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L’Umanità deve porre dei paletti al degrado etico favorito dall’opportunismo, che irrompe nel mondo globalizzato soprattutto tra le comunità svantaggiate desiderose di raggiungere il benessere delle comunità storicamente più competitive, senza fare il percorso migliorativo compiuto da queste, spesso con grandi sofferenze.
I moti globalizzanti attuali dimostrano che gli esodi verso le comunità floride sono promossi e favoriti dalle imprese criminali (mafie) di tipo economico e anche religioso, che allo scopo di stabilire delle affidabili teste di ponte per i loro interessi, fanno del tutto per tenere la loro gente confinata nell’ambito ideologico e logistico.
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Oltre alle presumibili implicazioni sociali di ordine pubblico, vi sono quelle economiche che non appaiono al primo impatto con un approccio analitico: l’emorragia dei capitali oltre i confini nazionali, che privando l’economia interna di finanziamento del consumo porta ad aggravare ogni problema, in quanto la disoccupazione che ne consegue non può che enunciare i reati promossi dall’effettiva mancanza di denaro per le piccole e medie necessità.
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Un esempio per questo ultimo fattore può trovarsi nel classico biglietto per il bus. Se le aziende interessate riuscissero fattivamente ad impedire l’utilizzo dei loro mezzi a chi è sprovvisto di “titolo di viaggio”, vi sarebbe un incremento notevole di piccola criminalità, scippi, taccheggio e similari, per finanziarsi il prezioso “pass”! Non si può pretendere che l’appena sbarcato clandestino (o appena lasciato libero sul territorio) si sieda su una panchina e aspetti.
Nelle nostre città si moltiplicano le “mense per i poveri” e molte sono accessibili senza controlli, allo scopo di non abbandonare i clandestini nel procacciarsi cibo con espedienti illegali e lesivi alla persona. A fronte di ciò non corrisponde però un’attenzione dei comuni verso il problema costituito da migliaia di individui che fattivamente non hanno neanche qualche spicciolo per acquistare un biglietto per il bus, ma devono comunque muoversi per cercare un lavoro (e in ogni caso non possono non muoversi).
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Ma torniamo al nocciolo della questione che più aggravia, ovvero l’emorragia dei capitali che le migrazioni comportano. Non serve camminare per la milanesissima “paolo sarpi”, basta porre attenzione ai gestori dei bar in periferia (i cinesi lavorano soltanto nelle loro proprietà) per capire che dietro la rapida colonizzazione cinese delle attività ristorative, ci sono riciclaggi di denaro guadagnato illegalmente nella loro patria. In primis si potrebbe pensare: “ebbene può essere denaro sporco, ma viene a bilanciare quello che le varie mafie italiane esportano altrove”! Purtroppo non è così e il “purtroppo” è motivato dal fatto che al peggio inevitabile, il meno peggio è sempre preferibile (ovvero che tali capitali vengano reinvestiti almeno nel territorio, sperabilmente in attività proficue per la comunità…), poiché i guadagni ottenuti con tali esercizi verranno estradati nuovamente verso altre nazioni fiscalmente libertine, in quanto è il modo per evitare di pagare tasse e impedire alle polizie dei rispettivi luoghi d'impresa, di indagare con successo.
Ciò che non c’è… non c’è!
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Morale: a fronte dei trecentomila euro per acquistare un bar di periferia inizierà una emorragia finanziaria che negli anni si moltiplicherà indefinite volte.
Iraky war: United States can afford to deny it?
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John Mc Cain, the rough warrior with the accomplice attractive damsel Sarah
Palin or the renovator and pacific Barack Obama with the experienced Joe
Biden?...
2 months ago








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