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POLITICA
18 settembre 2007
Ma in fondo Grillo è solo un comico...

Preferisco pensare che Grillo sia stato, sia e continui ad essere solo un comico. La semplificazione che fa delle motivazioni politiche e giuridiche che hanno portato all'approvazione dell'indulto con questo articolo probabilmente fanno solo ridere (o forse nemmeno quello). La sua deriva esclusivamente forcaiola ha solo il pregio di farci vedere tutti insieme i limiti di una politica che non è in grado di difendersi dalla demagogia; di difendere soprattutto le sue cose migliori.

Vorrei sommessamente ricordare a Grillo e a quelli del V-day delle motivazioni che avevano ispirato i Radicali nella lotta per ottenere un provvedimento di clemenza nel 2006. Le stesse, anzi identiche, motivazioni di Giovanni Paolo II, quelle esposte dal Pontefice in un famossisimo suo intervento alla Camera e al Senato riuniti.  La situazione carceraria italiana era secondo le relazioni ufficiali in uno stato veramente indecente per un paese asseritamente democratico e di diritto. Occorreva interrompere una flagranza di reato da parte della massime istituzioni e mettere in condizioni di evitare il protrarsi di una condizione di assenza di rispetto della dignità dei detenuti e che costituiva il presupposto per le carcere di divenire "università del crimine" piuttosto che luogo di rieducazione secondo dettato costituzione. 

Ecco, infatti, quello che risultava dalle cronache di quei giorni.

"Lo stesso Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Giustizia, del resto, parla di situazione diventata vera e propria emergenza: otto detenuti su dieci non hanno la doccia nella propria cella; il 70 per cento non ha lacqua calda, e su oltre 61.392 detenuti, solo per 46mila previsto un posto letto.

Secondo gli ultimi dati disponibili (aggiornati allaprile 2006) quasi tutti gli istituti di pena risultano avere un numero di detenuti superiore alla capienza ottimale; un sovraffollamento che non si registrava da quindici anni a questa parte, e che negli ultimi mesi ha subito un'impennata: alla fine di giugno i detenuti erano 59.125, a febbraio sono saliti a 59.523, e infine ora risultano quasi 62mila. Le donne detenute sono 2.804, e costituiscono il 4,7 per cento della popolazione carceraria. Gli extracomunitari rappresentano quasi il 35 per cento, un'età compresa tra i 30 e i 35 anni (circa 11mila detenuti), una grossa fetta di reclusi costituita da tossicodipendenti, 16mila circa, il 27,4 per cento del totale; altri 12mila detenuti risultano affetti da altre patologie e disturbi mentali.

 

Capitolo suicidi: nel 2005 si sono tolti la vita, sicuramente, 57 detenuti. Ma almeno altri 22 sono morti per cause non meglio precisate.

Da Palermo a Milano, sempre lo stesso discorso: celle sovraffollate, condizioni di vita pessime. Nel carcere palermitano dell'Ucciardone, per esempio, sono reclusi 693 detenuti, il doppio della capienza regolamentare, che sarebbe di 383 posti letto. La struttura risale al 1832. Le finestre delle camere di detenzione non consentono un adeguato passaggio di aria e luce; all'interno delle celle non ci sono neppure gli interruttori della luce. I servizi igienici, privi di doccia ma dotati di acqua calda, non si trovano in vani separati rispetto a dove si trovano i letti. Il carcere di Palermo non si è mai adeguato al regolamento entrato in vigore il 20 settembre del 2000, che doveva cancellare molti disagi patiti dai detenuti dietro le sbarre.

A Napoli, nelle celle del carcere di Poggioreale, convivono fino a diciotto persone, con un unico tavolo e un unico bagno a disposizione. I detenuti sono 2.135, dovrebbero essere non più di 1.395. I bagni sono collocati in un vano annesso alla camera, ma le docce sono solo all'esterno. Neanche questo carcere si è adeguato con il regolamento del 2000.
La situazione viene così descritta: caldo afoso d’estate, freddo gelido d’inverno. Puzza delle feci e dell’urina, insetti che corrono lungo i muri. Alla fine dell’anno scorso il carcere di Poggioreale ospitava 2.174 detenuti a fronte di una capienza prevista di 1.387: ossia circa il 60 per cento in più di quanti ne potrebbe accogliere. Dei 2.174 detenuti di Poggioreale, solo 669 risultano già condannati, mentre gli altri 1.505 (i due terzi della popolazione carceraria) sono in attesa di giudizio. A parte la presunzione di innocenza, ciò vuol dire che i reclusi che andranno poi assolti avranno subito un trattamento disumano che nessuno potrà mai risarcire. Al di là di Poggioreale, alla fine dello scorso anno le carceri della Campania ospitavano in tutto 7.310 detenuti a fronte di una capienza prevista di 5.247; circa il 40 per cento in più. 3.061 sono in attesa di giudizio. In particolare, 450 in più a Secondigliano, 1.475 invece di 1.028. I tossicodipendenti sono circa il 30 per cento dei detenuti.
La testimonianza di Luisa Bossa, consigliere regionale campano dopo la sua visita a Poggioreale: “Nel padiglione Napoli ho visto anche nove persone in una cella pensata per quattro detenuti. E altri letti potranno essere occupati fino a ospitare tredici reclusi. Quando noi siamo entrati, accompagnati dal vice-direttore e dagli agenti, alcuni reclusi si sono dovuti stendere sui letti per farci spazio. Lo stato dell’igiene è pessimo. I detenuti cucinano nel bagno con delle tavolette sistemate accanto al water. Se qualcuno ha bisogno di fare i suoi bisogni, l’altro deve uscire, ma rientra subito dopo e riprendere a cucinare. Le suppellettili sono tutte rotte, e i letti arrugginiti. Le cassette di plastica che noi usiamo per la frutta loro le usano come degli armadietti per riporre i loro abiti. I sieropositivi sono reclusi nel padiglione Roma, che è quello dei tossicodipendenti e dei transessuali, mai sieropositivi devono rinunciare anche all’ora d’aria perché tutti sanno della loro condizione e non li vogliono intorno, li considerano degli appestati. Non hanno medicine, perché dovrebbero essere portate al Cotugno, ma se non c’è la scorta saltano il protocollo della terapia…Ho raccolto la storia di Antonio. E’ un cocainomane, sposato, due figli. Ha la licenza elementare ma non sa né leggere né scrivere, è un analfabeta di ritorno. Ha detto che aveva fatto domanda per essere trasferito in comunità, ma se l’è vista respingere perché il Sert ha trasmesso in ritardo la sua documentazione”.

