
Le acciaierie Thyssen Krupp si trovano in Corso Regina Margherita a Torino. Sono il teatro dell’ennesima, gravissima tragedia sui luoghi di lavoro. Antonio Schiavone, trentaseienne con moglie e tre figli, è morto ieri notte. Altri sei operai sono in fin di vita, ricoverati in vari ospedali torinesi con ustioni gravissime, e ci sarebbero anche alcuni intossicati. L’incendio è divampato attorno all’1.30, nel reparto trattamento termico dello stabilimento. Antonio Schiavone è morto sul colpo per le gravi ustioni. L’impianto di corso Regina Margherita ha attualmente 200 lavoratori, una cinquantina presenti al momento dell’incidente. E’ in corso da mesi una pesante ristrutturazione che prevede il trasferimento di tutte le lavorazioni a Terni.
Il segretario della Fiom torinese Giorgio Airaudo è molto duro sulla situazione dei lavoratori della Thyssen Krupp: «C’è una abitudine pessima nei siderurgici: una pressione su flessibilità e orari che mette a rischio la vita dei lavoratori. C’erano sicuramente nell’impianto di corso Regina Margherita lavoratori che avevano ormai raggiunto la dodicesima ora di lavoro». Le conseguenze dello smantellamento sarebbero la cause dell’incidente: la linea 5 dove sono divampate le fiamme aveva subito un’intensificazione della produzione e l’azienda aveva deciso di mantenerla attiva fino a giugno. La fase di smantellamento dello stabilimento, in corso da ottobre, ha creato una situazione difficile, a partire dalla gestione dei turni. Le rappresentanze di fabbrica avevano anche protestato per questo. «Abbiamo deciso lo sciopero per lunedì prossimo–spiega ancora Airaudo–E’ il più grave incidente degli ultimi anni. Non si può morire di lavoro. Ma diciamo basta anche alla compassione che dura solo qualche giorno e poi ci si dimentica tutto». «E’ un vero e proprio stillicidio di vite che pare inarrestabile, tanto che solo nel nostro territorio, in pochi giorni, altri due lavoratori sono morti e numerosi sono stati gli incidenti con infortuni gravi–affermano Cgil, Cisl e Uil in una nota–Davanti a queste tragedie non possiamo fermarci alla giusta solidarietà, dobbiamo tutti insieme indignarci e dire basta alle morti sul lavoro». Lunedì 10 dicembre ci saranno anche due ore di sciopero cittadino, dalle 9.30 alle 11.30, con una manifestazione che partirà da piazza Arbarello.
Il comitato centrale della Fiom era stato convocato il giorno 11 dicembre per discutere del contratto nazionale. Proprio in questi giorni i metalmeccanici stanno protestando per il rinnovo del contrattto, oggi ad esempio, hanno contestato a centinaia l’inaugurazione del Motor show di Bologna. La Fiom in quella sede assumerà «ulteriori decisioni per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e per fermare questa troppo lunga sequela di incidenti e di morti».
A ricostruire i fatti è un rappresentante della Fiom, Fabio Carletti, che ha parlato al telefono con un delegato sindacale della fabbrica che era presente al momento dell’incidente. «Mi ha raccontato di aver sentito uno scoppio alla linea 5 e di aver poi visto il fuoco sprigionarsi da un flessibile diventato una sorta di lanciafiamme». Da una prima ricostruzione sembra dunque che dopo lo scoppio di un incendio ci sia stata una rottura di un flessibile contenente olio che a sua volta ha preso fuoco. Gli operai hanno cercato in un primo momento di spegnere le fiamme con estintori e una manichetta dell’acqua. L’acqua però, a contatto con l’idrogeno liquido e l’olio refrigerante, ha provocato una fiammata che li ha investito. Quando sono arrivati i vigili del fuoco il reparto era già distrutto. «Ho visto l’inferno–racconta invece Giovanni Pignalosa, da dodici anni operaio della Thyssen Krupp e delegato della Fiom–Antonio era avvolto nelle fiamme e chiedeva aiuto. Ma era impossibile avvicinarsi».
Sarebbe bastato solo qualche mese e probabilmente in quella fabbrica nessuno sarebbe più andato a lottare con la morte.
Nell’inferno alle acciaierie della ThyssenKrupp di Torino è morto un secondo operaio: aveva il corpo interamente ricoperto di ustioni. Roberto Scola, 32 anni, è morto intorno alle sette di stamane nel reparto rianimazione dell’ospedale Cto di Torino. Aveva due figli; quando è stato ricoverato le sue prime parole ai medici le ha riservate proprio a loro: era terrorizzato di non poterli più rivedere.
Ieri, per tutta la giornata la fabbrica ha reagito con rabbia, anche perché la ThyssenKrupp - dove cinque anni fa aveva preso fuoco un treno di laminazione che aveva prodotto un incendio domato soltanto dopo tre giorni - per tutti era diventata la fabbrica “dei ragazzi”, il 95 per cento dei 180 dipendenti rimasti ha meno di trent’anni.
Rabbia perchè “gli estintori erano semivuoti ma sigillati e quando si è tentato di usare gli idranti l’acqua non c’era”. Tocca alla magistratura accertare le responsabilità insistono i delegati sindacali, ma certo la condizione di dismissioni (quel reparto doveva chiudere a febbraio) è giudicata la ragione dell’allentamento dell’attenzione sulla sicurezza. Le indagini della magistratura partono proprio dal confronto con l’incendio del marzo di cinque anni fa per accertare se le dinamiche possono essere state analoghe e soprattutto se l’azienda ha rispettato le prescrizioni fatte allora. Gli accertamenti hanno intanto confermato che il primo estintore usato dagli operai era vuoto e che il telefono di emergenza non era attivo.
Fonti: Carta.org, Repubblica.it, L’Unità
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