Perché la cattiva televisione funziona?
di Fabrizio Rusconi
La differenza che passa tra la buona e la cattiva televisione è la stessa che passa tra una spremuta d’arancia e una sorsata di arsenico. La prima è tutta salute la seconda è morte per avvelenamento. Maria De Filippi è la sorsata d’assenzio, la cancrena, il torpore che precede la morte cellulare. Ma per fortuna esistono anche esempi di buona televisione, di televisione virtuosa. Il pedante Augias che si riempie la bocca di congiuntivi imperfetti sibilandoli e scandendoli come un serpente è in fondo esempio di una televisione intelligente, culturale, critica e stimolante. Altro esempio di televisione salutare e vitaminica è Report; storica la puntata sul crac della Enron, un classico che consiglio di guardare e conservare nella propria videoteca. Peccato che, come tutte le cose che fanno male, anche la televisione avvelenata sembri molto più divertente di quella sana e intelligente. Essa dà assuefazione come tutte le cose avvelenate o semplicemente stupide: mangiarsi le unghie, drogarsi, bere alcolici, fare shopping, telefonare ai parenti etc. Niente invece c’è di più di più noioso e impopolare delle cose intelligenti.
Dal telecomando alla selezione: il superuomo della poltrona.
Insomma la cattiva televisione risponde a un quel bisogno innato e antropologico di disimpegno e stolido intrattenimento. La poltrona diventa il lenitivo di ogni frustrazione e privata insoddisfazione e il telecomando uno strumento di potere senza pari. Siccome non possiamo cambiare la nostra vita ci sbattiamo sulla poltrona e afferrando il telecomando iniziamo a fare zapping selvaggio sfogando tutto il nostro malessere. Ma qual è concretamente il potere della televisione e della sua più sfruttata caratteristica: la selezione dei canali? Più canali equivalgono a più potere esercitabile dall’utente.
Per utente bisogna intendere soprattutto il possessore o dominus del telecomando; benché, come per il fumo, anche per la televisione esista quella passiva. Ma non importa: in fondo l’audience è fatta dal dominus, sono le sue scelte a far lievitare o sgonfiare i costi delle pubblicità.
Il superuomo davanti alla televisione. Lettura del pensiero.
Ed ecco come si comporta il nostro utente x davanti allo schermo, nel suo salottino privatissimo. Il mondo è stato messo fuori dalla porta. L’ubiquità televisiva permette di essere ovunque e in nessun posto. Egli dirà brandendo il suo telecomando:
“Tu mi stai sul cazzo, ma io ho il potere di cancellarti soltanto premendo questo bottone”. Zap! “Ecco ti avevo avvisato”. Altro canale: “ma guarda questo porcaccione intellettuale quante cazzate spara. Ti cancello amico, ti condanno al perenne oblio oscuro”. Zap. Altro canale: “questa bona non mi dispiace. Guarda come muove le chiappe, tutta per me”. Egli resta attaccato all’immagine come una mosca sul miele. Esiste solo per quelle cosce e per quei seni protrusi. La musichetta, gli ammicchi, il caravanserraglio della televisione berlusconiana. L’invenzione della felicità domestica.
Cattiva televisione e cattiva società.
L’estensore del pezzo ancora ricorda lo stupore, lo sbigottimento provato dinanzi all’ecumenico chiacchiericcio del giorno dopo. La sera prima era andata in onda l’ennesima puntata del Grande Fratello. Un fenomeno perfino affascinante vista l’estensione e la passione con la quale quel pubblico –un vero e proprio popolo- si scambiava impressioni, accuse, manifestando le proprie preferenze o le proprie antipatie. Le trasmissioni culturali e intelligenti, c’è da scommetterci, non riscuotono che le briciole del successo che va alle trasmissioni peggiori. Una domanda a questo punto si impone: è la cattiva televisione ad aver creato e nutrito la cattiva società o viceversa? E se la risposta fosse poligenetica? Del tipo che il peggio, come la gramigna e le ortiche, cresce forte e folto laddove vi siano le condizioni, cioè praticamente ovunque si getti una manciata di terra e qualche seme? Naturalmente il peggio di qui e il peggio di là si potenzierebbero vicendevolmente in una circolarità viziosa dalle proporzioni praticamente mostruose. Come un campo di OGM la cattiva televisione sparge le sue spore avvelenate ovunque. Altrimenti come spiegarsi il fatto che in Italia i Cattivi maestri alla Vanna Marchi e alla Funari diventino fenomeni da audience massiva? Difficile credere a una catena causativa cosí efficiente, specialmente in un contesto nazionale tanto casinista e brancaleonesco. A una transitivitá tanto perfetta. L’organizzazione e la caparbietà servono solo alle buone intenzioni, le altre possono permettersi il lusso di nascere per caso e senza apparente fatica: come Buona Domenica tanto per dire. Davanti alla televisione ci si collega con gli occhi e con lo stomaco, del cervello non c’è più traccia.
