S Day - di Guido Fabbri

Ad una settimana dal V Day tutti cercano di leggere la manifestazione di Beppe Grillo nel modo a se più favorevole, con commenti che, se l’argomento non fosse importante, farebbero sbellicare dal ridere.

Nel centro destra prevale la tesi che il diffuso rifiuto per la politica sia la conseguenza del mal governo di Romano Prodi, come se in piazza a Bologna fossero stati tutti fan di Berlusconi.

Matteoli ha dichiarato che “la debolezza di alcuni politici fa si che un comico diventi il moralizzatore del paese”, escludendo ovviamente, che lui possa avere qualche responsabilità in proposito.

Casini ha scritto al Corriere della Sera che “il vento del qualunquismo e dell’antipolitica soffia pericolosamente nel nostro paese” ma non ha speso una parola per chiedersi se vi abbia contribuito anche il suo partito quando ha fatto eleggere un condannato per tentata corruzione al Parlamento Europeo. In compenso, ha dichiarato che “solo una classe politica senza ideali può scodinzolare dietro a Beppe Grillo”, con buona pace di tanti suoi colleghi, declassati bellamente a cagnolini di compagnia.

Anche Bossi ha avvertito che non bisogna esagerare con l’antipolitica, forse perchè non è riuscito ad armare i padani di fucile. In compenso Calderoli farà marciare i maiali contro la moschea a Bologna, che è una chiara dimostrazione di politica responsabile e ragionata.

Ma la chicca della settimana è arrivata da Briatore. Il manager, sempre sul punto di entrare in politica ha così riassunto la sua filosofia di vita: “il successo si misura con i soldi, sono i soldi a dare la libertà.” Tanti cittadini che vivono con mille euro al mese, ma non per questo pensavano di essere dei falliti, ringraziano per la sensibilità dimostrata.

Suggerirei a questo punto, dopo il V Day, di istituire il Silent Day: un giorno a settimana nel quale tutti a cominciare dal sottoscritto, ma soprattutto gli amici politici, manager di Formula Uno, commentatori, editorialisti, opinionisti e prezzemolini vari siano obbligati a tacere ed a sostituire una sana riflessione personale al battage mediatico.

5 Commenti fino ad ora

  1. Carlo on 17 Settembre 2007

    vi giro il link ad un articolo apparso su El Pais di oggi. Si legge molto facilmente:

    http://www.elpais.com/articulo/ultima/blog/mueve/masas/elpepuint/20070917elpepiult_1/Tes

  2. frael on 17 Settembre 2007

    beppe grillo a me pare la riedizione di nanni moretti ,che stanno per iniziare anche i girotondi
    a me piacerebbe che si tornasse alla realtà la politica è una cosa seria e va fatta da chi è serio ad ogniuno il suo mestiere facciano uno il regista l’ altro il comico che è il mastiere che gli si addice scatenare le masse in crisi economica lo è gia stato fatto negli anni 20 col fascismo.

  3. Guido on 18 Settembre 2007

    “No resulta necesario traducir “vaffanculo”, término con el que se invita al aludido a realizar determinadas actividades por vía anal.”
    Questo passo dell’articolo de “El Pais” esprime, a mio avviso, i limiti dell’azione di Grillo.
    E’ facile mandare gli altri a fan culo, i problemi nascono quando si deve fare una seria proposta per il fututo od impegnarsi per risolvere i problemi.
    Però, diciamocelo francamente, a volte più del comico ligure è la classe politica ad alimentare il rifiuto dei cittadini.
    Purtroppo non viviamo in un paese dove l’amministrazione dello stato brilli per efficenza o la politica stessa per sobrietà.
    A di la dei toni e dei deliranti appelli alla distruzione dei partiti (senz’altro da condannare) il V. Day ha chiesto:
    - di non ammettere più i condannati per reati penali in parlamento;
    - di poter tornare ad esprimere le preferenze in sede elettorale;
    - di ringiovanire la classe politica limitando a due mandati la carriera parlamentare di Onorevoli e Senatori.
    Vi sembrano richieste così insensate?
    Non pensate che accglierle o prenderle almeno in seria considerazione riavvicinerebbe i cittadini alla politica più di mille discorsi?

