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Come augurio a tutti i cittadini di raggiungere al più presto un rapporto ottimale con il Settore del Credito, mi permetto di citare un intervento del Prof. EINAUDI espresso nel lontano 1930: 

Le Aziende di Credito esistenti in Italia non “paiono né troppe né poche. Sono troppe tutte quelle casse e banche – ora assai diminuite però, come si è visto, da allora -  che sono amministrate da asini, da ingordi, da dilettanti e da gente che vuol fare la banca per amor del prossimo.
Sono poche in confronto delle alcune altre migliaia di Banche che potrebbero utilmente lavorare in centri rurali, i quali ora ne sono sprovvisti, in altri centri, dove esistono solo filiali di grossi istituti affaccendate a pompar denari da rovesciare al centro e nelle stesse grandi città, dove gli istituti esistenti non abbiano saputo rispondere alle esigenze di ceti sociali pur bisognosi dell’aiuto della Banca”.

(EINAUDI, 1930)
Riportato nel Rapporto della
Commissione Economic

In questo secolo ci stiamo impattando contro le conseguenze proprio di questa fattispecie, ormai giunta al massimo della macroscopicità, fenomeno che nel 1930 sembrava cominciare a scomparire.

Federico Lippi

Pubblicazione dei redditi in rete: cosa nasconde di fatto? PDF Stampa E-mail
venerdì 09 maggio 2008

ADUSBEF, in riferimento alla pubblicazione dei redditi in Rete, afferma e ribadisce che è necessario che l’Italia si doti di un sistema informativo efficace: ci deve essere dunque sì trasparenza circa i redditi dei cittadini, ma sempre nella tutela dei dati sensibili degli utenti. Questo significherebbe, all’atto pratico, che per poter consultare i redditi dei cittadini dovrebbe essere necessario identificarsi o autenticarsi (come, in effetti, si è sempre fatto fino a prima dell’avvento del mezzo telematico). ADUSBEF e Federconsumatori, poi, chiedono esplicitamente un incontro con il Garante della Privacy e con la fantomatica Agenzia delle Entrate al fine di stabilire un percorso efficace per la tutela sia dei dati personali, che della trasparenza.

Noi della Delegazione, intanto, siamo andati a cercare questi benedetti redditi online degli italiani. Alcune persone ci hanno scritto e detto che era vergognoso che il dentista o il carrozziere dichiarassero meno soldi rispetto al tenore di vita che potevano permettersi. Allora ci siamo domandati: possibile mai che “grosso guadagno”= “evasione fiscale”?

Diamo allora un’occhiata alle dichiarazioni dei redditi, per cercare di capire: è giusta questa storia della trasparenza o è una assurdità bella e buona?

Allora, come già detto prendiamo il file txt (che è noto oramai che sia facilmente reperibile in Rete) che contiene tutti i dati degli italiani e sbirciamo i redditi di persone di nostra conoscenza, dipendenti pubblici o privati: tutto presumibilmente regolare in relazione allo stile di vita vissuto e vantato: possibile mai che la zona in cui viviamo sia piena di santi? No, infatti prendiamo tutte le persone che posseggono una loro attività: bar, carrozzieri, venditori di motociclette o di automobili: guadagni normali (fino ai 20.000 euro circa l’anno) oppure nulli. Potremmo chiuderla qua, dicendo semplicemente che nel momento in cui un cittadino italiano possiede una sua attività, automaticamente evade il fisco. Mi pare strano perché a questa pratica, allora si sarebbero conformati anche tutti gli stranieri che mettono piede su suolo italico: nel momento in cui questi possiedono un negozio o un ristorante, automaticamente evaderebbero per il solo fatto di aprire quella attività in Italia... Ed in effetti, quelle attività, sia di proprietà di italiani, che di proprietà di stranieri, emettono fattura: come possono queste fatture, a fine anno, diventare zero?

Dunque guardiamo meglio, aguzziamo la vista e ci ricordiamo di ciò che dicono le stesse persone del CAF: una “società” è come una persona a sé stante, non fa parte del nucleo familiare e dunque ciò che appartiene o che guadagna la società non può essere sommato a ciò che guadagna la famiglia (o la persona che ha aperto la società).

Si tratta di evasione? No, si tratta di un cavillo di concetto. Il medico che lavora all’ospedale e che ha anche uno studio privato e che dichiara sui 90.000 euro annui, teoricamente si riferisce solo al suo stipendio da dipendente pubblico, ma non a ciò che guadagna il suo studio privato. Evade? No, semplicemente questa lista che voleva esser fatta passare per “trasparente” e “chiara”, in realtà mostra solo una parte dei redditi: ci sono, infatti, solo i redditi delle persone “fisiche” e non di quelle definibili “giuridiche”. Le società, le aziende, non compaiono in lista.

