Quale Pornografia?
di Maria Carla Ferreri
La lingua, la lingua parlata, è un organismo in evoluzione, mai uguale a sé stesso: segue il ritmo del tempo che passa, cambia con le stagioni della vita, si modifica con l'uso e con il modificarsi delle usanze. Il nostro vocabolario si arricchisce negli anni di neologismi, di cacofoniche nuove terminologie che entrano nella quotidianità e diventano suoni familiari che a lungo andare non sembrano nemmeno così brutti come al principio. Di contro, molte parole che fanno parte del nostro linguaggio, sono le stesse da secoli, ma non vengono usate, attraverso le epoche, entro gli stessi confini, con la stessa accezione delle origini. Sono le parole che esprimono non solo dei fatti, o degli oggetti, ma dei pensieri, delle condizioni, delle costruzioni mentali che si colorano di sfumature molteplici a seconda del tempo in cui vengono proiettate, del “mondo” in cui vengono pensate e vissute. La morale, il comune senso del pudore, il lecito, sono tutti concetti astratti che non esprimono oggi quel che esprimevano al tempo dei nostri genitori o più a ritroso del tempo, dei nostri nonni. 
Per questo non è facile capire cosa voglia dire “pornografia” ai nostri tempi, tempi in cui il termine osceno si usa con la stessa correttezza tanto per descrivere uno scatto fotografico troppo dettagliato quanto l'ultima creazione di uno stilista che accosta con eccessiva facilità il fuxia al rosso. Non addentrandomi nella spinosissima questione dei limiti in cui ciò che è lecito tra adulti consenzienti diventa chiave di accesso per estendere il concetto di “tutto è possibile” in ogni campo (vedi violenza, pedofilia, sfruttamento sessuale) mi limito ad interrogarmi: è osceno un film hard? E' osceno un uomo politico che continua a nascondere le mani dopo aver gettato sassi grossi come macigni? E' osceno ostentare falsi sentimenti in falsi programmi televisivi? Se si estende il senso del pornografico a tutto ciò che c'è di più intimo e si vende facilmente per il godimento, non strettamente o necessariamente sessuale, degli altri, allora questa parola può calzare a pennello su talmente tanti casi da diventare usata e abusata. E' pornografica l'ostentazione del lusso; il commercio della buona fede; l'ipocrisia delle istituzioni; l'approfittarsi della fame di emozioni che c'è in chi ormai sazio di normalità, cerca un fremito di eccitazione, talvolta ridicola, talvolta perversa, nell'osservare l'intimità altrui. Che si tratti di messa in scena, spettacolarizzazione del dolore, vendita di reliquie private, c'è sempre qualcuno pronto a comprare, per il gusto di vedere, toccare, spiare quel che dovrebbe diventare nascosto. Al di là dell'etimo, pornografia smette di essere il “discorso sulle prostitute” e diventa il discorso molto più esteso di chi prostituisce il proprio spirito e la propria mente in cambio di popolarità, denaro, due righe in cronaca rosa, quando non nera, o in difesa di valori distorti ma intoccabili perché tramandati come una favola tragica attraverso i secoli. In senso stretto, oggi la pornografia ha ben poco di misterioso, di proibito, ha perso in gran parte quelle caratteristiche di morbosità che potevano un tempo far strabuzzare gli occhi all'adolescente che rubava dal portafoglio del nonno il calendarietto con le donnine discinte, regalo di capodanno profumato di borotalco dell'ammiccante barbiere di fiducia. 
Oggi con un click si può accedere ai più sconfinati territori della trasgressione, andando al di là della più sfrenata immaginazione che poteva sbrigliare un nostro genitore negli anni tumultuosi delle prime tempeste ormonali. I locali dove la mostra di grazie maschili e femminili è garantita si moltiplicano; le dimensioni onirico/orgiastiche sono una realtà vivibile non più solo in trasgressivi ambienti metropolitano, ma raggiungibile anche nella provincia un tempo intorbidita da banali triangoli amorosi e storie di corna e quotidiane infedeltà; l'accessibilità a video espliciti è alla portata di tutti e i vecchi tendoni di velluto nei negozi di noleggio di videocassette che isolavano il reparto hardcore è anacronistico ricordo di un passato prossimo ma già remoto.