E se la televisione sperimenta la qualità?
Ma è pur vero che in tutto questo sfacelo qualcosa di buono si sta muovendo. Esistono segnali piuttosto chiari che vanno verso la qualità dei programmi. Programmi che premiano la qualità anche negli ascolti, senza essere più il frutto delle scelte velleitarie e suicide di un qualche intellettualoide pazzo che ha infilato, che so, un pezzo su Pasolini nei palinsesti di un canale sconosciuto, a un’ora antelucana, all’incirca con la stessa terroristica segretezza con cui in Fight Club Tyler Durden infilava fotogrammi pornografici nelle pellicole dei film più ingenui e buonisti.
Per limitarci agli esempi più recenti, sono buona televisione: L’ultimo del paradiso, lo spettacolo che Roberto Benigni ha portato su Rai Uno dedicato al Paradiso di Dante; o ancora il Sergente di Marco Paolini tratto da un libro di Mario Rigoni Stern su La 7. Resta esemplare di una televisione educativa, culturale e coinvolgente anche la trasmissione di Minoli, La storia siamo noi, palinsestata su Rai Tre.
Uno scenario futuro.
Ma la televisione è soltanto uno dei molti massmedia oggi presenti e influenti, e seppur fin’ora sia stato senz’altro il più discusso e seguito, non è detto che le cose siano destinate a durare. In fondo la televisione analogica sta diventando obsoleta proprio per la limitatezza delle sue frequenze. Anche nei media la tendenza è alla specializzazione e ciò può avvenire soltanto previa digitalizzazione delle piattaforme. La tecnologia senza di quali i media non esisterebbero nemmeno, o almeno non nelle forme oggi conosciute, ha come meta l’individuale non più il generale. La stessa dimensione privata, da salotto, della televisione va incontro a una grado ulteriore di specializzazione sull’individuo non più sul gruppo, sulla famiglia. Ci è promessa una solitudine democratica o la democrazia della solitudine. La fine della televisione generalista significherà dare a ognuno il suo. Chiunque sarà padrone di se stesso. Non ci saranno più le tormentose discussioni su chi deve vedere cosa, e i satrapi del telecomando non avranno più sudditi su cui infierire. È il coronamento di un processo tele-ologico (e scusate il gioco di parole) che nel momento in cui realizza la democrazia perfetta, la democrazia della scelta individuale, la svuota anche di ogni validità, rendendola semplicemente un fantasma, una perfetta allucinazione. Davanti a una tecnologia tanto perfetta l’umano si disintegra in una cosmica solitudine fatta di immagini e suoni sfuggenti e imprendibili. L’iperrealtà prenderà il nostro posto e noi come sempre staremo a guardare.
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Reader Comments (15)
che brutto futuro che disegni.
forse sono troppo ottimista, ma continuo a credere che se ci fossero più programmi intelligenti, la gente sarebbe più felice. come ti spieghi il successo di Quark? :)
un saluto.
