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L’acqua: ritornare bambini

di Salvatore Pettineo

CICLO20ACQUA.jpg

Voglio iniziare questa mia riflessione sull’acqua con una domanda semplicissima e scontata che rivolse a tutti noi bambini della terza elementare la maestra: Da dove viene l’acqua e di chi è?
Qualsiasi adulto rimarrebbe spiazzato da una domanda che ha per risposta una cosa talmente così auto-evidente da essere un quesito inutile, ma noi bambini di allora ci impegnammo per trovare delle risposte. “L’acqua la manda Dio”, disse qualcuno che prendeva troppo alla lettera il catechismo. “L’acqua è fatta delle lacrime dei morti”, disse qualcuno più sensibile e più suggestionabile. Alcuni ricondussero l’origine dell’acqua all’ovvio rubinetto, altri al supermercato in bottiglia, altri ancora diedero risposte a metà tra il surreale il fantascientifico….
La domanda servì alla maestra per introdurre il cosiddetto ciclo idrologico, per noi bambini “Ciclo dell’acqua”. L’acqua evapora, si trasforma in nuvole, piove, ritorna giù e poi rievapora…. Questa era la semplice spiegazione della maestra. A noi bambini questo piccolo prodigio della natura sembrava un miracolo, per gli adulti tutto ciò è talmente scontato che non ci si fa caso.
Eppure, oggi, sarebbe necessario in molti casi ripetere quella stessa domanda anche agli adulti. Molto spesso, infatti, ci si dimentica che l’acqua è un bene comune, non una merce da gestire, comprare, vendere e farci profitti.

Se ci si fermasse un attimo a riflettere sul valore dell’acqua e sul modo attraverso cui essa viene distribuita, si capirebbe che essa oggi non è più un diritto umano fondamentale (come dovrebbe essere), ma un bisogno gestito dal mercato, spesso in mano alle multinazionali. L’acqua è un bisogno primario, dovrebbe essere di tutti, gestito dalle autorità pubbliche. Così, ci disse la maestra dopo che ci spiegò da dove arriva. Perché se è vero che il ciclo idrologico è naturale e gratuito, è altrettanto vero che sono necessari strutture per distribuirla, per depurarla, ecc.
Dal 2000 ci sono state più di 30 guerre nel mondo a causa dell’acqua e, secondo le cifre delle Nazioni Unite, attualmente oltre un miliardo di persone non hanno accesso a una quantità sufficiente di acqua per soddisfare le proprie necessità primarie a un prezzo conforme alle proprie possibilità finanziarie. Questa cifra può salire vertiginosamente se non vengono adottate rapidamente misure significative. Dietro i problemi connessi all’accesso al bene comune, primario e fondamentale costituito dall’acqua potabile, si celano due principalmente due realtà: da una parte, gli enormi interessi di grandi multinazionali che negli ultimi anni hanno moltiplicato i propri profitti con le privatizzazioni e l'imbottigliamento dell'acqua. Dall'altra, la mancanza di volontà politica. Basterebbero, infatti, secondo Sergio Ferrari (SELVAS), 10 miliardi di dollari annui per riuscire ad arginare il problema dell'acqua potabile. Questi soldi potrebbero essere raccolti se si destinasse a questo obiettivo il budget militare mondiale di soli cinque giorni, non è uno sforzo esagerato o utopico.

Senza considerare cosa accade nelle zone più depresse del Pianeta o nei Paesi in via di sviluppo, vediamo quale è la situazione da noi. Nel 2006, Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il 16% della popolazione del Vecchio Continente non aveva acqua potabile e ben 140 milioni di europei non hanno avuto accesso ad acqua pulita e servizi sanitari. Una situazione nella quale, sempre stando ai dati dell'Oms, oltre 13.500 bambini europei perdono la vita ogni anno per malattie correlate a queste carenze. Guardiamo ora cosa accade in Italia: si consumano 170 litri di acqua imbottigliata per abitante l’anno, contro una media europea di 85 ed una mondiale di 15, equivalenti a 5 miliardi di contenitori plastici che si trasformano in 100.000 tonnellate/anno di rifiuto urbano. L’acqua imbottigliata, assoggettata a regimi di controlli spesso lacunosi, ha un costo tra 30 e 50 centesimi, cui si sommano i costi di smaltimento del contenitore, mentre 1.000 litri di acqua da acquedotto, più controllata sul piano chimico-batteriologico, non costano più di 1 euro. L’acqua del rubinetto è buona, ma gli italiani si ostinano a comprare l’acqua in bottiglia (QUI - QUI).

