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Le radici antiche della violenza sulle donne | LineaNeuronica

sabato, novembre 24, 2007
17:15

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Le radici antiche della violenza sulle donne

Archiviato da newkid in: donne, violenza
donne e violenza«La violenza degli uomini contro le donne comincia in famiglia e non ha confini». Ritengo doveroso parlare di questo tema. Oggi a Roma manifesteranno moltissime donne. Rivendicheranno una situazione che non è più tollerabile. Scrivo questo post per confermare la validità e la veridicità di questa frase. Vorrei portare la mia solidarietà non solo figurata, ma con un contributo sincero attraverso una riflessione che sento necessaria. I numeri rendono evidente una problematica che è ben più vasta di questi.  Le stime ci consegnano dati incredibili. Un milione e 150 mila sono le donne vittime in Italia negli ultimi dodici mesi di violenze e abusi, il 22 per cento in più dell'anno scorso, il 5,4 per cento del totale delle donne. Di queste sono 180 le donne morte per le violenze subìte, una ogni due giorni; di quel 3,5% vittima di violenza sesssuale, di quel 2,7che ha subìto violenza fisica e di quelle 74 mila stuprate o quasi. Malgrado sia necessario avere questi dati di fronte a noi, credo sia importante risalire ad una analisi che vada ben oltre questi. La violenza ha un origine, e purtroppo un "nome". Il nome lo conosciamo. Le donne subiscono violenze dall'altro genere. Qualcuno obbietterà che non bisogna generalizzare. Rispondo che in questo caso il problema investe tutti. Quindi la generalizzazione non è fuori luogo! Si tratta solo di valutarne la percentuale e il grado d'impatto. La percentuale può variare ma c'è sempre la presenza di un comportamento sbagliato da parte dell'uomo. L'origine è una distorsione culturale. Un'alterazione dei costumi, delle abitudini dettate dall'incapacità dell'uomo nel rendersi partecipe di una ricostruzione dei rapporti sociali con l'altro genere. Non credo siano parole "grosse" o incomprensibili. Ma forse è meglio partire dal basso e magari con esempi a me vicini. Vicinissimi. La mia famiglia. Le donne della mia famiglia sono state oggetto di comportamenti patriarcali, almeno per quello che posso ricordarmi io. Abitudini che all'apparenza non ponevano la necessità di interrogarsi sul modo di relazionarsi, di cambiare atteggiamento. Usare una qualsiasi forma di violenza è più semplice di quanto si pensi. Basta usare un tono di voce più alto. Rivolgersi all'altra con fare perentorio, secco, privo di possibilità di replica. Dare tutto per scontato. Stabilire ruoli a priori. Sentirsi in diritto di esprimersi sulla base di un'energia il più delle volte fisiologicamente presente in maggiore quantità nell'uomo. Tutto questo avviene da tempo immemorabile. Tanto che, non di rado, ha trovato una sponda attraverso una sorta di complicità femminile all'interno delle mura domestiche.

E' giusto abbattere il muro dell'omertà, anche quando si deve parlare dei propri famigliari, dei propri cari. Mia madre è una donna dolcissima. Da piccola veniva "comandata a bacchetta" da sua madre. Una donna con un carattere autoritario che era riuscita a togliere lo scettro del "comando" al marito (esempio di complicità a cui facevo riferimento sopra..) per esercitarlo sui figli. Mi correggo, sulla figlia. Infatti l'altro figlio maschio, mio zio, godeva di privilegi maggiori! Ecco che fin da ragazzina mia madre sviluppò un carattere schivo, timido e poco intraprendente. Mi sono chiesto molte volte se mia madre abbia mai scelto, abbia mai inseguito qualcosa che desiderava fare realmente... Dopo aver conosciuto mio padre lasciò che la sua "subalternità" passasse ad altra "gestione". Tralascio per ovvi motivi, chiaramente e comprensibilmente personali, di entrare in particolari. Posso solo raccontare la reazione che portò la mamma a scegliere, forse al momento inconsapevolmente, di dedicarsi con tutta se stessa, al lavoro. Trovò un vero e proprio rifugio in questo. Il "comportamento" autoritario che mio padre esercitava su di lei (lascio all'intuizione dei lettori..) la costrinse ad una sorta di doppia vita.  Donna manager in campo lavorativo, e madre partime in famiglia. Capace e disinvolta sul lavoro quanto debole e indifesa nel rapporto con il marito. Ho spesso accusato mia madre di essere sfuggita a obblighi (affettivamente parlando..) verso la mia persona. L'ho fatto per tanto tempo non riflettendo sul meccanismo che l'ha portata a questa particolare forma di difesa. Perchè di difesa vera e propria si trattava. Con la maturità certe cose divengano chiare fino a farti avvertire quanto tutto questo deve essere stato difficile e sofferto per lei. Compreso il fatto di non aver potuto essere più vicina all'unico figlio che aveva. Ho voluto raccontare un'esperienza personale per mettermi in gioco in maniera "pulita", senza voler strumentalizzare l'argomento che sento importantissimo. Volevo portare una testimonianza "vissuta da vicino". Uno spaccato di vita che ha penalizzato più soggetti, ma soprattutto la donna della mia famiglia, mia madre. Vorrei che oggi a Roma, fossero tante le donne che gridano la loro rabbia e il loro rifiuto verso una condizione che ha origini lontane. Forse, ripeto, proprio da tutto questo si sono originati i primi drammatici "risultati". Penso che alla base di tutti i fatti di cronaca ci sia una donna, figlia, moglie,madre che da tempi antichi è costretta a subire dinamiche e percorsi verso cui provo ansia e disagio al solo pensarci. Un'ultima considerazione, soprattutto in proiezione futura.  Pur comprendendo le motivazioni alla base della decisione che ha portato ad escludere gli uomini dalla partecipazione, trovo che sarebbe invece un bel segno di maturità se il percorso intrapreso dalle donne vedesse  un pieno coinvolgimento dell'altro genere.  Prima di essere uomini siamo anche figli, amanti e padri...




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