Le fate ignoranti.
di Maria Carla Ferreri
Chi sono le "fate ignoranti"? Sono quelle persone che, entrando per caso o per destino nella tua vita, senza volerlo, ti fanno scoprire qualcosa di te che non avevi mai neppure sospettato esistesse, o che avevi sempre avuto paura di ammettere facesse già parte di te. E' stato proprio il titolo di questo bel film di Ferzan Ozpetek la prima molla che mi ha spinta a correre al cinema a vederlo, insieme al fatto che avevo già molto amato i suoi primi lavori, "Il bagno turco" e "Harem suaré". Ne "Le fate ignoranti", Ozpetek abbandona le atmosfere orientaleggianti che gli sono congeniali e si sposta in un quartiere popolare di Roma, dove il cosmopolitismo è una realtà concreta anche se non ottimale da vivere e la "diversità" ha una dimensione del tutto particolare e un significato, passatemi il gioco di parole, completamente diverso dal comune.
La vicenda inizia in modo banale: una coppia di sposi non giovanissimi, Massimo e Antonia, vive un'esistenza agiata in una bella villa sulle rive di un fiume. Vanno d'accordo, condividono interessi e amicizie, non hanno figli un po' per volontà un po' per caso, sono appagati l'uno dall'altra. Questa serena routine viene interrotta da una tragedia: Massimo, investito da un'auto, muore lasciando Antonia sola, disperata e completamente disorientata. Dopo i primi giorni di dolore assoluto e devastante, la donna comincia ad affrontare la realtà e a prendere coscienza della sua nuova solitudine. La rifiuta ma non può ignorarla. Per caso, vagando nella sua immensa villa vuota, scopre dietro un quadro del marito un biglietto con uno scritto, parole d'amore dedicate a Massimo dalla sua "fata ignorante", una persona che da sette anni divideva con lei quell'uomo di cui aveva sempre pensato di sapere tutto. Rintracciato l'indirizzo di questa donna misteriosa, Antonia si trova catapultata in una realtà del tutto opposta e parallela a quella in cui ha vissuto fino allora. La casa della sua rivale è un pittoresco appartamento in un palazzo popolare della vecchia Roma; una specie di porto franco in cui trova casa e rifugio un gruppo di persone accomunate tra loro da una profonda amicizia e dalla loro condizione di "diversità". C'è l'emigrata turca con un passato drammatico di violenza subita; il transessuale che non ha il coraggio di rivelare ai suoi parenti le sue inclinazioni; la coppia gay che vive una vita "normale" nell'ambito lavorativo, e che ritrova la propria identità solo al di fuori della "normalità" quotidiana; e poi c'è lei, la "fata ignorante" che sette anni prima ha fatto scoprire a Massimo quel lato nascosto di sé che non aveva mai avuto il coraggio di vivere. Ma la "lei" di Massimo, come ben presto scopre Antonia, è un lui, Michele, un uomo che per tanti anni si è accontentato di briciole pur di restare fedele ad un amore che non sarebbe mai stato stato del tutto suo. Comprensibilmente Antonia rimane sconvolta da questa scoperta, ma pian piano il fascino della vita parallela che suo marito per tanti anni aveva condotto al fianco di quelle persone così problematiche e colorate, la coinvolge. Al punto che tra lei e Michele nasce un rapporto ambiguo che oscilla tra l'amicizia, la rivalità e un sentimento che assomiglia stranamente all'amore. In realtà, entrambi vedono nell'altro il simbolo di una vita così affascinante e attraente quanto più diversa da quella che hanno vissuto fino a quel momento. Michele, a volte stanco della stravaganza della propria esistenza, sembra anelare al pacifico seppur ipocrita tran tran borghese e agiato in cui Massimo per tanti anni ha scelto di vivere; Antonia, dal canto suo, prende coscienza di quanto ha sacrificato di sé stessa proprio per adagiarsi in quella vita borghese e ovattata che si è dimostrata essere un teatro su cui troppo spesso si sono mosse persone mascherate. Persino sua madre, così naif, così elementare nelle sue emozioni, così istintiva e petulante, si rivela essere diversa da come aveva sempre immaginato, con un dolore mai rivelato, con sogni di felicità a cui è stata costretta a rinunciare. L'Universo di Antonia si capovolge e assume forme inaspettate. Il microcosmo di Michele si incrina contro il repentino desiderio di convenzioni e di maschere. Entrambi si "innamorano" di ciò che l'altro rappresenta e non di meno di ciò che Massimo ha amato dell'altro, scoprendo nel contempo tra loro affinità e una strana, affascinante complementarietà. Due metà di un unicum che avevano dato a Massimo, nella loro eterogeneità, quella completezza che ai più manca. Sarà proprio Antonia, che scopre di essere incinta di Massimo, a interrompere questo strano ménage. Si allontana da entrambe le sue vite, parte per un lungo viaggio per ritrovare sé stessa e la propria vera identità, e per tornare poi, con una speranza di vita nuova o forse una vita di nuove speranze.
