Lettera "un po' incazzata" a Luca Cordero
Egregio Signor Presidente Luca Cordero di Montezemolo, chi le scrive è un suo affezionato lettore.
Ho ascoltato e letto con interesse le sue esternazioni in merito all'assenteismo nella pubblica amministrazione.
Devo dire, a onor del vero, che seguo sempre con interesse il suo pensiero e la denuncia costante dei vizi di questa Italia, cosi provinciale e sciatta, che Lei compie.
Italia splendida e grande solo in stili di vita da esportare e sbandierare in mezzo mondo oramai, ma cosi scialba poi, così qualunquista, a volte stracciona, nei pensieri come nelle idee.
Eppure io non riesco a vergognarmi di essere nato in Italia, un paese così pieno di bellezze in fondo; mi vergogno solo di qualche italiano.
Stia tranquillo non è il suo caso signor Presidente, Lei è uno di quegli italiani che in genere mi inorgogliscono, mi danno speranza, mi incitano a proseguire in quella crociata, che anch'io come Lei sto conducendo, per cercare , ognuno con i mezzi a sua disposizione, di migliorare questo benedetto o maledetto paese.
E' per questo che le scrivo, un po' "incazzato" questa volta, altre volte la seguivo con più impeto.
Comunque non si preoccupi di quello che le dirò, prosegua per la sua strada, Lei vada sempre avanti diritto nelle sue denunce , non si fermi , e vedrà che alla fine qualche risultato, da una parte o dall'altra, riusciremo ad averlo.
Questa volta abbiamo solo diverse valutazioni ma vedrà che alla fine ci si intenderà comunque, capita tra persone normalmente intelligenti e che hanno interessi comuni.
Vengo al dunque, una sola cosa spiace in fondo in quello che ha detto, ed è il qualunquismo che vi si coglie in profondità.
La facciata è buona, l'argomento di attualità, ed ha sicuramente presa nella gente, ma spiace , le dicevo, che anche Lei cominci a fare sempre di ogni erba un fascio, che anche Lei dimostri di essere un po' superficiale e di non saper distinguere.
Spiace poi ancor di più quando ci si accorgo che a commettere questo errore sono proprio le persone su cui si poteva fare più affidamento, le persone migliori.
Proprio il qualunquismo e la scarsa professionalità nelle cose dette o fatte, per me, sono i mali peggiori di questa Italia.
Credo ci costino in PIL molto più dell'assenteismo, non ci permettono di crescere, non si va da nessuna parte con le sciocchezze, si rischia sempre, come dicevo ieri commentando sempre una lettera aperta a Lei indirizzata, di gettare i pannicelli assieme all'acqua calda, e di non avere mai in mano nulla, se non le proprie chiacchiere superficiali che poi non servono a nessuno.
Non voglio a mia volta esser qualunquista sull'argomento, è inutile quindi che le faccia notare come in Italia vi siano dipendenti pubblici, a volte eccezionali, che fanno del loro dovere un puntiglio, e che sopperiscono, spesso alla meglio, alle insufficienze ed alle inadempienze di chi li dovrebbe mettere nelle condizioni di dare il meglio nel proprio ufficio.
Il più delle volte le responsabilità sono anche politiche; ma non entro nel discorso, sicuramente Lei ne è a conoscenza.
Naturalmente, di converso, non sono neanche così sciocco di fare di ogni erba un fascio, riconosco quindi con Lei che esiste un problema complessivo della pubblica amministrazione da risolvere in Italia. L'assenteismo conta eccome , come Lei , ma le assicuro come tanti pubblici dipendenti, sono d'accordo di pagare di più chi lavora e chi più è disponibile.
Però veda, non è solo questo il problema, sono troppo esperto della materia per far finta di non accorgermi che vi è anche altro e glielo voglio spiegare, se per caso questa volta fosse stato solo distratto.
In genere siamo un paese di furbi e di tolleranti. Le faccio solo qualche esempio signor presidente. Lei conoscerà sicuramente la legge 104 , grande legge di uno stato moderno , un segno inequivocabile di civiltà nei rapporti tra i cittadini, e tra questi e i diversamente abili.
Ebbene, come spesso accade le leggi sono ottime, le applicazioni un po' meno.
A volte purtroppo capita che leggi utilissime ed importanti per chi si trovi nelle necessità, rischino di diventare un peso ed un costo collettivo nelle mani dei soliti furbi se non si riesce a costruire tutta una serie di controlli successivi.
Fatta la legge quindi, trovato l'inganno, in quest' Italia di furbi , di meschini e di distratti.
E allora ecco tutto un fiorire di parenti diversamente abili , in fondo chi oggi non ha almeno un nonno, un padre, un parente che ti dia diritto a poter usufruire di un dato numero di assenze di lavoro. Anche io ne avrei diritto pur non facendovi ricorso.
Anzi siccome i benefici della legge possono essere anche cumulativi, ecco che ci ritroviamo con persone (chi ha due portatori di handicap per esempio) che riescono a farsi 8 giorni di assenze dal lavoro in un mese, che aggiunti ai normali riposi fanno 16 giorni al mese.
In teoria dovrebbero essere per assistenza a persone diversamente abili, in pratica ne usufruiscono spesso per andare magari sui campi da sci o in ferie con quella parte della famiglia che ancora è abile, lasciando in pratica ancora più soli quei disabili che in teoria si dovevano accudire.
