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Apr 0822

Quattro chiacchiere con Mario Càllisto, Amministratore Delegato di Kite Gen Research

Pubblicato da Mario Delfino alle 10:30 in Quattro chiacchiere con


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Oggi incontro, per la rubrica Quattro chiacchiere con, Mario Càllisto, Amministratore Delegato di Kite Gen Research Srl.

Laureato in Economia e Commercio all'Università degli Studi di Genova, 39 anni, ha iniziato la sua carriera nel mercato dei beni di largo consumo in Bolton Group , occupandosi di sviluppo di mercato esteri e poi come Direttore Marketing in una start-up internet dell'Indesit Group.

In seguito, è stato socio fondatore di Neo Network, dove ha creato e portato al successo la divisione Mobile Entertainment e socio di Magnolia ora parte del Gruppo De Agostini.

Parole Verdi - Dott. Càllisto, grazie davvero per la sua disponibilità. Partiamo dalla sperimentazione del prototipo KSU1, avvenuta lo scorso settembre.

Mario Càllisto - Lo sviluppo del Progetto prevede una serie di sperimentazioni nel mondo reale. A settembre dell'anno scorso, abbiamo raggiunto un risultato importantissimo. Abbiamo prodotto energia dalla nostra macchina. Possiamo dire che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, produrre, cioè, energia, utilizzando come fonte il vento in alta quota. Grazie al risultato registrato a settembre, abbiamo ottenuto la conferma ai calcoli teorici eseguiti nell'ambito della sperimentazione. Ha trovato conferma, in particolare, l'attività di modellazione del controllo dei profili alari, svolta al computer. E questo ci consente di guardare al futuro con ottimismo. Perché è da tale attività che realizzeremo il software di controllo delle macchine finali.

 

PV - Macchine finali. Qual è l'obiettivo finale del Progetto?

MC - L'obiettivo primo è di conseguire una potenza nominale di almeno 100 MW.

Non mi soffermerei più di tanto però sulla dimensione della macchina finale, che può anche essere superiore. E' importante sottolineare, piuttosto, che la macchina Kite Gen è interessante per la sua modularità. Aumentando il diametro a terra, avremo più moduli e più profili alari. Aumentando, cioè, la dimensione della macchina, diminuiremo il costo energetico. Esprimendo lo stesso concetto in altri termini, aumentando la dimensione della macchina, registreremo un aumento di densità di potenza territoriale.

 

PV - Stiamo parlando di macchine dalla capacità produttiva molto elevata. La generazione distribuita non rientra, quindi, tra gli obiettivi del progetto Kite Gen?

MC - No. Per due ordini di motivi.

Il primo è, come dire, sistemico. Siamo interessati a fornire il nostro contributo per salvare il mondo, per tutelare l'ambiente, grazie alla produzione di energia rinnovabile. La necessità sempre più ineludibile è produrre grosse quantità di energia, ma con bassi impatti sull'ambiente. Basta guardare, ad esempio, gli obiettivi stabiliti in proposito dalla Comunità Europea.

Il secondo è più tecnico. Ed è connesso alla natura particolare delle macchine Kite Gen. L'occupazione degli spazi aerei è possibile per grandi impianti. Non possiamo certo pensare di richiedere l'autorizzazione ad occupare spazi aerei per impianti di potenza quasi domestica.

Ecco perché noi pensiamo, per il Kite Gen, ad una serie di pochi grandi impianti.

 

PV - Il Progetto Kite Gen rappresenta un esempio della creatività tutta italiana. Ma la creatività è dei singoli. Perché il Progetto possa essere compiutamente realizzato, occorre che il Sistema Paese sia efficace nel supportarvi. Data la tradizionale incapacità in tal senso del Sistema Italia, c'è il rischio che prima o poi andrete all'estero?

MC - Il rischio concreto c'è. Mi spiego.

Da un lato, l'ottenimento dei fondi pubblici non è semplice. Dall'altro, abbiamo a che fare con il tessuto imprenditoriale italiano. Noi parliamo di un progetto che affronta i temi dell'energia e dei grandi impianti. Si tratta di argomenti da far tremare i polsi a chiunque. Me ne rendo conto. La buona notizia è che, comunque, non tutte le porte alle quali abbiamo bussato ci sono state chiuse. Parlo sia di porte pubbliche che di porte private.

E' comprensibile, quindi, che tra le porte alle quali bussiamo, ci siano anche delle porte straniere. Noi ipotizziamo con i nostri partner un cammino comune. Un cammino che passa per la realizzazione di prototipi più grandi, da industrializzare.

 

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Commenti

1. ciuppa, Sabato 6 Dicembre 2008 ore 11:41

cao cicicosjdssoijsfmsfsfgs

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