Io vedo un po' di tutto, anche la tv spazzatura (tranne debite eccezioni, tra cui "Buona domenica", "Ciao Darwin" e "Distraction", che ritengo essere il peggio delle produzioni recenti), ma credo di avere la capacità di ironizzarci su e di distinguere ancora il buono dal cattivo. Del resto ne parlo anche nel mio articolo, molto meno "lucido" (mi faccio sempre prendere dall'istinto quando scrivo :-() del tuo ma un po' più ottimistico. Sebbene il quadro che hai delineato sia molto rispondente alla realtà, concordo con l'amica Lune sul futuro: non credo che la TV riuscirà ad annullare la capacità di "ragionare" dell'uomo e in questo mi confortano gli scambi di idee e di critiche che ho quotidianamente sia con i miei amici in carne ed ossa sia con voi, amici virtuali ma ma non per questo meno importanti. Delle due l'una: o sono particolarmente fortunata e conosco tutte persone in grado di ragionare autonomamente, oppure c'è ancora margine alla speranza che il domani non sia dominato da "nostro signore e padrone: il Telecomando".
Non fare la faccina triste, hai scritto un bell'articolo! E poi scommetto che anche Fabrizio ogni tanto guarda del trash, vero?! Siamo sinceri: il trash rilassa ed è forse proprio questo la formula del suo successo!
Stanotte in automatico saranno pubblicati gli altri articoli. Sono curiosa come vi piacono, anche questa volta sono variopinti!
Io del trash? ma che dici mai... Diciamo che io sono già entrato nella democrazia della solitudine, nel senso che guardo soltanto ciò che scelgo e mi porto a casa: o sia film d'autore. Se mi capita di guardare qualcosa in tv lo scelgo con cura. Guardo la trasmissione Passepartout di P. Daverio. Guardo Angela e suo figlio e lo sport solo se c'è il nuoto. Non sono un grande frequentatore di televisione e palinsesti. Lo ammetto. Ma mi piace che ci sia gente che osserva con occhio critico come fa Maria Carla.
Lune: i programmi intelligenti non so mica se rendono felici per la felicità bisogna buttarsi sui programmi danzerecci e con molti premi. La realtà fotografata dal vero è ferocemente sbagliata.
Per me è meraviglioso, quando sono giù di corda (spesso) abbruttirmi ulteriormente con alcuni programmi: ne esco sempre con l'autostima in evidente crescita.
Fabrizio... guarda che ti cresce il naso! :D
Io sono d'accordo con Amfortas (oh mamma!), i programmi trash vanno visti perchè aumentano l'autostima. Come non sentirsi persone migliori davanti all'Isola dei famosi? Tanto per citarne uno...
Bell'articolo complimenti. Chiaro, esaustivo, con spunti di originalità e qualche citazione che male non fa. Sicuramente è il miglior articolo di questo tema.
Ah.spunto interessante. da approfondire. quindi secondo voi la gran voglia di televisione brutta sporca e cattiva aiuta la gente a sentirsi meglio? con più autostima? Il che significa che sentire parlare un premio Nobel ci affonda letteralmente? Forse, ma allora perché si continua a leggere Dostoevskij, Bellow, Celine etc etc. Meglio leggere topolino, o diabolik...
Grazie Fiak, ma il tuo giudizio, per quando lusinghiero, resta personale, soggettivo. De gustibus...
Fa benissimo la tv trash. Ieri ho sentito uno che protestava al telefono con Simona Ventura perchè lei lo aveva chiamato "figlio di puttana". Alla fine si è convinto di esserlo
Secondo me Benigni che recita la Divina Commedia è come Arbore che saccheggia il patrimonio culturale nazionale: questo la canzone napoletana, quello Dante Alighieri.
Sono due bidoni e i gonzi che li chiamano genii.
a me Benigni sembra geniale.. a te no? :O
mi sembra strano veder associato il suo nome a quello di Arbore, che posso collegare al trash, si, ma non alla genialità....
:)
Non sono d'accordo con quanto dici. Credo che Benigni sia assolutamente adatto a interpretare la divina commedia di Dante che non dimentichiamoci nasce popolare, ed era conosciuta e recitata a memoria dalla gente del popolo. Era scritta in volgare non per niente; quando per altre opere meno 'facili' Dante aveva scelto il latino. Sì, Lune, Benigni è senz'altro geniale.
Quinn, ci ho ripensato: no, è proprio terribile il tuo paragone!
ottima riflessione