Buona la legge , ma senza controlli effettivi un disastro.
Quindi le dico, prosegua in questa sua battaglia signor Presidente , credo che eliminando gli sprechi e le furberie alla fine si riuscirà ad aiutare, meglio e di più, chi effettivamente si trova in condizioni di necessità.
Ma le dicevo, consideriamo accuratamente ogni cosa però, non facciamo finta di non vedere o di non accorgerci del resto.
E allora, mentre ci accorgiamo del numero di assenze inferiore nelle aziende private rispetto alle pubbliche, non facciamo finta di non sapere che tra le motivazioni ci dobbiamo anche mettere una scarsa attitudine dei privati alla concessione ed al riconoscimento di tutti quei diritti stabiliti dalle leggi a tutela del lavoratore.
In Italia signor Presidente come lei sa è molto più diffusa e radicata sul territorio la piccola impresa rispetto alla grande impresa.
Nella grande impresa vi è una tendenza maggiore al riconoscimento dei diritti dei lavoratori rispetto alla piccola, è un fatto naturale quasi fisiologico ci dicono, anche se io non la ragiono cosi, io rimango sempre convinto che i diritti sono sempre tali da qualsiasi parte si lavori.
Le porto comunque qualche caso significativo e che fa parte della conoscenza comune a tanti italiani. Tutti uguali si dice di fronte alle leggi ed ai diritti.
Ebbene le leggi sulla maternità prevedono assenze dal lavoro per accudire i figli o per l'allattamento. Mi sa dire lei signor Presidente che incidenza ha l'applicazione di queste leggi complessivamente nelle aziende private che lei rappresenta rispetto a quelle pubbliche ?
Ho il dubbio ci siano sostanziali differenze percentuali, ma non perchè i dipendenti privati allattino meno o partoriscano meno.
Semplicemente perchè vi è una scarsa attitudine, nell'industria privata, al rispetto o al riconoscimento di quelle leggi sociali di cui necessita una società civile e moderna.
Quanti casi ho seguito, da ex sindacalista, di donne a cui era stato chiesto, nel momento stesso dell'assunzione, di firmare, senza data, la lettera del loro licenziamento , non si sa mai nel caso di necessità si diceva.
E la maternità a volte è una necessità per qualche datore di lavoro, per qualcuno dei suoi associati ho il dubbio lo sia anche l'allattamento, lo è sicuramente anche la legge 104 di cui prima le accennavo. Non le storture dell'applicazione delle legge , ma la legge stessa.
Lei, che è così preciso nei calcoli percentuali, mi sa dire quanto ci costano in mancanza di civiltà questi comportamenti ? mi sa dire anche quanto ci costa, in questo come in altri casi, questa assenza, cosi diffusa di senso sociale e civico tra i suoi rappresentati ?.
Naturalmente sono comportamenti individuali lei dirà, le aggiungo io, al pari di quelli che lei ha denunciato.
Perchè non dire poi che nei suoi calcoli non si tiene conto anche di una cosa e cioè che molti suoi associati ancora una volta scaricano sul pubblico anche quanto è di loro stretta competenza ? Mi indichi lei le percentuali di tutte quelle famiglie italiane in cui un individuo lavora nell'amministrazione pubblica e uno nel settore privato.
Ebbene, se qualcuno di questi deve usufruire delle agevolazioni di una qualsiasi legge stia tranquillo, la posso assicurare io, sarà solo ed esclusivamente il dipendente pubblico che ne potrà usufruire, per l'altro, il coniuge che lavora nel settore privato, difficilmente ce ne saranno le possibilità o le condizioni. Ecco perchè poi i suoi dati risultano anche tanto eclatanti e significativi, ma non sempre è colpa nostra.
Non vorrei Signor Presidente che arrivasse al risultato di chiedere agli italiani di abolire anche tutte queste leggi, nella speranza che cosi il PIL se ne potrebbe crescere magari del 2%.
In ogni caso, e concludo signor Presidente, perchè non chiede anche oltre agli incentivi per quei lavoratori più impegnati, anche disincentivi pubblici per tutte quelle aziende private che si dimostrano cosi restie e refrattarie al rispetto delle leggi dello stato che sono poste a salvaguardia dei diritti civili del cittadino ? Sarebbe un bel risparmio sul Pil anche questo non le pare ?
Quando comincia un'opera signor presidente abbia il coraggio di andare fino in fondo con impegno, come è sua consuetudine, non si fermi solo a metà con le denunce, non sia qualunquista anche lei, non le è concesso dal suo ruolo, e sicuramente non Le fa onore.
Con simpatia, un italiano qualunque.


























3 commenti:
Ivan, dobbiamo scendere in campo :-)
Ma per giocare con i nostri figli.
Grande, amico!
be io con i miei non ci gioco più , gioca oramai da solo e mi sa che tra poco giocherò con i nipoti....
Di che Montezenolo parli?
Di quello che, Presidente di Confindustria, chiede ai lavoratori di andare in pensione più tardi o di quello che, Presidente della FIAT, chiede allo Stato di pagare i prepensionamenti dei suoi operai scaricati?
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