La Direttiva 60/2000 dell’Unione Europea recita: “...l’acqua non è un prodotto commerciale, bensì un patrimonio che va protetto“, ecco perché non può essere un dividendo, non può produrre utili e dovrebbe essere estranea a ogni forma di privatizzazione. “Imbottigliare la pioggia in un contenitore con un’etichetta e venderla con un lavaggio del cervello grazie alla pubblicità. E’ quello che fanno le multinazionali, le concessionarie”, ha detto Beppe Grillo con i suoi soliti toni esasperati nel suo blog, ma il problema non è solo quello dell’acqua in bottiglia, è anche quello della sempre più frequente privatizzazione della gestione dell’acqua. Le aziende private, infatti, hanno come scopo solo il profitto, cosa che non dovrebbe affatto riguardare un bene prezioso come l’acqua. Di acqua potabile c’è ne è sempre meno. In quest'era della globalizzazione dell'economia, in cui i nuovi consumi industriali e gli effetti dell'inquinamento riducono sempre più la disponibilità di acqua potabile, da cui dipende la sopravvivenza di miliardi di esseri umani, diventa dunque fondamentale il riconoscimento che l'acqua non può essere considerata una merce da vendere al migliore offerente ma un bene pubblico irrinunciabile, patrimonio dell'intera umanità. Si può allora affermare che arrestare i processi di privatizzazione dell’acqua assume sempre più le caratteristiche di un problema di civiltà, che chiama in causa politici, cittadini e forze sociali, che chiede a ciascuno di valutare i propri atti, assumendosene la responsabilità rispetto alle generazioni viventi e future.

Per capire il vero significato dell’acqua, pertanto, occorre semplicemente dimenticarsi dei profitti, della società per azioni, dei mercati, dei guadagni e tornare bambini, ovvero fermarsi un attimo a pensare un po’ stupiti quale potrebbe essere la risposta alla domanda: “Da dove viene l’acqua e di chi è?”
Forse così facendo si attuerebbero davvero politiche per l’acqua serie e si ridurrebbe la privatizzazione e la mercificazione di un bene comune che è un dritto di tutta l’umanità.

Posted on sabato, ottobre 20, 2007 at 01:29AM by Registered Commenterfr in | Comments6 Comments | References4 References

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Reader Comments (6)

Tornare bambini per imparare di nuovo ad apprezzare le cose semplici, i doni della natura, per vedere con occhi stupiti ma non privi di consapevolezza quanto abbiamo, e quanto rischiamo di perdere per avidità. Io ho un bambino, e a volte ho la fortuna di riuscire a guardare ancora il mondo coi suoi occhi. Se anche chi manovra economia e politica ci provasse qualche volta, forse davvero il mondo sarebbe un luogo migliore in cui vivere.

ottobre 20, 2007 | Unregistered CommenterAlianora

Una considerazione banale.
Vedere il mondo con gli occhi di un bambino sarebbe l'unica riforma realmente rivoluzionaria, e come tale rimane una chimera.
Ciao.

ottobre 20, 2007 | Unregistered CommenterAmfortas

hai ragione Salvatore, dovremmo tornare ai buoni maestri, quelli che pazientemente cercano di spiegare ed educare al bene, cioè ad assumere nella vita comportamenti virtuosi ed etici, che è un po´ anche l´ambizione di questo progetto... ciao

ottobre 20, 2007 | Unregistered Commenterfabrizio

@ Alianora: La realà che ci corconda non è oggettiva. Ciascuno filtra il mondo che ha intorno a sè tramite i propri sensi e lo rielabora. Esistono, dunque, tanti mondi quante sono le persone che gurdano ciò che li circonda. I bambini sono privilegiti in questo processo di costruzione soggettiva della realtà perchè sono più ingenui, meno diffidenti e mischiano ciò che vedono con ciò che vorrebbero vedere.
Gli adulti, soprattutto quelli che rivestono ruoli di prrstigio e di potere, invece, filtrano la realtà che stà intorno a loro con uno sguardo viziato dalla prepotenza, dall'arroganza e d al profumo dei soldi.
Ecco perchè ogni tanto tortnare bambini fa bene, perchè si prezza di più la realtà che circonda.

@ Amfortas: Hai proprio ragione. E' rivoluzionario guardare il mondo con l'ingeniutà e la sincerità dei bambini senza avere lo sgurdo viziato dal potere, dalla diffidenza, dai pregiudizi, dal profitto...
Propio perchè così rivoluzionario, è difficilmente applicabile...

@ Fabrizio: i buoni maestri non sono quelli che usano termni tecnici, paroloni, grandi spiegazioni, ma sono quelli che con umiltà e semplicità riescono a farsi capire e a trasetterti qualcosa...
Si impara di più da un semplice gesto fatto con sinceritòà piuttosto che da una pomposa lezione di scienza!!! ;-)

ottobre 21, 2007 | Unregistered CommenterSalvatore Pettineo

Ma pensa che ho capito solo adesso chi sei! Ciao! :-)

ottobre 22, 2007 | Unregistered CommenterAlianora

ci ho riflettuto un po, e ora rieccomi qui. non ho capito la tua definizione di bravi maestri.
voglio dire... è un insieme di cose, non solo la semplicità. è credo sopratutto la passione.... no?

ottobre 28, 2007 | Unregistered CommenterLune

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