My little Blog in the Big World
Verso l’ora di cena, mi accorsi di aver trascorso l’intero pomeriggio nel mio letto arrotolato su me stesso, come un serpente nel suo cesto di paglia intrecciata. Vestito di tutta furia mi diressi in centro per incontrare gli altri, che a differenza mia, non trascorrono il sabato pomeriggio fagocitando. Prima di arrivare in centro, tra gli stretti vicoli del paese scorgo un’insegna fatta di pochi neon, ormai, ingialliti dal tempo che li ha attraversati.
La scritta recita semplicemente “BA”; no, non è una nuova trovata pubblicitaria. Molto più presumibilmente, la “R” finale era bruciata dai tempi del dopoguerra. Fuori dal locale, proprio sull’uscio, un distributore di caramelle di dubbia salubrità attirava la mia attenzione; mi avvicinai e potei quasi osservare il formarsi di nuove forme di vita, a causa della muffa che avvolgeva i dolciumi.
Nonostante tutto, decisi di entrare per acquistare dei semplici chewingum.
Il bar, lo sappiamo bene noi Italiani - fancazzisti per antonomasia - non è un semplice locale, ma un ritrovo per “individui”. C’è lo sparaballe professionista, quello che con le sue cazzate convincerebbe anche se stesso; c’è il tecnico del calcio, quello che conosce a memoria storia e tradizioni del calcio, ma non imbocca un 13 nemmeno dopo un viaggio a ritroso nel tempo; il vecchio ubriacone con una bottiglia di assenzio, accasciato vicino ad un ancor più vecchio telefono a gettoni situato in qualche improbabile angolo del locale; i soliti accaniti giocatori di carte e di bestemmie non ancora moviolate dalla televisione; e per finire il bambino con richieste di gelati - multigusto e multistrato - ai limiti della decenza architettonica.
La scena, entrando in questa babele, peggiora.
Il rumore delle carte da gioco sbattute sul tavolo, l’incessante tintinnare del flipper incastrato tra due pareti - quasi costruite a contenerlo -, il grattare della stecca sul tavolo da biliardo ed il sibilo della caffettiera più rumorosa di un pony express del vecchio west si andavano lentamente facendo più fastidiosi.
Avvicinatomi al banco con passo felpato, quasi a non farmi notare, non ho potuto far altro che notare un’ulteriore dettaglio. Un grosso televisore appeso in alto sul muro, ben visibile da tutti in sala, trasmetteva il telegiornale di Emilio Fede, quasi da contorno a rendere tutta la scena ancora più Trash si quanto già non fosse. Il barista con grembiule quadrettato e unto mi seguiva con lo sguardo, come se avesse percepito un senso di disagio, alchè, chiesi di tutta fretta le mie chewingum ed un pacchetto di camel light da 10. Il barista pronunciò una frase ma non capii, così, pagai ed uscii da quell’archelogico locale, ma con stile.
scusa dinuovo io
posso sapere anche il peso...
Un Commento per "Lo squallore di un Bar archeologico, ma con stile"
ma quale bar è sto schifo….
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