Altro giro, altro record. La corsa dell'oro nero. Ieri il greggio ha stabilito un nuovo primato. L'ennesimo. Ieri a New York i futures con consegna ad aprile sono stati pagati 102 08 dollari. Mai nella storia un barile di petrolio aveva infranto la barriera dei 102 dollari. La situazione è diventata ancoraa più preoccupante di quella dell'aprile 1980, quando la scia della crisi spinse il greggio a 77 dollari che, corrispondono a 101,7. Nonostante il costo alle stelle, l'orizzonte resta pieno di nubi.
Gli esperti di diverse banche d'affari non escludono affatto che i prezzi possano salire di un altro 50%, arrivando a 150 dollari al barile. Federal Reserve americana e Banca Centrale europea sono molto preoccupate per le sorti delle economie mondiali, mentre le associaizoni dei consumatori italiane si preoccupano dei bilanci delle famiglie.
Ferderconsumatori ed Adusbef hanno rifatto i conti annunciando che il caro-greggio costerà 920 euro alle famiglie italiane. Almeno 500 per le ricadute dirette, altri 420 per quelle dirette: quando aumenta l'oro nerosalgono i prezzi alla produzione, i trasporti ed i beni di largo consumo. Secondo i consumatori, l'inflazione che a gennaio è tornata al 2,9% (non si spingeva tanto in alto dal 2001) sarebbe già al 3, l %. Sono infatti in crescita anche le altre materie prime (cacao, caflè, zucchero) con il grano che segna un più 140% rispetto allo scorso giugno. Anche i petrolieri esprimono il loro parere. Secondo il presidente dell'Unione Petrolifera De Vita, influiscono fenomeni speculativi, poiché le condizioni reali non giustificano un prezzo tanto alto.
Ad attenuare la tempesta contribuisce un altro record, quello dell'euro sul dollaro arrivato a 1,51. Se la nostra divisa non fosse tanto forte, la bolletta energetica italiana nel 2007 sarebbe stata più salata di tre oltre miliardi di euro.
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