Proprio questa libertà ha permesso di creare nuovi significati per la parola che dà il titolo a questa rassegna di Rotocalco. Non è detto che sia giusta, non è detto che “non si stesse meglio quando si stava peggio”. Il controllo da parte degli educatori (dalla famiglia alla scuola) è necessario, indispensabile, per impedire che i giovani abusino dei mezzi troppo facilmente a loro disposizione e crescano con un'idea distorta del sesso e con l'incapacità di distinguere il commercio o l'esposizione di sesso e nudità da un atto che dovrebbe essere ispirato da amore o per lo meno da sano desiderio e istinto naturale.
Ma personalmente mi resta difficile scandalizzarmi, oggi, di fronte al facile accesso a immagini in cui donne siliconate aprono bocche fameliche davanti a peni turgidi ed oversize. Trovo enormemente più pornografico l'abbraccio dei due presunti mostri di Erba, sorridenti, quasi felici, nella gabbia del tribunale, animali dietro le sbarre in mostra per animali davanti alle sbarre; indifferenti davanti a quello che non potrebbe lasciare indifferente nessun essere (pur innocente) anche lontanamente definibile “umano”. Una grottesca scena di amore coniugale, famelicamente catturata dall'occhio delle telecamere e rimbalzata ovunque, davanti agli occhi voraci di un pubblico di bestie mai sazie di oscenità. Questa, per me, è la vera pornografia.
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Foto prese da Internet
References (2)
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Reader Comments (12)
Mi piace questa tua personalissima vista sulla Pornografia.
Non condivido il poter chiamare "pornografico" anche certi atteggiamenti amorali ma non sessuali. Capisco però a cosa vuoi arrivare: che forse la pornografia nella società italiana è il mare minore.
Per me il termine "pornografia" sarà sempre legato al sesso esplicito in fotografia o video.
Credo che il decesso della società (dunque i comportamenti amorali) vada mano a mano con la pornografia che è troppo libera e troppo "hard".
Io non so altrimenti come spiegarmi certi comportamenti dei giovani, che spesso si legge nei giornali, che sia lo stupro in gruppo ecc.
Una bella riflessione!
In effetti il mio passaggio tra pornografia come legata al sesso, e pornografia come visione di scene amorali, ha come trait d'union il concetto di oscenità. Diciamo che trovo molto più oscene certe cose non pornografiche, che non quelle più prettamente di quel tipo. Ciononostante sono d'accordo con te riguardo l'inscindibilità della pornografia tout court con l'idea dell'esibizione del sesso in forme esplicite e spesso tristemente violente (vedi anche commento al post di Fab).
Grazie per i complimenti, ma sai come la penso su quello che ho scritto ;-)
Leggendo il tuo articolo vedo confermata la mia impressione che il limite dell'oscenità si sia molto spostato in avanti negli ultimi tempi. Non ci si limita più ad esporre e spettacolarizzare il corpo, ma si è arrivati a mercificare sempre più anche i sentimenti, il dolore, e gli aspetti più intimi dell'animo umano...
Condivido, la pornografia non è certamente più oscena di tanto giornalismo
Sono pienamente d'accordo, queste cose sono molto più vergognose di tutto il resto.
Pensavo che la mia visione del problema sarebbe stata più impopolare, invece vedo che in molti la pensate come me. Son contenta :-)
Secondo me hai centrato in pieno la questione. Oggi tutto è pressochè disponibile a tutti. Se fino agli anni '60 era pornografica una donna in costume da bagno (intero!), adesso è molto difficile capire a cosa ci si riferisca quando si usa il termine porno.
La pornografia, infatti, è legata alla trasgressione, ma in un contesto dove l'estremo è divenuto routine, la pornografia (cioè trasgressione) va ricercata nella quotidianeità. I mostri di erba di cui parli o il delitto di Cogne ne sono un esempio rappresentativo: nella tranquilità di un paesino, gente insospettabile commette l'indicibile!!!
Complimenti per il post, molto interessante e attuale...
