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ADUSBEF, in riferimento alla
pubblicazione dei redditi in Rete, afferma e ribadisce che è necessario che
l’Italia si doti di un sistema informativo efficace: ci deve essere dunque sì
trasparenza circa i redditi dei cittadini, ma sempre nella tutela dei dati
sensibili degli utenti. Questo significherebbe, all’atto pratico, che per poter
consultare i redditi dei cittadini dovrebbe essere necessario identificarsi o
autenticarsi (come, in effetti, si è sempre fatto fino a prima dell’avvento del
mezzo telematico). ADUSBEF e Federconsumatori, poi, chiedono esplicitamente un
incontro con il Garante della Privacy e con la fantomatica Agenzia delle
Entrate al fine di stabilire un percorso efficace per la tutela sia dei dati
personali, che della trasparenza.
Noi della Delegazione, intanto,
siamo andati a cercare questi benedetti redditi online degli italiani. Alcune
persone ci hanno scritto e detto che era vergognoso che il dentista o il
carrozziere dichiarassero meno soldi rispetto al tenore di vita che potevano
permettersi. Allora ci siamo domandati: possibile mai che “grosso guadagno”=
“evasione fiscale”?
Diamo allora un’occhiata alle
dichiarazioni dei redditi, per cercare di capire: è giusta questa storia della
trasparenza o è una assurdità bella e buona?
Allora, come già detto prendiamo
il file txt (che è noto oramai che sia facilmente reperibile in Rete) che
contiene tutti i dati degli italiani e sbirciamo i redditi di persone di nostra
conoscenza, dipendenti pubblici o privati: tutto presumibilmente regolare in
relazione allo stile di vita vissuto e vantato: possibile mai che la zona in
cui viviamo sia piena di santi? No, infatti prendiamo tutte le persone che
posseggono una loro attività: bar, carrozzieri, venditori di motociclette o di
automobili: guadagni normali (fino ai 20.000 euro circa l’anno) oppure nulli.
Potremmo chiuderla qua, dicendo semplicemente che nel momento in cui un
cittadino italiano possiede una sua attività, automaticamente evade il fisco.
Mi pare strano perché a questa pratica, allora si sarebbero conformati anche
tutti gli stranieri che mettono piede su suolo italico: nel momento in cui
questi possiedono un negozio o un ristorante, automaticamente evaderebbero per
il solo fatto di aprire quella attività in Italia... Ed in effetti, quelle
attività, sia di proprietà di italiani, che di proprietà di stranieri, emettono
fattura: come possono queste fatture, a fine anno, diventare zero?
Dunque guardiamo meglio,
aguzziamo la vista e ci ricordiamo di ciò che dicono le stesse persone del CAF:
una “società” è come una persona a sé stante, non fa parte del nucleo familiare
e dunque ciò che appartiene o che guadagna la società non può essere sommato a
ciò che guadagna la famiglia (o la persona che ha aperto la società).
Si tratta di evasione? No, si
tratta di un cavillo di concetto. Il medico che lavora all’ospedale e che ha
anche uno studio privato e che dichiara sui 90.000 euro annui, teoricamente si
riferisce solo al suo stipendio da dipendente pubblico, ma non a ciò che
guadagna il suo studio privato. Evade? No, semplicemente questa lista che
voleva esser fatta passare per “trasparente” e “chiara”, in realtà mostra solo
una parte dei redditi: ci sono, infatti, solo i redditi delle persone “fisiche”
e non di quelle definibili “giuridiche”. Le società, le aziende, non compaiono
in lista.
Infatti una società deve redarre il bilancio e questo comporta che se questo è stato redatto malamente o presenta errori o evasioni, queste non compariranno sul reddito della persona fisica.
Il modulo pubblicato quindi non serve a farci capire se c'è evasione da parte della società o dello studio privato o dell'ufficio, insomma non serve affatto a fare trasparenza
come preteso dalla Agenzia delle Entrate
A che serve, allora gridare alla
trasparenza quando questa, in realtà, non c’è mai stata? La “lista” sarebbe
incompleta, se proprio volessimo vedere la violazione dei dati personali come
una forma di chiarezza: sono sempre mancati i redditi delle Società, delle
Aziende. Perché? Forse perché l’Agenzia delle Entrate non aveva davvero
intenzione di essere trasparente con i cittadini, quanto di perseverare nei suoi
atti così come Equitalia s.p.a. insegna: azioni volte a tacciare il cittadino
da evasore, anche quando non lo è; oppure azioni volte a pretendere per più e
più volte tasse già versate, con more già addebitate facendo passare gli errori
di questa Società per Azioni, come errori del contribuente ed Utente.
