Che io davvero non mi ricordo precisamente quanti anni sono passati, forse una decina, o forse poco meno, da quella prima volta, da quel primo viaggio, che l’anno prima neanche c’ero voluto andare, e adesso mi pento di quei giorni perduti, ma sapere, sapere prima non è cosa facile, e ti devi lasciar guidare dall’istinto, e a volte purtroppo sbaglia. Mi ricordo invece della prima volta che lo presi quel treno, che mi strappava da un tardo, soffocante, pomeriggio modenese, per portarmi via, lungo la pianura calma e piatta, fino su, tra le strette gole toscane, e ancora dentro interminabili gallerie fino all’entroterra ligure e poi ancora tunnel e buio, i finestrini abbassati, e dentro la bocca, e su per il naso, quel sapore acido e stantio di umido e muffa, con lo sguardo perso, ipnotizzato a seguire i Sali e scendi delle linee bianche appaiate lungo le pareti che giocavano a rincorrere i vagoni, come i delfini con una barca che procede, nonostante tutto, diritta per la sua strada, noncurante degli ospiti improvvisi, padroni domiciliati ed emersi incuriositi da quello strano oggetto. Poi, quando tutto sembrava apparire interminabile, senza fine, giravo lo sguardo, qualche secondo, la prima sensazione era quella di rinascita, e allora la sentivo tutta, come la scoperta di un continente nuovo, come se il corpo avesse già dimenticato, l’aria, fresca, quel odore che adesso sapeva di salsedine sconfinata e tutto intorno sembrava tenderci, a noi del treno, quella domanda che avevo già sentito da F, dunde ne vegnì duve l’è ch’ané, col cervello che migrava già lontano dalle origini e saggiava impalpabili gusti nuovi.
Mi ricordo che saltato in piedi mi sporsi dal finestrino abbassato, sputando la testa fuori per vedere quel posto in cui la luna si mostrava nuda come F cantava, sentii per prime le onde salutarmi, che placide si abbattevano contro gli scogli molto più in basso, poi piano piano che gli occhi s’abituavano alla luce della sera eccolo apparire sulla sinistra, il mare, quel mare che vi giuro è stato forse il mio primo grande amore. Non riuscivo più a togliermi dal finestrino, sembravo uno di quei bimbi curiosi che guardano fuori del treno in corsa, in quei film vecchi, che li vedi che con lo sguardo cercano di imprimere più cose che possono nel cervello, immagazzinano ricordi. Poi ecco il treno giungere in stazione, Sestri Levante, poi la banchina, e quelle facce che come me scendevano, ombre di facce, facce di passeggeri, come circa cantava F, che poi lui ci metteva i marinai, ma va bene lo stesso. Saettato fuori, col valigione a tracolla più grosso di me, che sbatteva ovunque e contro chiunque per quel carruggio pieno di gente, e io diritto, mi avevan detto; quando arrivi chiedi della baia del silenzio, la casa è lì. E io chiesi della baia, e un signore. seduto su di una seggiola davanti ad un negozietto me la indicò quella via, lungo il carruggio, poi giù per un viottolo. Mi ritrovai in questa piccola baia, la casa era lì, all’inizio di una salita che portava alla chiesa dei cappuccini, dal balcone vedevo il mare e lo sentivo, dal balcone ho capito cosa voleva dire sentirsi vivo e in pace. E la notte, anche qui ogni tanto lo sogno, il rumore del mare che smuove i gozzi nella piccola baia.

(scritto ascoltando l’album Creuza de mä di Fabrizio De André)

  1. il matto

    Che bella la baia del silenzio. Ed è strano ma è proprio in posti come quello, privi magari di ogni rumore e voce, che ti senti vivo.

  2. paz83

    @matto: si è vero, anche se negli ultimi anni i giovincuelli fan chiasso, ma in certe ore della giornata c’è pace nonostante ci sia gente, e poi il luogo ti mette davvero in pace dentro

  3. Ed

    Uno dei posti più belli della Liguria (e a levante ce ne sono svariati)!

  4. tittieco

    Questo tuo post, mi piace tanto: perchè parla della mia Liguria,
    di Fabrizio , bravo Paz mi hai fatto persino percepire l’odore e la voce del mio indimenticabile mare. Grazie buonanotte.

  5. Elena

    guarda, ti dirò mio caro Paz… conosco bene e amo molto Sestri Levante… lo amo perchè ha due aspetti diversi tra loro… il primo è quello caratteristico delle cittadine della riviera ligure.. così turistiche, così vive, pulsanti nel budello di viette acciottolate e profumate di basilico e olive taggiasche…. il secondo invece è più nascosto… accessibile solo a chi ha voglia di camminare, di vedere e di scoprire… non solo la Baia del Silenzio, ma anche il carattere dei vecchi pescatori che su quel piccolo tratto di spiaggia tengono le loro barche.. così vecchie ma ancora così resistenti…

  6. hettori

    Quell’album da diversi critici è stato ritenuto il migliore italiano degli anni ‘80. C’è anche una bella canzone di Roberto Vecchioni che si chiama “Sestri Levante”. Ciao Paz!!!!

  7. teiluj

    un post così è proprio quel che ci vuole in una giornata grigia, unimda e fredda come quella che imperversa oggi da queste parti..
    Non sono mai stata a Sestri, ma conosco altri magici paesaggi della Liguria, e adoro non solo quell’album, ma tutte le poesie musicate di Fabrizio De Andrè. E conosco l’emozione che gli arrivi in treno, dai finestrini prima ancora che in stazione, sanno regalare. Insomma, questo post è proprio un piacere per l’anima :-)

  8. il dino & l'idolo

    hai citato una delle canzoni il cui significato sento sempre più mio, anche se io, uomo d’acqua dolce, non ci metto certo il mare, ma tutto il resto, tutto il resto lo sento, lo sento proprio mio (e questo nonostante faber avesse cercato di disgiungere completamente significato e significante in quell’album)
    e poi alla fine
    [...] bacan da corda marsa d’agua e de sa, che a ne liga e a ne porta in te na creuza de ma…

  9. chit67

    Anche se è SEVERAMENTE vietato sporgersi dai finestrini hai tutto il mio appoggio e la mia comprensione. Certe emozioni e certe sensazioni si vivono solo se si vive più con il cuore che con la testa a volte!

    Ah, dimenticavo… ottima scelta della colonna sonora ;)

  10. Cernobil

    Che bello quando inizia a puzzare d’estate….scusa la raffinatezza

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