Molto intelligente questa tua considerazione. Effettivamente se non ci fermiamo alla semplice parola 'pornografia' e al suo uso limitato all'hard-core e le facciamo corrispondere anche i significati di osceno, squallido, mortificante, ma anche quelli di spettacolo, ostentazione... scopriamo che esistono infiniti tipi di pornografia. Mi ha colpito molto quando parli di sentimenti messi in vendita ad uso e consumo di un'audience che più è nutrita meglio è. Ma questa è pornografia fatta e finita! Non c'è amplesso, non c'è nudo, ma ci sono tutti i significati che abbiamo visto. SQuallore, prostituzione, oscenità sono davvero dappertutto. E allora abbiamo un senato 'pornografico', e abbiamo spettacoli nei palinsesti, in fascia non protetta, pornografici. é pornografico il grande fratello perché si fa mercimonio di sentimenti -quei pochi che ci sono sono ostentati e inturgiditi ad arte proprio come un cazzo pronto all'azione etc. In confronto la pornografia, quella 'vera', appare alquanto ingenua e disarmante.
@ fabrizio: infatti, basta alzare un pò lo sguardo e staccarsi dal significato intrinseco del termine pornografia e si scopre quanto la nostra società sia più pornografica di quanto si pensi...
Tutta la spettacolarizzazione del macabro di certo giornalismo (vedi i coniugi di Erba, Azouz, l'attenzione nel rivelare particolari raccapriccianti di tanti fatti di cronaca), la messa in vendita dell'umanità più torbida e degradante, è certamente più pornografica di tanti film hard-core.
Il sesso proposto nella sua accezione più svilita e violenta, privato di ogni aspetto, non necessariamente setimentale ma almeno emotivo; di ciò che lo rende scambio emozionale tra soggetti che dovrebbero comunicare attraverso il corpo anche con la propria e altrui interiorità, è comunque e rimane pornografia.
La necessità del controllo si impone come dovrebbe avvenire su ogni altro aspetto negativo della nostra sfaccettata umanità. Il negativo si deve conoscere, forse anche rendere noto, ma non certo proporre a modello, come invece spesso accade. L'impressione che un'adolescente può trarre della realtà proposta dai media è che sia da "fighi" seguire modelli di degradazione, violenza, ricerca del successo mediatico a tutti i costi, senso del macabro, orrore, indifferenza al dolore a alla sofferenza, prevaricazione. Nessuno si preoccupa di specificare che tutto questo è negativo, e soprattutto che esisterebbero anche altre realtà possibili e perseguibili. Che si può accedere anche ad un universo di bellezza e di interiorità, di spiritualità, di comunicazione e scambio tra individui a tutti i livelli, senza per questo essere soggetti che vivono fuori dalla realtà. Di tutto questo, della possibilità di elevarsi ad un livello superiore di coscienza, di umanità, nessuno si preoccupa di informarci.
Elena
@Elena: mi sembra che in sostanza abbiamo detto le stesse cose. Se consideriamo la parola in senso letterale, la pornografia non può essere separata dal concetto di sesso; se estendiamo il significato a tutto ciò che è "sporco" ma serve per far soldi, allora basta vedere un programma qualsiasi di "approfondimento" che vanno in onda in continuazione su qualsiasi emittente. Io ho un figlio alle soglie dell'adolescenza, ma da sempre ho cercato di spiegargli la differenza tra sesso, erotismo, amore, con parole a lui accessibili, spolverando tutto con un po' di umorismo in modo da eliminare qualsiasi tipo di imbarazzo. Purtroppo vedo che nei ragazzi, anche in mio figlio, continua ad esserci un atteggiamento piuttosto ambiguo nei confronti dell'argomento, di attrazione e disprezzo. Credo che molto conti anche l'età di transizione, ma è proprio per questo che il controlli di cui parli devono esserci e occorre fare attenzione a non esercitarli mascherandoli da buonismo o di contro da eccessivo proibizionismo. Per quanto sia possibile, controllare affiancando spiegazioni e dialoghi è il modo migliore per tutelare lo sviluppo emotivo dei ragazzi. Anche se è difficile, a volte difficilissimo, perché sono proprio loro che mettono paletti invisibili che impediscono di avvicinarsi loro quanto sarebbe necessario.
Sono d'accordo anche su questo.
Il controllo mascherato da buonismo e l'eccessivo proibizionismo possono essere mali peggiori della pornografia.
Elena