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23 Maggio 2008 - L'RFID sottocutaneo non decolla: VeriChip perde la sua sfida ed è costretta a vendere

in "Discussioni RFID"
Il business di VeriChip, basato sulla produzione di chip a radio frequenza destinati all'inserimento sotto la cute degli esseri umani, sembra essere arrivato al suo epilogo a causa dei limitati ritorni economici, influenzati probabilmente anche delle dure critiche di chi temeva per la propria privacy.

Dalle notizie (molte, a dire la verità) fuoriuscite dagli ambienti della società americana VeriChip, a partire dalla retrocessione di Scott Silverman (dal ruolo di CEO a quello di semplice consulente di vendita per il progetto Health Link) fino ad arrivare alla cessione di Xmark, una delle più redditizie compagnie sussidiarie della società (pare che la maggior parte dei guadagni della compagnia provenisse proprio da Xmark, specializzata in soluzioni RFID tradizionali), sembra ormai innegabile il fallimento del progetto aziendale incentrato sulla produzione di chip RFID sottocutanei per gli esseri umani.

Silverman è stato sostituito da Joseph Grillo, già CEO di Digital Angel, proprietaria del 48,2% di VeriChip e impegnata nell'area RFID dedicata alla tracciatura degli animali domestici e sono già nell'aria voci riguardanti la possibilità di una vendita completa della società.


Nel frattempo tuttavia, VeriChip continua ostinatamente a cercare di aumentare le vendite nell'ambito del progetto Health Link (progetto per chip sottocutanei finalizzati a facilitare il riconoscimento e l'identificazione sanitaria in ambito ospedaliero, a cui avevamo dedicato molta attenzione all'inizio del mese di maggio e di cui questo articolo è la prevedibile conclusione), nonostante sia ormai sotto gli occhi di tutti l'impossibilità di rientrare degli investimenti effettuati soprattutto in fase di marketing.

La conclusione, espressa anche dallo stesso Jay McKeage, vicepresidente di VeriChip per lo sviluppo aziendale, è che questo business model basato sulla proposta di tag RFID per gli esseri umani, non solo non sia redditizio, ma che addirittura non riesca ad autosostenersi (sebbene Health Link sia in fase iniziale, le entrate derivate dalla vendita di chip RFID sottocutanei sono state nel primo trimestre del 2008 di circa 3.000 dollari, a fronte di una perdita di 1,5 milioni di dollari).

Il freno, come ben sanno ormai i nostri lettori, è naturalmente derivato dalla cattiva pubblicità ottenuta da VeriChip in passato e dalle polemiche che l'idea di chip impiantati sottopelle negli esseri umani hanno scatenato in termini di privacy e di sicurezza dei dati personali (oltre a quelle sui possibili danni alla salute provocati dai tag sottopelle).

La diatriba ha visto schierarsi su frangenti opposti chi temeva per le proprie informazioni personali e chi invece considera l'iniziativa come un innovativo e tecnologico metodo per velocizzare molti processi e, in alcuni casi, salvare delle vite.
Sorvolando sui fanatismi scattati da ambo le parti (da chi vede nell'RFID sottocutaneo un modo per controllare gli spostamenti delle persone “taggate” a chi invece lo userebbe per ogni cosa, facendo a meno anche fisicamente del denaro), quello che obiettivamente può essere detto è che il progetto di VeriChip, pur essendo stato demonizzato dai più, ha forse puntato su un bacino di utenza troppo ampio e non sufficientemente motivato a valutare i possibili vantaggi della proposta, che, se fosse stata studiata in modo differente ed indirizzata verso settori più circoscritti e mirati, avrebbe potuto avere maggiori riscontri.

A quanto sembra invece, la ricerca di volontari nell'ambito del progetto Health Link, soprattutto dopo le polemiche che già in passato avevano investito la società, non ha portato il successo sperato e, nonostante il tentativo di continuare la vendita, l'impianto di chip RFID sugli esseri umani verrà probabilmente abbandonato.

Oppure, anche se meno probabile, se VeriChip troverà una società disposta ad acquisirla il progetto passerà in altre mani, per venire poi gestito in maniera differente.


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