Non si può rischiare la terza guerra mondiale.
La Turchia di fatto ha respinto il cessate il fuoco che gli era stato offerto dal Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) passando il principio che il governo non intende aprire trattative con dei terroristi.Il premier Turco dopo aver alzato minacciosamente la voce e i toni, nei giorni scorsi, più per motivi interni che per altro, sembra convinto a seguire la strada diplomatica ed i consigli degli Stati Uniti.
Escluso quindi per ora il cessate il fuoco, Ankara ha ribadito l'intenzione di risolvere la questione per vie diplomatiche, perchè ha affermato «non vogliamo che i nostri rapporti storici e di amicizia con l’Iraq vengano rovinati a causa di un’organizzazione terroristica».
Il premier turco Erdogan, ha sottolineato che la mozione approvata la scorsa settimana dal parlamento "autorizza il governo a colpire solo il Pkk", negando qualsiasi minaccia territoriale di Ankara sull’Iraq, ma ha ammonito il governo iracheno a intervenire, perché "non possiamo aspettare all’infinito".
Da parte sua, il presidente Iracheno Zebari ha annunciato che il suo paese intensificherà i rapporti di collaborazione con la Turchia per far fronte a quella che Ankara giudica una minaccia reale nei suoi confronti, da parte dei terroristi Kurdi ospitati in territorio Iracheno.
In ogni caso, l'opzione militare rimane sempre possibile e quindi , nel frattempo, in attesa della risoluzioni della diplomazia, si ammassano truppe e mezzi lungo il confine.
Proprio in questi giorni, ad aggravare una situazione internazionale già tesa, è giunto, a dire il vero non inaspettato, un nuovo proclama di Osama Bin Laden.
Come sempre avviene, Bin Laden sceglie tempi e modi; ed i tempi erano particolarmente propizi e dovuti anche al rientro in Pachistan della Bhuttu , fatta rientrare per a dar man forte a Musharaf nel reggere le sorti di quel paese che, strategicamente, è utile si mantenga amico dell'Occidente.
Irrisolto e ancora in alto mare il contenzioso con l'Iran, così carico di tensioni e di terrificanti prospettive. L'Occidente non arretrerà, soprattutto ora che, dopo le dimissioni del mediatore Iraniano, sembrano apparire evidenti alcune divergenze interne al regime degli ayatollah nella conduzione della crisi.

Complessivamente, il mondo Arabo è per tanti motivi in fibrillazione, e le tensioni ed i contrasti sembrano, per ora, solo sopiti sotto le ceneri dei fuochi e della sabbia dei suoi deserti.
In lontananza resta sempre irrisolto uno dei motivi cruciali di tali tensioni, il problema palestinese.
Inutile nasconderlo, il Medio Oriente rimarrà una polveriera pronta a scoppiare da un momento all'altro e ad infiammarsi, prima o poi, in un enorme incendio, fino a che non troverà soluzione il problema palestinese.
Ala fine si dovrà trovare una via d'uscita e sarà importante raggiungerla, ma da sola questa non basterà.
Da sola non potrà bastare se non riusciremo anche a rivedere, profondamente, i rapporti che questo Occidente ha mantenuto nel tempo con il mondo Arabo.
Non potremo alla lunga reggere i rapporti di forza, e dovremo accettare il principio che quel mondo e quella società non devono, per forza di cose, essere costruiti a nostra immagine e somiglianza.
Il mondo Arabo non può più essere considerato, per evidenti interessi economici, sempre e solo costituito da paesi a responsabilità limitata.
Paesi in cui è utile operare, più o meno nell'ombra, per favorire l'ascesa di quei politici che meglio sanno difendere o favorire , a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, gli interessi economici del mondo occidentale.
In questo caso rischieremmo davvero, prima o poi, quella tanto temuta terza guerra mondiale , che per ora e per nostra fortuna viene solo evocata, come apocalittica, ma non inevitabile prospettiva.






























2 commenti:
In questo momento, per quanto la situazione sia grave dal punto di vista diplomatico ed una tragedia immensa dal punto di vista umano, non mi sembra ci sia il pericolo di una guerra globale.
Mi sembre più un conflitto locale.
Concordo sulla tua analisi.
Aggiungo solo che anche nei confronti del popolo curdo bisognerà trovare una soluzione.
Quello curdo è un popolo diviso in quattro stati diversi dalle potenze che hanno vinto la prima guerra mondiale a cui è vietato persino parlare la propria lingua
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