Infatti una società deve redarre il bilancio e questo comporta che se questo è stato redatto malamente o presenta errori o evasioni, queste non compariranno sul reddito della persona fisica.

Il modulo  pubblicato quindi non serve a farci capire se c'è evasione da parte della società o dello studio privato o dell'ufficio, insomma non serve affatto a fare trasparenza
come preteso dalla Agenzia delle Entrate

A che serve, allora gridare alla trasparenza quando questa, in realtà, non c’è mai stata? La “lista” sarebbe incompleta, se proprio volessimo vedere la violazione dei dati personali come una forma di chiarezza: sono sempre mancati i redditi delle Società, delle Aziende. Perché? Forse perché l’Agenzia delle Entrate non aveva davvero intenzione di essere trasparente con i cittadini, quanto di perseverare nei suoi atti così come Equitalia s.p.a. insegna: azioni volte a tacciare il cittadino da evasore, anche quando non lo è; oppure azioni volte a pretendere per più e più volte tasse già versate, con more già addebitate facendo passare gli errori di questa Società per Azioni, come errori del contribuente ed Utente.

A questo dobbiamo aggiungere addirittura che i redditi riportati online siano di fatto degli “imponibili” su cui si calcolano le tasse da pagare. Quindi il dato sarebbe volutamente falsato, per continuare a dividere obliquamente in classi la società, in quanto il guadagno vero è rappresentato dal NETTO DI TASSE dell’imponibile pubblicato.

Pertanto può capitare, dunque, che chi incassa un imponibile di euro 1.000.000,00 pari a circa 2 miliardi di vecchie lire, di fatto paghi tasse per 500.000,00 senza essere un evasore.

Analogamente per le imprese, dite private e società. Secondo i parametri istituiti da Prodi nel 1996, non bastano più 3 anni, ma ne servono addirittura 5 affinché una azienda entri in attivo, per cui anche gli incassi che una  azienda potrebbe fare, potrebbero essere fagocitati integralmente dai passivi iniziali determinati da interessi passivi da dovere alle Banche, oneri burocratici di ogni tipo, ivi compresi quelli INPS, anche per ipotetico personale e stipendi.

Per cui, prima di parlare di imponibili da correlare a possibili evasioni fiscali, ce ne corre e decisamente non è sufficiente il txt che ci scarichiamo da e-Mule per gridare al furto.

Bisogna stare attenti a puntare il dito in fatto di evasione, in quanto dovremmo mettere sul piatto della bilancia anche i redditi “in nero” che alcuni lavoratori dipendenti assenteisti, pubblici o privati , percepiscono indisturbati, comprendendo anche le entrate in nero di tutti quelli che lavorano “senza fatturare” appositamente in quanto non riescono ad arrivare a fine mese e solo non dichiarando il secondo lavoro riescono a poter pagare mutui, prestiti, affitti e spesa quotidiana.

È auspicabile che il Cittadino non si faccia offuscare dalla polvere gettata dalla Agenzia delle Entrate e dalle varie Società che orbitano attorno a questa per poter coprire le loro malefatte: in un momento in cui sta emergendo il marcio e l’errato di queste istituzioni, si fa gran clamore sui redditi delle persone che guadagnano tanto e che dichiarano poco, magari attraverso l’Azienda che mai verrà esposta dei suoi dati al pubblico sguardo.

C’è infatti da osservare che l’Agenzia delle Entrate, che tecnicamente rappresenta l’Ente che introita per lo Stato le tasse e le imposte dei contribuenti, ha ottenuto di diventare una SPA, allo scopo di cartolarizzare  i crediti teoricamente vantati, vendendoli ad Equitalia SPA.  che provvederà a recuperare anche le cartelle pazze tramite le sue società di recupero crediti  come la Gerit, la Gesap e simili.

Ma detta operazione comporta alla Agenzia delle Entrate  in quanto SPA, di dover pubblicizzare i propri bilanci con l’indicazione nell’attivo dei crediti futuri e nel passivo dei crediti incassati : e crediamo sarà proprio da ridere, in quanto nel passivo dovrebbero apparire tutti i crediti di imposta spettanti ai contribuenti che sono dei passivi di bilancio della neo società., e che nessuno per ora sembra avere intenzione di pagare adducendo come motivazione la mancata richiesta esplicita da parte del contribuente, c’entra forse qualcosa il nuovo corso che  vuole l’Agenzia delle Entrate collaborante strettamente con i commercialisti? Non avremo un secondo fenomeno di appropriazione indebita tipo “conti dormienti”?

Né può essere di sostegno a detta società che ciò che la riguarda è indicato nella Finanziaria, in quanto la stessa quale SPA,  come tutte le altre, deve rendere pubblico il proprio bilancio sui quotidiani, sui settimanali a tiratura nazionale.

 

Francesca Lippi

 

 

 
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