Anche a Bari i detenuti sono quasi il doppio della capienza regolamentare: 591, ma dovrebbero essere non pi di 311. I servizi igienici, privi di cella, si trovano accanto al letto, qualche cella ha il bidet, altre neppure quello. Le docce, esterne alle celle, non funzionano bene (su otto, solo quattro sono utilizzabili). Neppure questo carcere si è adeguato al regolamento del 2000

Carcere romano di Rebibbia: la percentuale di sovraffollamento non altissima: i detenuti sono 1.603, dovrebbero essere 1.188. I bagni delle celle non sono sempre situati in un vano separato, e non sono forniti di doccia e acqua calda; anche qui il regolamento del 2000 disatteso.

A Bologna, le celle, in origine destinate a uso singolo, ospitano tre o quattro detenuti per volta. Dovrebbero esserci 481 detenuti, sono il triplo. I servizi igienici sono collocati vicino al letto, i bagni non hanno nè doccia nè acqua calda. L'istituto come gli altri non adeguato alle disposizioni del regolamento.

Milano Opera: i detenuti presenti sono 1.400; dovrebbero essere 884. Solo in una sezione ci sono le docce. Nel reparto femminile i servizi igienici sono forniti di bidet, le detenute hanno a disposizione una loro cucina.

Verona Montorio: struttura moderna, inaugurata nel 1995, un sovraffollamento di appena duecento persone in pi rispetto la norma. I bagni sono separati dalla camera, ma non hanno acqua calda, doccia e bidet.

In generale: il 55 per cento detenuti vive in carceri dove non sono consentiti colloqui allaria aperta; l'89 per cento non ha la doccia nella propria cella; il 60 per cento delle detenute non ha il bidet, il 12,8 per cento ha il bagno collocato vicino al letto e non in un vano separato.

Ora, grazie a questo blog, sapete quello che l’informazione ufficiale stenta a conunicare.

Certo, direte, i detenuti se la sono cercata ma l’argomento rischia di non resistere a due evidenze; da una parte circa il 40 % dei detenuti è ancora in attesa di giudizio e dall’altra il prezzo richiesto dalla nostra Costituzione è solo la privazione della libertà e non una costante afflizione della propria dignità personale e di vessazioni per violazione di leggi e regolamenti penitenziari."

Quanto al capitolo dei furbetti o dei politici tangentari Grillo non può, dati alla mano, non sapere che essi godono per la lentezza dei processi italiani, per una crisi della giustizia in pieno atto, di una amnistia clandestina e di massa: la prescrizione. In galera, sempre dati alla mano, ci vanno solo i poveracci per reati minori (in stragrande maggioranza in attesa di giudizio definitivo).

Per quello che riguarda gli effetti dell'indulto risulta che su 26.570 detenuti scarcerati, circa il 17 per cento è tornato in cella per aver commesso reati. Sono tornati a delinquere circa 4mila persone: una percentuale bassa, se paragonato al 60-68 per cento di coloro che, scarcerati per aver saldato il loro debito con la giustizia finiscono di nuovo in carcere (dati del Ministero della Giustizia e riferiti in Parlamento).
Su una cosa forse a ragione Grillo, che è e rimane un comico e questi dati può permettersi di ignorare (a proposito bellissimo quel suo riferimento alla filmografia di Totò "Italianiiiiiiiii" all'inizio di ogni arringa; manca solo il riferimento al "Vota antonio, vota antonio, vota antonio). La politica e, di più, gli sceriffi delle nostre amministrazioni comunali si sono dimenticati (colpevolmente ?) di accompagnare l'indulto a politiche sociali di sostegno alle persone scarcerate.


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