PornOpera
di Paolo Bullo
Spesso gli appassionati di musica lirica sono considerati seriosi, quando non addirittura noiosi.
Ebbene, approfitto del tema di questa settimana per leggere in un’ottica particolare alcuni versi tratti dai libretti di opere piuttosto famose.
Diciamo che se non si sconfina nella pornografia vera e propria, ci s’impantana in situazioni che potremmo definire boccaccesche e, spesso, in doppi sensi (voluti o meno) ed espressioni assai poco auliche.
Alcuni musicisti, Rossini in primis, ma anche altri, come vedremo in un breve ma efficace excursus, erano dei buontemponi e sovente nei libretti ci sono delle frasi che si prestano ad interpretazioni perlomeno licenziose; altre volte il melomane maliziosamente interpreta a suo modo una frase o anche qualche nota sul pentagramma.
Bene, cominciamo dall’icona della lirica italiana, Giuseppe Verdi, il quale nell’ Otello, nella scena di furiosa gelosia che apre il III atto, quando Otello per la prima volta accusa apertamente Desdemona di tradirlo, mette in bocca (ehm…) alla poverina, che non sa di cosa è accusata, questa frase:
“Qual è il mio fallo?” - che francamente, suona come una cattiveria gratuita nei confronti del già angosciato Moro.
Restando a Verdi, nella “Battaglia di Legnano”, il librettista Cammarano ad un certo punto se ne esce con un pruriginoso ”Or vanne…il fallo svela”, mentre in “Oberto Conte di San Bonifacio”, Solera, autore dei testi, per non essere da meno spara un “Vede il tuo fallo e freme”(d’indignazione per la misura small o di stupore per una extralarge?).
Passiamo a Puccini e alla sua sanguigna e sensuale eroina Tosca; prima della celeberrima aria “Vissi d’arte”, nella quale sostanzialmente decide di cedere al ricatto sessuale del perverso Barone Scarpia per salvare l’amato Cavaradossi, l’orchestra suona queste note:
SI SI LA DO. Un caso?
Certo, come tutti sanno le cose non andranno benissimo per il potentato romano, ma il meccanismo che regola l’attrazione sessuale tra vittima e carnefice è oggetto di studi non banali.
Bellini illumina di una luce ambigua “Norma”, ed anche di un eccesso di moralismo quando la costringe ad esclamare:
“Si emendi il mio fallo, e poi si mora”, non vi pare?
“Adriana Lecouvreur”, eroina di Cilea, invece è perplessa dall’aspetto inquietante delle sue deiezioni, tanto da esclamare:
“Giusto Ciel, che feci!”
Il vecchio Silva, in “Ernani” di Verdi è preoccupato che il romantico bandito abbia problemi di transito intestinale, e non esita ad apostrofarlo con un perentorio:
“Ecco la tazza…scegli!”
E Mozart, che nell’Opera “La finta semplice” s’inventa questo dialogo tra Cassandro e Fracasso (…)?
“Fremo, ohimè, dalla paura, ei m’infila addirittura!" .
Ruggero Leoncavallo, “I Pagliacci”: nella scena finale, scoppia una lite furibonda tra Canio e Nedda, che tradisce il violento clown, il quale la apostrofa così: “Ma il vizio alberga sol ne l'alma tua negletta; tu viscere non hai... sol legge e'l senso a te! Va, non merti il mio duol, o meretrice abbietta… ”
Sicuramente l’aria “Or la tromba” dal “Rinaldo” di Handel sarebbe una constatazione volgare, ma molto concreta, nel momento in cui Pinkerton e Butterfly si chiudono nella loro stanza per assaporare le gioie della prima notte di nozze, non vi pare?
Maria Stuarda di Donizetti, libretto di Giuseppe Bardari. Vogliamo parlare del linguaggio da educande con cui si esprimono le protagoniste? Così dice Maria ad Elisabetta: “Figlia impura di Bolena, Parli tu di disonore? Meretrice indegna e oscena, In te cada il mio rossore. Profanato è il soglio inglese, Vil bastarda, dal tuo piè!”
E finiamo in bellezza con Rossini, che nella “Donna del lago” musica questo dialogo:
Malcolm: "Il fallo mio…"
Giacomo V, perentorio: “Pietà non merta!”
Del resto l’incipit dell’opera “Ermione”, sempre di Rossini, suona così:
"Troia, qual fosti un dì!"
In coro, oltretutto.
Poi, volendo, si potrebbe aprire un lungo e meticoloso discorso su Calixto Bieito, talentuoso regista catalano.
Forse però, per capire la sua chiave di lettura interpretativa del melodramma, sono indispensabili le immagini.
Ecco alcune foto del suo allestimento di “Il Ratto dal Serraglio”, Singspiel di Mozart…




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Immagini prese da Internet
References (2)
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di Paolo Bullo Spesso gli appassionati di musica lirica sono considerati seriosi, quando non addirittura noiosi. Ebbene, approfitto del tema di questa settimana per leggere in un?ottica particolare alcuni versi tratti dai libretti di opere piuttosto famose. -
di Paolo Bullo Spesso gli appassionati di musica lirica sono considerati seriosi, quando non addirittura noiosi. Ebbene, approfitto del tema di questa settimana per leggere in un?ottica particolare alcuni versi tratti dai libretti di opere piuttosto famose. Diciamo che se non si sconfina nella pornografia vera e propria, ci s?impantana ...
