don-tonino.JPGVedete, noi siamo qui, probabilmente allineati su questa grande idea, quella della nonviolenza attiva […]. Noi qui siamo venuti a portare un germe: un giorno fiorirà […]. Gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati.

Don Tonino nasce il 18 Marzo 1935 ad Alessano paese ad economia agricola, impoverito dall’emigrazione. Viene ordinato sacerdote nel 1957 e affidato alla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca. Viene nominato maestro dei piccoli seminaristi presso il seminario Diocesano di Ugento, dove rimane per 22 anni vice rettore. Nel 1979 diviene parroco a Tricase, dove entra in contatto con le esigenze dei poveri, dei disadattati, degli ultimi. In questo periodo a Tricase istituisce la Caritas e promuove un osservatorio delle povertà.

Nel 1982 è nominato vescovo della diocesi di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi e poco dopo anche della diocesi di Ruvo di Puglia. Sviluppa la sua idea di Chesa, la Chiesa in Grembiule, sulla comunione, evangelizzazione e scelta degli ultimi. Infatti amava definirsi il vescovo con il grembiule alludendo a quel gesto che Gesù mostrò la sera del Giovedì Santo lavando i piedi ai suoi discepoli. E’ sempre vicino agli ultimi e ai più deboli: è assieme agli operai delle acciaierie di Giovinazzo in lotta per il lavoro, insieme ai pacifisti nella marcia a Comiso contro l’installazione dei missili, insieme agli sfrattati. Accoglieva nel suo palazzo vescovile chiunque bussasse alla sua porta e con la sua vecchia utilitaria lo si poteva incontrare nei quartieri più poveri di Molfetta aiutando chiunque avesse bisogno. Rinuncia a tutti quelli che considera segni di potere, tanto che continua a farsi chiamare Don Tonino, e da una costante attenzione agli ultimi: dà alla luce la Casa della Pace, la comunità  per i tossicodipendenti Apulia, un centro di accoglienza per immigrati dove fa costruire una piccola moschea per i fratelli Musulmani.

Arriva presto a duri  scontri con la politica quando diventa presidente di Pax Christi: porta avanti la battaglia contro l’installazione degli F16 a Crotone, degli Jupiter a Gioia del Colle, e sono numerose le sue campagne per il disarmo, e per l’obbiezione fiscale alle spese militari. Dopo alcuni sui interventi radicali sulla guerra del Golfo è accusato di incitare alla diserzione. Malato di un cancro allo stomaco, il 7 dicembre 1992 partì insieme a circa 500 volontari per una marcia pacifica a Sarajevo, da diversi mesi sotto assedio serbo a causa della guerra civile. I volontari erano credenti e non, di diverse nazionalità, uniti dal desiderio di sperimentare “un’altra ONU”, quella dei popoli, della base. Quando arrivarono a Sarajevo, la città assediata era tenuta sotto tiro da cecchini serbi che potevano rappresentare un pericolo per tutti loro, ma questo arrivo fu caratterizzato da maltempo e nebbia: Don Tonino parlò di “nebbia della Madonna”. Poco dopo, il 20 aprile 1993, morì a causa del suo cancro, ma senza angoscia e con grande serenità.