Ozpetek ha creato un piccolo gioiello, originale a tratti, che sfiora il mélo in alcune sequenze, ma che non scade nella banalità e, cosa rara, non diventa mai volgare. Un manifesto tratteggiato alla vigilia del Gay Pride dell'anno 2000 e che invita senza retorica e senza paternalismo non alla tolleranza ma alla comprensione della vita nella sue mille sfaccettature. In un sottile gioco di chiaroscuri, in cui ogni dolcezza sfocia nel rimpianto e ogni durezza è intarsiata di malinconia; il regista svela un sottobosco di sentimenti e di emozioni e solleva la polvere delle falsità e della patina dorata di cui spesso si ricoprono le situazioni e per cui sempre ci si sforza di trovare nuove, appaganti giustificazioni. Attraverso un sottile gioco introspettivo alternato allo svolgersi di eventi drammatici e sorprendenti, la vicenda ci conduce per mano ai confini della tenerezza e verso l' accettazione dell'amore e delle sue infinite sfumature di colore, dei suoi mille profumi, dei suoi grandi territori percorsi da oceani di lacrime e illuminati da sorrisi infiniti.
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Response: Le fate ignoranti. Una recensionedi Maria Carla Ferreri Chi sono le "fate ignoranti"? Sono quelle persone che, entrando per caso o per destino nella tua vita, senza volerlo, ti fanno scoprire qualcosa di te che non avevi mai neppure sospettato esistesse, o che avevi sempre avuto paura di ammettere facesse gi� parte di te. ...
Reader Comments (9)
non l'ho visto, ma deve essere un film bellissimo.
dicciamoci la verità: l'incubo di ogni donna, no?
È un bel film, anche se proprio quello scadere in qualche sdolcinatura di troppo, a mio parere, ne inficia il risultato finale.
Da come ne scrivi, tu devi averlo amato molto eh? (non so perché, a me ha ricordato, non nei contenuti, ma nell'ambientazione, i romanzi del primo Pennac)
Ciao :-)
Non hai torto, infatti mi piace anche Pennac.
Mi pare che il senso che tu trai dal film, sia un insegnamento di grande importanza per noi, per tutti, specialmente oggi che l'Italia si impunta su questioncelle d'accompagnamento -come direbbe il grande Contini. I Pacs, poi DICo mai passati, mai diventati legge, perché ostracizzati dai teocom italiani, dovevano appunto riconoscere e disciplinare gli affetti e i legami in tutta la loro eterogenità. così non è stato. Mi pare che il tuo invito non alla tolleranza (che spesso non basta) ma alla comprensione sia prova di grande sensibilità.
Grazie, Fabrizio, era proprio quello che volevo intendere. Anche perché il termine "tollerare" ha un sapore di saccente sopportazione condita da una buone dose di superbia e condiscendenza.
Anche a me piacque molto, è vero in alcuni tratti è forse un pò troppo sdolcinato però è anche molto "delicato" come film e considerato l'argomento abbastanza complesso credo che proprio la dolcezza che traspare dal film ne abbia fatto un film bellissimo.
"non alla tolleranza ma alla comprensione"! parole sacrosante!
Francamente a me non ha detto proprio niente......
Superfluo
me lo sono comperata qualche settimana fa pensandoti, e tra un po vorrei guardarlo con il mio fidanzato.