Reader Comments (16)
Caspita...ora mi viene qualche dubbio sulla gelida manina. Sarà mica una...manomorta? :-D
Io credo che ritornerò visitare di più certi luoghi...
A proposito: fallo non è anche quando si cade? Sono troppo innocente!
L´Opera lirica si dimostra più tollerante del calcio, dove il fallo da dietro viene punito con l´espulsione
Hai capito questi melomani che sembrano tanto seri?
Contesto assolutamente le parole di Maria Stuarda, ma qui, lo sai, sono di parte.
:o)
Ma guarda un po' che maliziosi! :-)
Guarda quante cose ho imparato, ne ero completamente all'oscuro.
Wow, mi hai aperto un mondo nuovo... ;-)
Ti devo ringraziare: adesso apprezzo di più l'opera lirica...
Ragazzi, vi rispondo qui perché come Stef e Fabrizio sanno, sono in gravi difficoltà, diciamo così, logistiche.
Ho letto tutti gli interventi e li ho apprezzati, in particolare sto seguendo l'interessante dibattito nato dall'intervento di Stefania Santoro, new entry molto brillante.
Io ho trattato l'argomento da un punto di vista meno serio, e quasi me ne vergogno un po'.
È che, ad esempio, non ho mai visto un film porno. Già vi vedo: Sì, come no!. Eppure è così.
Anzi, mento.
L'unico film porno che ho visto è Gola Profonda, nei primi anni '70 in un cinema qui a Trieste: un'esperienza che varrebbe un post chilometrico che non ho tempo di scrivere.
Per me, e scusatemi il giudizio un po' tranchant, la pornografia è depravazione, perché, come già detto da molti di voi in sede di commento o post, contiene sempre un messaggio, palese o meno, di violenza.
È anche vero, come ha giustamente sottolineato qualcuno, che di pornografia, seppur in senso traslato, si può parlare in altri ambiti: la politica, il mercato, la globalizzazione. Però io ci vedo di più un lato prettamente criminale che pornografico seppur in senso lato.
Vi chiedo scusa se mi devo limitare a queste banali considerazioni generali, ed invece chioso, brevemente, sull'argomento da me affrontato.
L'opera è piena di questi doppisensi, voluti o meno.
Mozart, tanto per fare un nome, insieme a Da Ponte fa cantare a Zerlina, nel Don Giovanni, quella che noi melomani chiamiamo "La canzone dello speziale".
Dopo essere stato bastonato da Don Giovanni, il promesso sposo di Zerlina, Masetto, è a terra dolorante.
Ebbene, questo è il testo della suddetta canzone, che Zerlina canta a Masetto, un po' per consolarlo ed un po' per farsi perdonare per alcune marachelle (aveva la coscienza sporchina, ecco):
ZERLINA:
Via, via, non è gran mal, se il resto è sano.
Vientene meco a casa;
purchè tu mi prometta
d'essere men geloso,
io, io ti guarirò, caro il mio sposo.
Vedrai, carino,
se sei buonino,
Che bel rimedio
ti voglio dar!
È naturale,
non dà disgusto,
E lo speziale
non lo sa far.
È un certo balsamo
Ch'io porto addosso,
Dare tel posso,
Se il vuoi provar.
Saper vorresti
dove mi sta?
Sentilo battere,
toccami qua!
Che ne dite?
E potrei proseguire a lungo, con altri esempi.
Vi lascio con un altro piccolo esempio, tratto proprio dall'opera che recensirò la prossima settimana, in programma qui a Trieste: l'Iris di Mascagni.
Però qui, è giusto dirlo, il Compositore ed il librettista ( Illica) non c'entrano nulla...sono io che sono malizioso, una volta di più.
Ma il mio pennello invano stendo,
Intingo !
Va la mia mano invano !
Invano, invano va la mia mano !
Un cordiale saluto a tutti :-)
Chiedo scusa per eventuali errori, ma ho scritto di getto.
Accidenti, qualche sospetto lo avevo, che tra quei versi pomposi e dall'aria impeccabile si nascondessero diverse birichinate, ma non fino a questo punto.
Un'angolazione decisamente inusuale da cui osservare la lirica ;-)
Elena
Buon trasloco a te!
La citazione dal Rinaldo mi ha ricordato questo gustoso calembour di qualche anno fa: lei suona il piano lui la tromba.
proposta che mi fecce un uomo qualche anno fa:
vuoi suonare sul mio flauto di pelle "si la do"?
Ancora in velocità (però l'invito raccontato da Joy meriterebbe un approfondimento...) vi segnalo che in coda al mio ultimo post, sul mio blog, c'è un supplemento porno :-)
Ciao a tutti.
le sorprese della musicisti e compositori, avevano un pochettino il chiodo fisso, camuffato da arpeggi e antate che sono di difficile comprensione .... adesso capisco|
infatti mi vengono in mente certi poeti italiani...
Bellissimo articolo, competenza lirica unita al gusto del divertimento! Bravo!