza non sarà in grado neppure di acquistare una casa all'asta, a cosa sarà
mai servita questa politica dell'Indebitamento spinto?
Francesca
Lippi
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