Durante una passeggiata al bosco, assistevo nel mio lento, perizioso incedere, con occhi strabici dalla vergogna, alla profanazione dei luoghi boschivi; non era profanazione solo l’accumulo inquinante e incivile dei rifiuti, l’appropriazione illegale di interi appezzamenti di bosco che hanno costituito in me una ben minima sorpresa ma gli estesi specchi neri che s’allungavano come “ombre in eretto esilio” fino a dar forma alla paura, riflettendo al cielo solo un ultima grazia: rivivere. Erano alberi ammuffiti nella cenere delle loro stesse spoglie, alberi sepolti dalla miseria dell’umano vivere che nell’incuria, degradazione, irresponsabilità, inciviltà, spesso trae la sua massima espressione. Tutto giustificato crudamente da una sola voce: l’incapacità umana di vivere la natura.
In questo annullamento di vita, in questa anomalia a ponte tra l’esistenza della natura e la nostra, non ho smesso di pensare a quanto povera sia certa etica umana se godimento prova nell’annientare ciò che è essenza del suo stesso vivere.
Nonostante l’evoluzione di pensiero, le campagne di sensibilizzazione per l’ambiente, l’uomo, bestia razionale, sadicamente s’oppone al raggiungimento di un equilibrio con la natura. E non vi potrà essere possibilità di dialogo se tale incomunicabilità resta prerogativa a qualunque forma di apertura: a questo proposito mille strade vanno tracciate e percorse se riuscire si vuole nell’impresa di ridare un tono un po’ più verde ad una vita di “umore” e qualità sempre più neri.
L’applicazione delle sanzioni previste per chi appicca fuoco dolosamente, è il men che possa fare una legislazione che si propone l’accrescimento e la protezione dell’ambiente; anche i controlli, spesso tardivi ed inefficaci, richiedono una accurata revisione dei meccanismi di azione e protezione. Le responsabilità derivanti da un evento doloso sono in massima parte addebitabili all’incuria,e al pressappochismo delle istituzioni locali e non, e dei cittadini; a queste gravi mancanze si aggiunge l’opera non sempre costruttiva e altruistica atta a ridurre- il bene pubblico- per ingrandire- l’interesse personale- del contadino, dello speculatore edile, del cacciatore di frodo e infine del villeggiante opportunamente sprovvisto di senso civico.
Il prezzo pagato in termini di sacrificio e impegno è irrisorio: poche sono infatti le iniziative atte alla cura e alla salvaguardia dell’ambiente. In questo clima di generale sfiducia nei confronti di un uomo che non sa ascoltare la carica musicale che dalla natura s’innalza, un uomo incapace di intraprendere un cammino attraverso il tempio della natura, anche quest’ultima sembra essersi stancata di rigenerare una speranza, e giacciono immobili e spenti i cadaverici boschi; e l’uomo che…sente, in cuor suo sospira, lamentoso: cui prodest?