A questo dobbiamo aggiungere
addirittura che i redditi riportati online siano di fatto degli “imponibili” su
cui si calcolano le tasse da pagare. Quindi il dato sarebbe volutamente
falsato, per continuare a dividere obliquamente in classi la società, in quanto
il guadagno vero è rappresentato dal NETTO DI TASSE dell’imponibile pubblicato.
Pertanto può capitare, dunque,
che chi incassa un imponibile di euro 1.000.000,00 pari a circa 2 miliardi di
vecchie lire, di fatto paghi tasse per 500.000,00 senza essere un evasore.
Analogamente per le imprese, dite
private e società. Secondo i parametri istituiti da Prodi nel 1996, non bastano
più 3 anni, ma ne servono addirittura 5 affinché una azienda entri in attivo,
per cui anche gli incassi che una
azienda potrebbe fare, potrebbero essere fagocitati integralmente dai
passivi iniziali determinati da interessi passivi da dovere alle Banche, oneri
burocratici di ogni tipo, ivi compresi quelli INPS, anche per ipotetico
personale e stipendi.
Per cui, prima di parlare di
imponibili da correlare a possibili evasioni fiscali, ce ne corre e decisamente
non è sufficiente il txt che ci scarichiamo da e-Mule per gridare al furto.
Bisogna stare attenti a puntare
il dito in fatto di evasione, in quanto dovremmo mettere sul piatto della
bilancia anche i redditi “in nero” che alcuni lavoratori dipendenti
assenteisti, pubblici o privati , percepiscono indisturbati, comprendendo anche
le entrate in nero di tutti quelli che lavorano “senza fatturare” appositamente
in quanto non riescono ad arrivare a fine mese e solo non dichiarando il
secondo lavoro riescono a poter pagare mutui, prestiti, affitti e spesa
quotidiana.
È auspicabile che il Cittadino
non si faccia offuscare dalla polvere gettata dalla Agenzia delle Entrate e
dalle varie Società che orbitano attorno a questa per poter coprire le loro
malefatte: in un momento in cui sta emergendo il marcio e l’errato di queste
istituzioni, si fa gran clamore sui redditi delle persone che guadagnano tanto
e che dichiarano poco, magari attraverso l’Azienda che mai verrà esposta dei
suoi dati al pubblico sguardo.
C’è infatti da osservare che
l’Agenzia delle Entrate, che tecnicamente rappresenta l’Ente che introita per
lo Stato le tasse e le imposte dei contribuenti, ha ottenuto di diventare una
SPA, allo scopo di cartolarizzare i
crediti teoricamente vantati, vendendoli ad Equitalia SPA. che provvederà a recuperare anche le cartelle
pazze tramite le sue società di recupero crediti come la Gerit, la Gesap e simili.
Ma detta operazione comporta alla
Agenzia delle Entrate in quanto SPA, di
dover pubblicizzare i propri bilanci con l’indicazione nell’attivo dei crediti
futuri e nel passivo dei crediti incassati : e crediamo sarà proprio da ridere,
in quanto nel passivo dovrebbero apparire tutti i crediti di imposta spettanti
ai contribuenti che sono dei passivi di bilancio della neo società., e che
nessuno per ora sembra avere intenzione di pagare adducendo come motivazione la
mancata richiesta esplicita da parte del contribuente, c’entra forse qualcosa
il nuovo corso che vuole l’Agenzia delle
Entrate collaborante strettamente con i commercialisti? Non avremo un secondo
fenomeno di appropriazione indebita tipo “conti dormienti”?
Né può essere di sostegno a detta
società che ciò che la riguarda è indicato nella Finanziaria, in quanto la
stessa quale SPA, come tutte le altre,
deve rendere pubblico il proprio bilancio sui quotidiani, sui settimanali a
tiratura nazionale.
Francesca
Lippi
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