  4. massimo isola on 18 Settembre 2007

    Direi che Grillo ha espresso in modo deciso la forza della rete. Una forza potente, in grado di mobilitare ed appassionare. Una buona lezione. Sui contenuti niente di nuovissimo, o meglio la storia d’Italia, da Roma in poi, propone con caratteristiche diverse le figure dei tribuni. Nati come coloro che riportavano nella sfera pubblica parte del “popolo” che rischiava le sommosse, nei secoli hanno a mio parere fatto prevalere l’aspetto individuale, e forse edonistico, su quello del bene pubblico. Detto ciò mi pare che Francesco Merlo e Antonio Gnoli ( con l’intervista a Canfora) oggi su Repubblica abbiamo proposto una analisi di grandissima efficacia. Che consiglio a tutti di leggere

  5. giuseppelombardo on 19 Settembre 2007

    Le tre richieste non sono affatto insensate, specialmente perché derivano da un’emergenza reale: in Parlamento abbiamo un sacco di condannati, di veri e propri relitti politici; sopravvissuti spesso proprio grazie ad una politica svuotata di senso da liste bloccate e campagne elettorali più vicine ad una guerriglia o ad un circo (dove si investono o aizzano i peggiori sentimenti…) che ad un confronto serio sui contenuti. Eppure sarebbe un po’ triste assecondarle acriticamente: significherebbe dichiarare definitivamente la sfiducia nel buon senso degli elettori (Prodi docet?), rinunciare ad una possibilità di autoriforma dei partiti, o ad una loro riforma da parte dei cittadini (perché la contrapposizione tra cittadini e partiti in realtà non dovrebbe esistere: questi ultimi dovrebbero essere fatti apposta per aggregare, rappresentare i cittadini, elaborando per loro conto e con loro compiute richieste e risposte: meglio se aldilà delle divisioni territoriali, di censo o di genere - e generazione).
    In poche parole, per tornare ai tre punti: leggendoli appare inevitabile che la gente elegga in Parlamento dei condannati (magari senza saperlo, o senza preoccuparsi di saperlo… oppure proprio in quanto tali!!); che i partiti si guardino bene dall’animare qualsiasi forma di selezione interna dei candidati un po’ più democratica e partecipata che la cooptazione (e poi tocca sperare che la scelta avvenga per effettivi meriti e qualità: ma l’uomo - o la donna - della strada spesso che ne sa? In fondo è lui il nostro obiettivo, motiviamolo un po’, è giusto cercare di raggiungerlo con qualcosa di più dignitoso di certi slogan o barzellette). Appare inevitabile che certi politici si attacchino ai loro posti da veri parassiti, protetti dalle inefficienze del sistema elettorale (o semplicemente perché cooptati… o meglio, autocooptatisi). Spesso poi ci dimentichiamo che la politica non è proprio una cosa banale: insomma, se ben fatta (e qui interviene la qualità del partito, e della partecipazione dei cittadini che ne stanno a monte), non mi sembra che permetta di grattarsi tanto la panza. Conta e conterà ancora l’esperienza degli uomini e delle cose: anche se il mondo va sempre più in fretta. Insomma, l’elettore dovrebbe saper valutare quando il politico è cotto e quando può ancora “dare” e in che ruolo.

    Davvero tutto inevitabile? No di certo, il PD – che infatti ci accingiamo a costruire – si propone di fare passi avanti nel senso della partecipazione alla politica, e questo blog ne è già una valida prova (perché non farlo prima? Ecco: ci voleva il PD. A proposito, complimenti). Eppure qualche forzatura per riavvicinare i cittadini alla politica rivitalizzandola e colmando i ritardi - facendoli colmare a TUTTI - rimane necessaria, è difficile non ammetterne il bisogno in parziale sintonia con Grillo: anche questo è buon senso. Ne sono un esempio le stesse quote rosa che vogliamo imporre per legge e che condivido (ma qui si aprirebbe un altro immenso capitolo). Mi piacerebbe segnalarvi alcune valide proposte di Veltroni, tra cui il voto amministrativo ai sedicenni su esempio austriaco e, senz’altro, le primarie obbligatorie per la scelta dei candidati:
    http://www.lanuovastagione.it/allegatidef/32.08%20Veltroni%20intervento%20Unita3247.pdf

    Non si può pretendere di diventare la democrazia ideale, quella ateniese V secolo A.C. per intenderci (che più che altro è idealizzata, perché c’erano gli schiavi; e poi… erano proprio altri tempi). Accontentiamoci di essere sempre più Democratici: ma, mi raccomando, anche più Partito (benché in forme nuove: per essere più forti insieme).
    È forse questa difficile sintesi la vera sfida.

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